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Intervista |
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Carlos
Bonell
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La prima domanda è un classico, come ha cominciato a suonare la chitarra e a che età? Ho cominciato a 5 anni. Mio padre era un dilettante, suonava musica folklorica spagnola ad orecchio, e mia madre cantava. Ho cominciato così: facendo musica tutti insieme. Quasi allo stesso tempo mi sono innamorato della musica classica e iniziato più formalmente lo studio del violino che ho continuato fino ai 14 anni.
Non voglio essere immodesto nella mia risposta! Penso che l'ascoltatore cerchi sempre di sentire l’arte e la personalità del musicista e prende per garantito la tecnica.
Quando ero studente studiavo 4 - 5 ore al giorno, in più pianoforte, composizione, armonia, historia e ascoltavo musica. Successivamente bastavano 4 ore. Adesso lo studio per imparare un nuovo repertorio dipende molto degli impegni. Se pensi che devo viaggiare tanto per concerti, uno studio regolare quotidiano diventa più difficile da quantificare. Quando posso mi piace studiare 5 ore rilassatamente durante il giorno.
Dal punto di vista discografico, a quale cd è piu legato e perchè? Il cd Queen che mi ha inviato è stupendo, una cosa che mancava nel panorama discografico internazionale, quali sono stati i motivi di una scelta di questo tipo? Le opere dei Queen sembrano fatte apposta per il nostro strumento, è la chitarra che è magica, questi tipi di pezzi, l'estro del chitarrista? Se ci può spiegare... grazie
Il disco Queen è per me molto importante e sono molto contento del risultato. La musica dei Queen è grandiosa e molto lirica, in certi momenti anche da struttura “classica”. Per questo penso che questi arrangiamenti sono riusciti. Ho lavorato su questo progetto con mio producer David Young dal DVD Classical Guitar Performance che è un appassionato dei Queen. L'orchesta di Lara in Venezuela era magnifica, il direttore Tarcisio Barreto buonissimo e gli arrangiamenti di Gary Hind ottimi: tutto l’insieme ha dato un risultato che mi ha piaciuto moltissimo.
Essere flessibile alle richieste e alle domande dal pubblico quando scelgo il repertorio. Il "music business" sta cambiando : concerti, incisioni, internet… occorre essere al passo con i tempi. Essere concertista vuol dire anche viaggiare molto: se non ti piace viaggiare, mangiare in ristoranti, dormire in alberghi, la vita di concertista non ti andrà bene!
Io suono 60 - 80 concerti all'anno, di più in Inghilterra, in Spagna e in Messico.
Ispirare e motivare lo studente a scoprire, ad inventare, ad investigare, a diventare sicuro di come procedere, a sentirsi bene e contento con autostima perché senza queste qualità uno non può essere bravo e non può comunicare bene come musicista.
Bach: L'Arte della Fuga (per capirlo finalmente!), Mahler: tutte le sinfonie (per capire quel magnifico suono orchestrale) e l'Opera completa per chitarra di Takemitsu (perché avrei tanto tempo a disposizione per impararla!)
Nella mia vita ho suonato chitarre di Ignacio Fleta (fino al ’93) e Greg Smallman che sono presenti in quasi tutte le incisioni che ho fatto.
Perché vanno molto bene per le chitarre che suono io e producono il tipo di suono che a me piace.
Avere molta pazienza non solo nello sviluppo della padronanza della chitarra e in quello musicale e artistico personale, ma, soprattutto, nello sviluppo della carriera: un passo alla volta. In più, come ho già detto, non avere paura di essere criticato per la propria personalità musicale.
Grazie per il complimento. E difficile rispondere... Io cerco la proporzione, il fraseggio, la bellezza del suono, l'espressività. La musica è una storia senza parole, ha la sua logica segreta, dobbiamo trovarla.
Cosa pensa dei festival chitarristici, a volte non le sembrano troppo chiusi e limitanti per gli stessi chitarristi? Perchè la chitarra non riesce a entrare, fatta qualche eccezione, nei cartelloni insieme al pianoforte, al violino ad esempio?
Il mondo dei festival chitarristici è un mondo aperto, è importante ma non è il mondo dall'ascoltatore amatore di musica in generale - questo è il mondo più grande. Ci sono diversi motivi per i quali la chitarra non entra nei cartelloni, uno è riconducibile al fatto che ha un repertorio non molto noto e nessuno dei grandi compositori fino al 1920 ha scritto per essa. Per un giovane chitarrista è importante non solo suonare quel repertorio classico che piace tanto, e non solo quel repertorio 'più scavato' che piace tanto ai festival di chitarra, ma anche convincere i compositori di oggi a scrivere per la chitarra per continuare il lavoro di creazione di un repertorio importante. Così i vostri figli e nipoti ascolteranno un repertorio sempre crescente, più ampio e profondo. La chitarra, per suo suono, è straordinariamente suggestiva per la musica contemporanea.
Angelo Barricelli
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A cura di Angelo Barricelli |
