Casella di testo: Speciali

 

                                                     Intervista

BACH

              GUITAR DUO

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                                                       a cura di Empedocle 70

                     

 Empedocle 70: La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il vostro amore e interesse per la chitarra?

 

Vittorino Nalato: L'amore verso la chitarra mi è stato trasmesso da mia madre che, appassionata a questo nobile strumento, mi iscrisse quando avevo dodici anni alla scuola comunale di musica della mia città. In seguito, l'ascolto di un vinile di A. Segovia in cui interpretava il grande Bach fu rivelatore: la chitarra era il mio strumento.

 

Florindo Baldissera: E’ stata una vera e propria “vocazione”. Come se mi sentissi chiamato da qualcosa di preesistente dentro me stesso che mi ha praticamente obbligato a intraprendere lo studio della chitarra pur non avendo la seppur più vaga idea di cosa fosse e di che tipo di musica avrei suonato. Andrés Segovia, insieme a Alirio  Diaz e Narciso Yepes, hanno rappresentato la voce delle sirene, irresistibile!

 

E.70 Nel vostro ultimo cd  dedicato alle musiche di  Bach suonate le chitarre di Marco Maguolo e di  Masaru Khono, come vi siete trovati con questi strumenti? Con che altre chitarre suonate?

 

 

V.N.          Ho provato molti strumenti in passato, ho anche una ottima chitarra costruita nel 1973 dal liutaio veneziano Leone Sanavia, ma non riesco a separarmi dalla mia Khono del 1981: tastiera morbidissima, timbrica equilibrata e sonorità ottima.

 

F.B.  Fra le numerose chitarre che ho suonato mi sono affezionato al timbro e alla prontezza della chitarra che Marco Maguolo mi aveva fatto poco tempo prima della registrazione, per questo la scelta è caduta su questo splendido strumento. Possiedo inoltre una bellissima Robert Ruck in cedro che però rendeva il suono del duo un po’ troppo cupo a causa dei suo fantastici bassi. Apprezzo moltissimo le chitarre Migliorini-Pozzi e i nuovi strumenti, alcuni dei quali veramente straordinari, di Loris Colladon, liutaio bellunese.

 

E.70  Come è nato il vostro interesse verso Bach? Il vostro sembra un vero e proprio amore viscerale al punto di intitolare il duo a lui, anche se poi ho notato che in concerto eseguite musiche di altri autori....

 

 

V.N.          Bach ci ispira in modo particolare. Ricordo le numerose serate passate assieme,  leggendo pagine bachiane tratte da manoscritti, l'arte della fuga, il clavicembalo ben temperato, corali per organo e quant'altro. L'idea era quella di trascrivere pagine inedite e poco conosciute. Ringrazio Florindo Baldissera per le sue belle ed efficaci trascrizioni.

 

F.B.  Grazie!! Comunque è vero, le serate dedicate alle letture bachiane ci hanno portato quasi naturalmente a formare il nostro duo (che ovviamente abbiamo chiamato BACH Guitar Duo), complice una nostra comune caratteristica che ci ha aiutato a divertirci moltissimo: la ottima lettura a prima vista, che ci consente spesso di gustare immediatamente pagine anche complesse. In particolare l’estetica bachiana e dei compositori coevi ci è particolarmente congeniale anche grazie alla spiccata predilezione per la polifonia più che per il virtuosismo ottocentesco o per il colorismo novecentesco. Abbiamo invece una speciale predilezione per la musica contemporanea.

 

E.70  Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.”  Voi suonate sia un repertorio tradizionalmente classico ma mostrate anche un certo interesse per il repertorio contemporaneo … vi riconoscete in queste parole?

 

V.N. Certamente. Un musicista infatti, per essere completo, deve spaziare nell'intero repertorio musicale.

 

F.B.  Concordo al 200%!

 

E.70  Ho notato che in concerto suonate anche musiche di Piazzolla. Premesso il mio amore viscerale per questo compositore, nella Storia del Tango su Evaristo Carriego Borges parla della natura rissosa del tango con queste parole “..io direi che il tango e la milonga esprimono in maniera immediata qualcosa che molte volte i poeti hanno voluto dire con parole: la convinzione che combattere possa essere una festa…” al di là del gioco poetico nascosto nelle parole di Borges voi come sentite il Tango?

 

V.N.  Il tango mi appassiona molto, tanto da aver suonato per diversi anni in un gruppo composto da flauto, chitarra, contrabbasso e voce, con l'apporto di due ballerini. Il repertorio era costituito solamente da tanghi e milonghe. Una bella esperienza!

 

F.B.  Va precisato che l’esecuzione di Piazzolla è un episodio molto marginale nella storia del Bach Guitar Duo, e che molto probabilmente non avrà un seguito, a meno che non si trovi un Preludio e Fuga del grande bandeonista adatto all’arrangiamento per 2 chitarre. Per quanto mi riguarda considero Piazzolla un grande e fondamentale autore del Novecento, che ha saputo creare un linguaggio di forza e comunicativa difficilmente riscontrabili in molta musica d’oggi. E il Tango è una finestra su un un mondo sensuale, caldo, umano e misterioso, che è in noi, sotto la cenere delle convenzioni, pronto a riesplodere nella sua sfolgorante bellezza…

         

E.70  Per Florindo Baldissera: Oltre al Duo Lei opera in diversi progetti: solista, voce e chitarra, flauto e chitarra, violino e chitarra, la vilhuela e il Fandango Guitar Quartet … come mai così tanti interessi e come cambia il suo modo di suonare a seconda dei diversi contesti?

