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Ástor Piazzolla, Café 1930 (in Histoire du Tango), per flauto e chitarra |
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CHITARRA E... appunti per una lettura della musica da camera con chitarra del XX e XXI secolo di Marco Pisoni
n. 2 Arenzano, 4 dicembre 2008
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Cafč 1930 č forse (o senza dubbio) il brano di Ástor Piazzolla per chitarra piů suonato. Non ho utilizzato strumenti statistici raffinati: mi č bastato digitare qualche titolo su youtube e in e-mule. I Cinco piezas certo sazierebbero la fame di solismo del neofita, meglio diremmo ancora del Narciso nascosto (nascostooooo???) in ogni chitarrista, ma lo metterebbero di fronte alla necessitŕ di rendere comunicabile al grande pubblico una prova tutto sommato non riuscitissima, il Buon Ástor perdoni l’ardire. Café 1930 invece (“Il Café” e basta, per gli amici) vince e convince da sempre; esattamente dal 1986, anno in cui fu pubblicata l’ Histoire du tango da Editions Henry Lemoine. A conferma del successo universale dell’intera composizione basterebbero, come per La settimana enigmistica, i numerosi tentativi di imitazione, intesi come trascrizione, che puň vantare la partitura originale per flauto e chitarra. Il sito piazzollesco ufficiale rimanda appunto ufficialmente al www.yonezawa.com , che compila versioni édite della Suite per svariate formazioni: perfino per 4 saxofoni, per sax e pianoforte, per 4 clarinetti, per flauto o violino e pianoforte, per pianoforte solo, ecc. e che chiede esplicitamente ai visitatori di aiutare la Fondazione a ricostruire un catalogo completo della musica di Piazzolla (probabilmente anche per comprensibili ragioni di riscossione del Diritto d’Autore). Sfugge perň la vita vera e reale proprio del Café, il brano piů bello di una bellissima Suite di quattro tanghi, secondo pezzo dell’ Histoire, composizione che io stesso possiedo in una versione per flauto e arpa e che ad esempio ho trascritto e inciso per chitarra e percussioni. (Cambierei tutto oggi, ma se proprio volete ascoltarla… )
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Ho la netta sensazione, per esperienza personale come musicista e come ascoltatore, che l’esecuzione della versione per violino e chitarra sia predominante su quella per flauto e chitarra, di cui puň mantenere la quasi totalitŕ della grafia originaria, concedendo allo strumento ad arco pochi ma peculiari effetti timbrici come golpes sulla cassa o messe di voce su corde a vuoto, che metallicamente si gonfiano e sgonfiano per coprire la durata di note tenute e molto lunghe.
Si diceva della Suite: la giovane Storia del Tango, secondo Ástor Piazzolla (Mar del Plata 1921 – Buenos Aires 1992), puň essere fissata in quattro momenti. Nell’introduzione alla partitura sono commentate le tappe di questa sintesi, disposte in ordine cronologico: il primo movimento, Bordel 1900, ricorda esplicitamente la prima fase, quella “provocatoria” e diabolica, del Tango. Due sono gli elementi significativi dell’annotazione di Roberto Aussel, notoriamente il consulente chitarristico classico del Compositore: innanzitutto, secondo questa musical-cosmogonia riportata a stampa, il Tango nasce esattamente nel 1882 (sic!) a Buenos Aires, come danza lasciva e anche sguaiata, e viene suonato da flauto e chitarra, a cui dopo si aggiungeranno e sostituiranno gli altri strumenti, tra cui il bandoneón, di cui Piazzolla era virtuoso inimitabile. La destinazione originaria per i due strumenti quindi rispecchia questa ricostruzione “filologica” degli esordi. In seconda battuta i Bordelli erano un luogo di incontro di quel crogiuolo di culture che erano le Americhe di fine secolo XIX: francesi, spagnoli e italiani che li frequentavano “provocavano” appunto indigeni e coloni, marinai e poliziotti. (Non dimentichiamo che la famiglia di Piazzolla era immigrata di recente dall’Italia.) Il passo successivo, il Café 1930, il nostro Café, viene descritto da un paragrafo che conviene riportare integralmente: “E’ un’altra epoca del Tango. Non lo si balla piů come nel 1900, ma ci si accontenta di ascoltarlo. Il Tango diventa piů musicale, e anche piů romantico. Il mutamento č radicale: un movimento piů lento, nuove armonie, molta melanconia. Le orchestre di Tango sono composte da due violini, due bandoneon, un pianoforte ed un basso. Talvolta si canta.” In Night-Club 1960, il Tango cambia ancora nell’incontro con la bossa-nova, nell’incontro quindi tra Argentina e Brasile, i giganti musicali (e non solo) dell’America Latina. La Storia si conclude con il Concert d’aujourd’hui, dove il Tango si riveste di sonoritŕ nuove, linguaggi complessi e reminiscenze colte, da Stravinskij a Bartók. L’Histoire du Tango insomma , nell’afflato sistematico e nel desiderio di riassumere quattro stereotipi, č operazione finemente neoclassica, che a noi chitarristi non puň non ricordare le Variazioni attraverso i secoli di Mario Castelnuovo-Tedesco, composizione lě articolata per intervalli storici molto piů ampi, in cui il filo rosso č tematico e si dipana da una Ciaccona bachiana, o forse weissiana, sino al sincopato fox-trot finale.
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