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    LA  CHITARRA  NELLA  SCUOLA

    

              

                                                                                                     A cura di MAURO STORTI

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Casella di testo: Casella di testo: La chitarra è uno straordinario strumento musicale che non ha mai cessato di esercitare il suo fascino particolare attraverso i secoli sulle genti e sulle culture più disparate. Allo stesso tempo moderna, antica e futurista, colta e popolare, oggetto dell'interesse convergente di virtuosi e dilettanti, critici e musicologi, essa si trova oggi a vivere uno dei periodi più felici della sua lunghissima storia. E' difficile dire quale sia il segreto della sua eterna giovinezza e se vada ricercato più nella soavità del suono, nella bellezza e semplicità della forma o in quella specie di dolcezza di carattere per la quale si abbandona generosamente tanto nelle mani del più raffinato virtuoso quanto in quelle del più rozzo strimpellatore. Sta di fatto che la chitarra, strumento di svago, di cultura o quanto meno oggetto d'arredamento, è uno dei simboli più amati del nostro tempo.
Importante strumento di lavoro per molti, e inserita ormai a pieno titolo nei Conservatori a condividere la sorte degli strumenti più blasonati essa, per la praticità d'uso, la quantità e la qualità delle sue prestazioni, è certamente idonea a giocare un ruolo importante nel settore dell'educazione musicale, ma perché ciò possa avvenire nel migliore dei modi è necessario che insegnanti di musica e di chitarra, superati i due concetti estremi secondo i quali essa non è che un semplice strumento d'accompagnamento o un nobile strumento da concerto, si aprano all'idea che può essere anche uno strumento "tout­court" per fare musica al pari di altri meno ambiziosi quali il flauto dolce, il tamburello, la melodica o il metallofono. 
Già da tempo i musicisti-educatori più consapevoli hanno saputo scrollarsi di dosso la loro sudata ma spesso inutile professionalità strumentale per muoversi lungo nuovi itinerari didattici che si chiamano Orff, Dalcroze, Kodaly e Willems; tuttavia, chi cercasse qualche traccia della chitarra in queste metodologie resterebbe assai deluso poiché l'unico a farne menzione, in maniera peraltro assai sporadica e limitata, è Carl Orff nel suo "Schulwerk". 
Al disinteresse nei confronti della chitarra mostrato da tali illustri padri della didattica moderna, fa peraltro riscontro, non di rado, il deplorevole atteggiamento di molti maestri chitarristi che considerano inutile ed avvilente l'attività didattica quando non sia indirizzata all’attività concertistica. Questo stato di cose fa della didattica chitarristica una "terra di nessuno" aperta ad ogni genere di esperimento, cosa certamente positiva, ma anche favorevole ad ogni tipo di mistificazione e di speculazione. 
Tutti conoscono la cosiddetta chitarra "popolare" diffusissima e generalmente impiegata per l'accompagnamento ad orecchio delle canzonette: con un limitato repertorio di accordi appresi tramite una rudimentale intavolatura, un ragazzo è in grado di fare sfoggio del proprio estro musicale e di aspirare all'ambito titolo di “chitarrista della compagnia”. Decine di prontuari promettono infatti di insegnare a suonare la chitarra "in poche ore, senza maestro e senza conoscere la musica", tutt'affatto in tono con il famoso dialogo collodiano fra Pinocchio e Lucignolo: 
- Ma dunque, sei veramente sicuro che in quel paese non ci sono punte scuole? 
- Neanche l'ombra. 
- E nemmeno maestri? 
- Nemmeno uno. 
- E non c'è mai l'obbligo di studiare? 
- Mai, mai, mai! 