 

F.B.  Semplicemente perché mi diverte suonare in ogni contesto, purchè di qualità. E mi piace di più il dialogo musicale con altri interlocutori che il monologo. Non nascondo che in tal modo le opportunità lavorative si moltiplicano a dismisura. Recentemente ho inoltre imparato a suonare, per diletto, la vihuela. Quando ho potuto farmi ascoltare sono rimasto un po’ perplesso dal successo che ottenevo con facilità, senza le stressanti fatiche del recital chitarristico: ho apprezzato molto questa nuova dimensione. Tengo a precisare che comunque a mio avviso il recital di sola chitarra resta il momento professionale più alto e intenso. Richiede però grande caratura interpretativa!

 

E.70  Per Florindo Baldissera: In una sua intervista pubblicata sul web site di PsicoLAB - Laboratorio di ricerca e sviluppo in Psicologia intitolata La Paura del Pubblico tra i Musicisti (link http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idart&cat=6&scat=282&arid=2328 ) Lei parla di “errori rossi” e “errori blu” aggiungendo anche che “I grandi interpreti sono solitamente grandi improvvisatori perchè quando c’è il vuoto di memoria colmano improvvisando certe lacune e – se uno vende bene il suo prodotto – riesce a convincere il suo pubblico, errori compresi!” possiamo riaprire questo tema? Ho notato infatti che la paura dell’errore in concerto è un problema molto diffuso tra i chitarristi classici mentre non sembra colpire con la stessa forza chi suona in altri ambiti (jazz, rock, blues, etc.) e che sembrano avere un atteggiamento più rilassato…

 

F.B.  Suonare è una cosa fantastica! Rovinarlo con ansia, panico o peggio è un vero insulto! Ho cercato su di me e cerco di snidare in ogni modo le cause dell’insicurezza di molti chitarristi, in particolare nella fase di apprendistato. Mi sono quindi posto delle domande e delle risposte, che trovano ampio riscontro anche in studi di psicologia molto più accreditati delle mie modeste esperienze. Consiglio al proposito la lettura del libro di Christian Agrillo  Suonare in pubblico (edizioni Carrocci).

In campi musicali in cui le altezze e  durate dei suoni non rappresentano un problema, o in cui il linguaggio è semplice e ripetitivo, o in cui la gestualità è facilmente controllabile, l’ansia da prestazione si riduce in modo drastico. Anche perché non esiste un vero errore legato a una cattiva realizzazione estemporanea di un prodotto che doveva essere consegnato secondo un codice prestabilito. Se suonassi brani composti da me stesso probabilmente sarei rilassato (almeno finchè questi brani  non fossero conosciuti da tutti!) perché essendo difficilmente riconoscibile, l’errore non rappresenterebbe una inquietante minaccia o una irresistibile e perniciosa sirena.

Ma cos’è infine l’errore? Potremmo affermare che esso è un apostrofo rosso o blu fra i pilastri che sostengono la struttura espressiva. Lo sbaglio non è nell’imperfezione ma in chi non la tollera o, peggio, in chi la vuole correggere ad ogni costo durante l’esecuzione!

Per semplificare chiamerei errore rosso quello grave,  che spezza l’andamento del brano, che fa svanire la magica atmosfera che si andava creando, e errore blu, cioè lieve, quell’imperfezione che non nuoce al disegno d’insieme, e che comunque non è vissuta come un danno all’interpretazione.

In fondo un bravo interprete farà soltanto errori blu.

 

E.70 Per Vittorino Nalato: Lei ha inciso nel 2006 un cd di musiche del compositore contemporaneo ungherese  Ferenc Farkas, vuole parlarci di questa esperienza e di queste musiche?

 

V.N.          Un'esperienza interessante, che mi ha portato a conoscere il lato eclettico di F. Farkas e l'aspetto musicale tratto dal folclore magiaro.

 

E.70 Per Vittorino Nalato: oltre all’attività come chitarista classico lei è anche fondatore e direttore artistico del Coro C.A.I. di Belluno, vuole parlarci di questa sua particolare attività parallela?

 

 

V.N.          Ho sempre avuto una grande passione per la musica corale e, in particolare, per il Coro della S.A.T di Trento. Trovo che il repertorio musicale di questo coro, al quale mi sono ispirato, sia di assoluta bellezza: è incredibile come musicisti del calibro di Renato Dionisi, Andrea Mascagni, Bruno Bettinelli e addirittura il grande Arturo Benedetti Michelangeli, abbiano armonizzato melodie popolari per coro a quattro voci, facendole diventare dei veri capolavori musicali.

 

                                                                                                      Continua

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