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SCHEDE TECNICHE

Grado Elementare

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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2. IL DOMINIO DELLE CORDE

  L’autore, 1971                        Carisch, 1975

 

Lezioni II e XVII

 

 

Primo Corso1

 

Lezione II. Per quanto possa sembrare banale, il trasporto di figure semplici bipolari dalla sesta corda alla prima e viceversa, presenta per il principiante notevoli difficoltà. Se infatti può risultare relativamente facile spostare da una corda all’altra una sola medesima figura di allineamento, ad esempio 1-3, una maggiore difficoltà si riscontra se le figure da trasportare sono due, e per di più formate con dita di diversa lunghezza, ad esempio 4-2 /1-3 (fig.1).

        

Fig.1 – Modulo trasversale n.6

 

In tal caso, l’impresa di allineare una coppia di poli su corde diverse richiede una continua azione di aggiustamento dell’assetto frontale della mano che viene a creare una situazione di instabilità alquanto sfavorevole alla velocità di concatenazione.

Un ulteriore e importante effetto derivante dall’azione trasversale, concerne la forza di divaricazione delle dita. Come si può notare osservando la fig.2, il passaggio dalla sesta alla prima produce una graduale chiusura del “ventaglio” digitale che può giungere fino a compromettere il nitore dei suoni delle prime corde per l’insufficiente divaricazione delle dita 3 e 4. Al fine di evitare tale effetto, lo studente inesperto è portato erroneamente ad aumentare oltre misura la forza di pressione delle dita, quando sarebbe più efficace intervenire con un adeguato incremento della sola forza divaricante.

Fig.2 – Per effetto del moto trasversale, la precisa collocazione dei

poli 3 e 4 in prossimità delle barrette sulle prime corde

esige un incremento graduale della forza divaricante.

 

E’ consigliabile iniziare lo studio dei moduli della Lezione II con la variante ritmica n.2 di pag.84 che prevede una pausa tra le coppie di note (fig.3).

Fig.3 – Esecuzione della variante ritmica n.2 in“staccato”.

 

Tali pause, da effettuare con lo staccato di sinistra, hanno lo scopo di ridurre al minimo la fatica muscolare alternando lavoro e riposo, ovvero azzerando momento per momento le tensioni residue nella mano e nel braccio che, se protratte a lungo, potrebbero dar luogo all’insorgere di spiacevoli conseguenze.  

E’ della massima importanza che il trasferimento di  ogni figura venga effettuato di netto, senza conservare il benché minimo contatto con la corda di un polo appartenente alla figura precedente. 

Per un’azione agevole e corretta occorre effettuare un’armonica oscillazione del polso e della mano imperniata sul polpastrello del pollice (fig.4), evitando ogni rigidità del polso che costringerebbe le dita a faticosi quanto inefficienti giochi di flessione e distensione (fig.5).

                     

Fig.4 – Polso oscillante: movimento .              Fig.5 – Polso rigido: movimento

             corretto                                                           errato.        

Dopo una prima lettura a tempo libero di tutti i moduli, lo studio andrà ripreso più volte dal n.1 al n.20, sempre in staccato, incrementando gradualmente la velocità metronomica da croma = 72 a  croma = 88.

Va sottolineato che gli esercizi di questa lezione, da eseguire con con le varie forme di legature e con le diteggiature im e ia, sono di capitale importanza per conferire sicurezza alla mano destra nei salti di corda e perfezionare la simultaneità di azione con la sinistra.

 

 

Lezione XVII.  Il primo approccio polifonico al sistema atonale adottato in questo testo, si concretizza qui con la pratica di moduli contrappuntistici elementari neutri, ossia non riferibili ad alcun preciso ambito tonale nè ad alcuna delle figure armoniche appartenenti a quello che abbiamo definito il catalogo del prêt-à-jouer. Si tratta dunque di figure da realizzare con una tecnica che può definirsi delle “dita sciolte”, ovvero libere e dissociate al massimo grado.

Gli esercizi proposti in questa lezione consistono in coppie di bicordi da fare scorrere, a poli paralleli o invertiti, lungo tutto il manico (fig.6).2

      

Fig.6 – Modulo contrappuntistico n.1.                     

 

 

Fig.7 – Esecuzione in staccato del modulo n.1.

 

Come si può notare in fig.7, tra i quattro bicordi costituenti ciascuno dei 12 moduli è inserita una pausa che risponde a quattro importanti finalità:

1. evitare, mediante una rapida azione alterna di pressione e rilascio, l’insorgere di un’eccessiva fatica che deriverebbe da una tensione muscolare prolungata;

2. produrre l’azzeramento totale delle forze tra posizioni successive prevenendo il perdurare e l’accumulo di forze parassite residue.

3. consentire la formazione preventiva delle figure libere;3

4. consentire di calibrare al valore minimo la forza complessiva di pressione  applicandola in maniera perfettamente bilanciata tra i poli interessati.

Per procedere in maniera graduale è opportuno sviluppare ciascuno dei 12 moduli iniziando dalla coppia di corde 6/5 per giungere, allargando con tre letture successive, fino alla coppia 6/2. L’ulteriore lettura fra la coppia 6/1 può venire omessa qualora risulti, al momento, troppo difficile. Poiché l’emissione di suoni brevi ma nitidi, richiede una precisione del gesto che in questa fase di apprendimento è da considerarsi un fine molto più importante che la velocità, non è consigliabile spingersi oltre il valore di croma = 50.

 

 

                                                                   Mauro Storti

 

 

 

 

 

 

 

  

1 Gli esercizi compresi nel riquadro sono da eseguire, con i relativi sviluppi e varianti, durante l’intero periodo del Primo Corso, abbinati ad altri esercizi e studi di varia natura, come indicato nel testo SCUOLA DELLA CHITARRA, progetto didattico completo e ragionato per la formazione tecnica e musicale, le cui  206 pagine contengono: una breve storia della didattica chitarristica; particolareggiate note tecniche esplicative; pagine-campione del repertorio didattico; 12 tabelle-guida dei programmi dal Preparatorio al VII Corso e, in Appendice, una guida al Corso propedeutico per bambini dai 6/7 anni. (Carisch, 2007).   

 

2 Vanno dati per scontati, anche per i moduli polifonici, i notevoli effetti positivi derivanti dal loro scorrimento longitudinale, già enumerati e descritti per i moduli melodici della Lezione I.

 

3 M. Storti, Trattato di chitarra, Cap.30.                                           

Mauro Storti

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