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Casella di testo: Dialoghi dell’Orlando Curioso - 3 -

Maestro: Buongiorno, caro Orlando! Come sai, sono da sempre convinto che la curiosità sia la prima prova di intelligenza poiché colui che sa volgersi fuori di se stesso per osservare le persone, le cose ed i fenomeni naturali è portato, di riflesso a intelligere, ossia a “comprendere” analizzando e ragionando per cercare di capire. Apprezzo dunque molto la tua curiosità attualmente incentrata sul campo del nostro comune interesse per la didattica chitarristica.

 

Orlando Curioso: Sono lusingato da queste Sue parole che mi incoraggiano a porLe senza remore un nuovo quesito relativo alla mano destra e più precisamente alla difficoltà di far assumere ai principianti un’angolazione corretta del polso. Ho anche provato ad escogitare  per qualche allievo tetragono gli espedienti più bizzarri con risultati quasi sempre tristemente deludenti.     

 

Maestro: L’assunzione di una corretta impostazione iniziale della mano destra si rivela particolarmente problematica quando si tratti di principianti di età compresa fra i 6 e gli 8 anni.  E’ risaputo, e già lo diceva François Couperin ben tre secoli fa, che “i piccoli sono troppo dissipati per costringersi a tenere le mani nella posizione che si è indicata loro” e se ciò può valere per un clavicembalo, figuriamoci per una chitarra! Ma la cosa è di estrema importanza poiché, come l’esperienza insegna, risulta quanto mai difficile correggere tardivamente difetti acquisiti e consolidati nel tempo. 

 

Orlando Curioso: In qualche modo mi consola sapere di non essere il solo a dovermi confrontare con questo problema!

 

Maestro: Non posso negare di aver avuto anch’io non pochi momenti di scoramento di fronte ad allievi refrattari ad ogni suggerimento e ostili alla pratica di qualche originale espediente, al punto di sentirmi sconfitto e non poter fare altro, per quanto a malincuore, che lasciarli andare alla deriva. 

 

Orlando Curioso: Dunque anche per Lei il problema rimane irrisolto?

 

Maestro: Ti confesso che malgrado tutto non mi sono mai rassegnato al fallimento e non avendo mai smesso di cercare una soluzione ho scoperto di recente, in modo del tutto inatteso, un’ulteriore interessante occasione di sperimentazione della quale voglio parlarti. 

 

Orlando Curioso: Immagino, Maestro, che si renda conto di quanto questa Sua dichiarazione stimoli la mia curiosità!

 

Maestro: Me ne rendo conto, ma ti avverto: la soluzione che credo di avere trovato non è un semplice marchingegno o una modalità di immediata applicazione ma è la conseguenza naturale di una pratica propedeutica che richiede tempo, fiducia e costanza. Osservando la posizione ortodossa del chitarrista classico adulto si deve convenire che ben difficilmente essa possa venire assunta da un bambino che oltre a tenere le mani in un certo modo per produrre qualche suono dovrebbe anche:

¨ mantenere una postura corporea fisiologicamente corretta, tale da consentire una disposizione funzionale dello strumento;

¨ tenere ben divaricate le gambe sollevando la sinistra con un poggiapiede;

¨ reggere saldamente lo strumento, sbilanciato e scivoloso, con la sola pressione di un braccio;

¨ disporre e mantenere le braccia e le mani con determinate angolazioni;

¨ muovere le dita con la massima libertà evitando ogni irrigidimento;

 

Orlando Curioso: Certo, si tratta di una complessità posturale e operativa che non può che generare nel bambino una serie di effetti negativi, primo fra tutti l’impulso ad afferrare saldamente il manico e, secondo, l’impulso ad appiattire l’avambraccio premendolo contro la tavola armonica per assicurarne la tenuta.

 

Maestro: V’è anche da aggiungere che egli dovrebbe tastare e toccare le corde “alla cieca” poiché la disposizione quasi verticale dello strumento non consente di vedere che la sesta. Aguado non aiuta quando nel suo metodo scrive: “ L’inclinazione della chitarra verso il petto deve essere tanto lieve che l’allievo, seduto normalmente, non possa vedere le corde poiché, fin dall’inizio, deve abituarsi a individuarle al tatto con entrambe le mani, come dovrà fare in seguito con precisione dovendo occupare la vista per leggere la musica.

 

Orlando Curioso: Con tutto il rispetto, di male in peggio, direi!

 

Maestro: Lasciamo queste considerazioni sconfortanti e veniamo alla mia recente scoperta derivata dalla pratica ormai collaudata della chitarra preparata nel corso propedeutico con Tuffarello e Funambolina per allievi di 6/8 anni. Con la chitarra disposta orizzontalmente sulle ginocchia la tenuta dello strumento non richiede alcuno sforzo né particolari condizioni posturali; la visibilità delle corde è totale e le dita, naturalmente distese, possono  toccare qualunque corda senza alcun vincolo per il braccio e praticare il tocco appoggiato sulle corde libere o preparate con i ponticelli in maniera facile, naturale e identica in tutto e per tutto a quella di affondare i tasti di un pianoforte. Dalla pratica in tali condizioni, protratta per un certo tempo, scaturisce   un inatteso “effetto collaterale” di natura sensoriale, consistente nel graduale instaurarsi nei polpastrelli di una corretta impronta tattile dinamico-direzionale che, per un bisogno istintivo di sicurezza, l’allievo sarà indotto a ricercare ad ogni tocco, anche al momento in cui dovrà necessariamente disporre la chitarra in assetto verticale per eseguire le prime note tastate.

 

Orlando Curioso: Sono ovviamente stupito e ansioso di provare alla prima occasione, anche se so di non dovermi aspettare risultati immediati.

 

Maestro: Tieni presente che questo metodo di approccio può venire adottato anche per principianti dai 9 anni in su alle prese con gli esercizi sulle corde a vuoto del PRIMO LIBRO DI CHITARRA o del NUOVO METODO ELEMENTARE.

Un’avvertenza finale: non è da escludersi a priori che genitori impazienti di sentire i loro bambini suonare accordi o canzonette mostrino qualche perplessità in merito all’adozione di un tale insolito metodo, ma non ti sarà difficile convincerli che esso risponde a precise esigenze didattiche limitate alla sola fase preparatoria.

 

 

 

 

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