Lasciando ad altri le considerazioni sul valore oggettivo del repertorio popolare cui la chitarra è legata quasi per atavica vocazione, è da sottolineare l'aspetto ottusamente antipedagogico di una pratica strumentale che, attuata sempre all'insegna di una mistificante facilità, altro non è che un allettante passatempo per tanti ignari Pinocchi della musica. Né può essere di conforto l'idea che la conoscenza di un certo numero di accordi sia di qualche utilità in vista di ulteriori progressi cognitivi, in quanto essa poggia su una trama di false associazioni prive di qualsiasi connessione con una più ampia e corretta base musicale. Per uno strimpellatore di canzonette un accordo è solo una sigla che designa una posizione da formare con le tali dita su determinati tasti; i concetti di rivolto, di basso generatore o di funzione tonale, non presentando alcuna utilità pratica immediata, sono considerati assolutamente privi di interesse e bellamente ignorati. 
Sul piano prettamente strumentale le cose non vanno molto meglio, in quanto la tecnica impiegata, assai poco razionale e quindi di bassissimo rendimento, offre mezzi limitati tanto alla mano sinistra, la cui azione rimane ristretta per lo più alla zona radiale, con la quasi totale esclusione del mignolo, quanto alla mano destra, cui l'uso prevalente del plettro preclude ogni possibilità di arpeggiare o di eseguire polifonie, consentendole solamente l'esecuzione di poche standardizzate formule ritmiche di accompagnamento a blocchi di accordi. 
Per tornare sul terreno pratico, con l’adozione di opportune modalità di studio è possibile avviare nella scuola un corso di chitarra di tipo “corale” tale cioè da coinvolgere un’intera classe. Data la scarsità di repertorio specifico, l’insegnante può ricorrere alla scomposizione di brani musicali complessi "stratificando” le  singole voci (badando che tutte presentino un certo interesse ed abbiano un senso facilmente intelligibile) e sezionandole in frasi o periodi nel rispetto della struttura formale originaria. 
Per quanto concerne l'esecuzione d’insieme, si può ricorrere a diverse formazioni: 
1) Tutti (unisono). 
2) Due sezioni di uguali proporzioni (dialogo). 
3) Due sezioni di proporzioni diverse (concerto grosso). 
4) Solo e Tutti (concerto per solista e orchestra). 
5) Entrata graduale delle voci (come nel Boléro di Ravel). 
6) Uscita graduale delle voci (come nella Sinfonia degli Addii di Haydn). 
Questo schema operativo, che ho adottato in vari miei lavori,1 con un po' di immaginazione è utilizzabile anche per l'esecuzione degli esercizi di tecnica (siano essi melodici, armonici, contrappuntistici, tonali, atonali o di soli rumori), e rende possibile un iter didattico nel quale possono trovare spazio, per la parte che loro compete, tutti gli aspetti di una completa e graduale formazione tecnica e musicale. Un lavoro così impostato può essere messo in atto a partire dalla seconda classe elementare e protrarsi facilmente fino alle soglie della terza media, quando lo studente, fornito di un buon bagaglio tecnico e musicale, può addentrarsi con passo sicuro nel vero e proprio repertorio solistico. A questo punto il programma didattico può collimare più o meno con quello del Conservatorio ad orientamento specialistico, sia che il giovane si prefigga mete di tipo professionale, sia che voglia semplicemente coltivare lo strumento per diletto. In entrambi i casi, lo studio della chitarra costituirà un importante fattore di arricchimento culturale ed artistico: oltre alla possibilità di eseguire sul suo strumento un vasto ed importante repertorio che va dalle prime opere a stampa di Ottaviano Petrucci ai giorni nostri, egli potrà avere un più facile approccio all'attività musicologica con la trascrizione e lo studio delle antiche intavolature per liuto, vihuela e chitarra (non era forse il Chilesotti anche liutista e chitarrista?). 
Credo non si possa, a questo punto, mettere in dubbio la possibilità di impiego della chitarra nella scuola ai fini di una "attiva" educazione musicale.
       
                                                                                                Mauro Storti 


1. Estudiantina,  Tutti per uno, Tutti in trio, Facilissimo!
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