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Come nasce il Duo Zema?
Salvatore Zema Circa tre anni fa, Eszter mi contatta perché desiderosa di riattivarsi con la chitarra, lasciata da lei in soffitta per lungo tempo, e con grande entusiasmo mi propone alcuni spartiti per due chitarre. Ci siamo sentiti al telefono un venerdì di marzo e… il lunedì successivo era già in conservatorio con alcune partiture. Il primo brano: Carulli op. 54 Il primo concerto: settembre dello stesso anno. Abbiamo cominciato a studiare insieme e via via abbiamo arricchito il nostro repertorio che oggi possiamo definire eclettico, capace di soddisfare le più svariate esigenze concertistiche. Il brano che però forse meglio ci rappresenta musicalmente è l’Opera 96 di Carulli: Le Serenate. Certo, nella scelta e nell’interpretazione dei brani non sempre siamo subito in sintonia; diciamo che la cultura musicale di Eszter, tipica dei Paesi dell’Est, inizialmente va un po’ a scontrarsi con la tipica musicalità mediterranea che mi connota per poi trovare un punto di incontro.
Grandi Maestri hanno contribuito alla vostra formazione: qual è il segno più profondo che hanno lasciato?
Salvatore Zema Il Maestro Quattrocchi, recentemente scomparso, mi ha dato praticamente tutto, nove anni della mia formazione sono legati a lui, quindi non solo gli insegnamenti di base ma anche tutto quanto è legato alla musicalità, all’espressività…. al colore della musica “popolare”.
Eszter Lencsès I miei maestri, invece, sono stati Adrovic Istvàn e Tokos Zoltàn. Certo il percorso di studi di un musicista dell’est è differente dal vostro: abbiamo 6 anni di corso inferiore, 4 anni di conservatorio più 4 anni accademici. La mia è stata una scuola molto dura. Spesso si iniziava a studiare alle 5 del mattino, a volte i bagni e i corridoi divenivano aule… non c’erano feste, si viveva solo per lo studio. Le lezioni non erano collettive ma aperte per cui il gruppo di allievi diventava una famiglia, veri fratelli. Entrambi i miei maestri, comunque, mi hanno insegnato l’importanza di porsi un obiettivo e di perseguirlo, lavorando con costanza: la fatica più del talento fa la differenza. Sono stati veri e propri maestri di vita!
Quale didatta del passato ritiene veramente significativo?
Salvatore Zema Sicuramente una figura significativa, che ha avuto risonanza anche al di fuori degli ambienti chitarristici, è quella di Mario Gangi che nell’epoca più recente è stato tra i primi ad operare per divulgare il nostro amato strumento. Gangi diede vita ad una vera e propria scuola chitarristica che vede oggi nel Maestro Carlo Carfagna il suo diretto prosecutore. Non dimentichiamo, però, anche il Maestro Quattrocchi che negli anni addietro continuò l’opera di Gangi, prima a Reggio Calabria e poi ad Avellino.
Entrambi didatti ma in contesti diversi, animati dalla stessa passione. Quale linea metodologia adottate con i vostri allievi?
Salvatore Zema (Conservatorio di Reggio Calabria) Generalmente utilizzo metodi dell’800 (Giuliani, Carulli, Sor, Aguado) unitamente a metodi di autori moderni, fondendo i vari elementi in relazione alle peculiarità di ogni singolo allievo, con una programmazione didattica accentrata sulle personali capacità/difficoltà di ogni discente. Nei corsi di II° livello utilizzo, invece, il Trattato del Maestro Mauro Storti.
Eszter Lencsès (Scuola media ad indirizzo musicale) Non c’è un “metodo” valido per tutti gli allievi perché ogni allievo ha bisogno di un approccio personale. Vengo dal metodo di Carulli ma nella mia attività unisco a questo altri conosciuti qui in Italia, attingendo da ognuno il meglio. In sintesi, non ritengo che sia fondamentale “un metodo”, reputo, invece, indispensabile la capacità del docente di “aprirsi” all’allievo per avvicinarlo all’amore per la musica, infondendo in lui fiducia verso il proprio maestro. Per me la lezione non finisce al termine dell’ora, non finisce mai… c’è sempre un sottile filo che mi unisce all’allievo.
Recentemente siete stati protagonisti del Festival Segovia di Madrid, uno dei festival più importanti d'Europa e non solo. Cosa avete provato?
Salvatore Zema L’Italia e la Spagna sono i paesi che più hanno dato alla chitarra sia dal punto di vista della letteratura che della didattica, è ovvio che per un chitarrista come me (legato alla cultura ed alla tradizione musicale classica) la partecipazione al Festival “Andres Segovia” è stata un’esperienza fantastica, vissuta insieme ad artisti come Pablo De La Cruz, Luis Quintero e Roberto Fabbri, artisti diversi ma con un comune denominatore: l’amore per il nostro strumento.
Eszter Lencsès Questo festival, nasce nel ricordo del “Grande Maestro”ed è sostenuto da un vastissimo pubblico di musicisti professionisti e dilettanti. I concerti si susseguono per ben due mesi nelle diverse sale della capitale e mi sento onorata che al fianco di concertisti provenienti da tutto il mondo abbia potuto collaborare allo svolgimento di questo evento così importante. |
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Duo Zema - Lencsès
di Angelo Barricelli e Titty Esposito
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Chitarra e Dintorni Portale |

