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a cura di   Francesco Russo

Mario Gangi

La Chitarra a Roma

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   Nasce a Roma il 10 maggio del 1923. A 11 anni entra nel Conservatorio di S. Cecilia nella classe di contrabbasso del grande Isaia Billè e a 18 si diploma con il massimo dei voti; a vent’anni completa gli studi di armonia principale con Cesare Dobici. Suona il contrabbasso per due anni al teatro dell’opera di Roma e per altri nove nell’Orchestra Sinfonica della RAI, dove viene diretto da illustri musicisti dell’epoca. Parallelamente a quest’attività, studia chitarra con il padre Alfredo (a sua volta allievo di Tullio Giulietti) che, oltre ad essere un chitarrista classico, suonava il contrabbasso e il banjo in alcune orchestre degli anni ‘30. Approfondisce gli studi chitarristici sui metodi Aguado, Carulli e Sor. Dal percorso di studi del Maestro emergono subito due elementi fondamentali: la figura del “musicista” prima ancora del “chitarrista” e il contatto diretto con altri generi musicali oltre al classico, in particolar modo col jazz. Così sintetizzava la sua preparazione musicale: “Sono allievo di mio padre e di me stesso. Mi considero un autodidatta”. Il Gangi, affermato contrabbassista, ad un certo punto della vita sceglie definitivamente la chitarra, in un primo momento considerata da lui stesso strumento alternativo; e sapete quando scattò la molla? Quando all’età di 10 anni suo padre lo portò ad ascoltare un concerto di Segovia. Dopo il concerto, il “Sor Alfredo” riuscì ad ottenere un incontro con il Maestro andaluso per avere consigli sull’impostazione. In quell’occasione gli fu detto da Segovia: “…tu pensa alla chitarra in orizzontale, la mano destra perfettamente verticale in basso, la mano sinistra, all’altezza del VII tasto, perfettamente verticale in alto; obliqua la chitarra e sei impostato!” Quindi, probabilmente, è proprio grazie al maestro spagnolo che oggi siamo qui a parlare del grande chitarrista romano. Afferma ancora: “La tecnica di Tárrega, cioè la tecnica spagnola, è fondamentale. Mi sono ispirato a quel tipo di tecnica. Mi sono rifatto a una impostazione che ha dato i suoi risultati con Segovia, con Llobet, con Tárrega e mi sono trovato subito bene; non ho cercato altre scuole, non ho voluto scoprire quello che era già stato scoperto. Ho la sensazione che oggi molti scoprano l’acqua calda.” In seguito, Gangi, pur nutrendo nei confronti di Segovia grande ammirazione e stima, mantenne sempre una sua autonomia. Ha contatti con Segovia a Siena e prende atto del fatto che quegli era un fenomeno e come tale non poteva essere eguagliato nel suo repertorio. Mario Gangi, con la sua forte personalità, non era certo incline ad imitare gli altri. Andò avanti per la sua strada in modo quasi ostinato, mentre l’Italia intera era travolta dal ciclone segoviano: tutti ne imitavano la tecnica, il repertorio, gli strumenti, le movenze, c’era persino chi si mise a fumare la pipa!

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