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Un esempio inusitato e straordinario di “musicologia lirica” è La Conferenza sul “cante jondo” che Federigo Garcia Lorca tenne nel “Centro artistico” di Granada il 19 febbraio 1922. Lo scopo della conferenza fu richiamare l’attenzione sulla tutela del patrimonio musicale, più antico e autentico, del popolo spagnolo. Lorca condivise la sua conferenza con un contributo musicologico di Manuel de Falla, all’interno del Concurso de Cante Jondo che loro stessi avevano promosso e organizzato.

Il linguaggio di Lorca è cordiale e diretto, senza peraltro rinunciare a procedere incastonando immagini e metafore che sembrano tolte direttamente dai suoi “poemas”.Il pensiero del poeta costantemente animato da una penetrante dimensione etica :

 Signori, l'anima musicale del popolo è in gravissimo pericolo! Il tesoro artistico di tutta una razza, va camminando verso l’oblio! Si può dire che ogni giorno che passa, cade una foglia dell'ammirevole albero lirico Andaluso(…..) Non è possibile che i canti più emozionanti e profondi della nostra misteriosa anima, siano trattati  da sporchi canti da osteria; non è possibile che il filo che ci unisce con l'Oriente impenetrabile, vogliano legarlo al manico della chitarra festaiola….”

Una posizione “demiurgica”, la sua, che richiama subito ad un canto unisono e corale di una civiltà i cui esiti dell’espressione artistica non si possono separare da una visione filosofica e,sotto certi aspetti, umanistica:umanesimo “popolare”, legato più ad una verità trascendente, che fondato su dati razionali ed analitici.

La musica, le liriche, recitate o cantate, fanno parte di un rituale che contempla il mistero, e ad esso partecipa, attraverso immutabili gesti.

L’uomo attinge dalla natura per tessere le trame della sua più profonda comunicazione musicale:” Il cante jondo si avvicina al trillo degli uccelli, al canto del gallo e alle musiche naturali del bosco e della sorgente”.Lo slancio del poeta sfocia nell’incantevole passo:

(….)la siguiriya gitana aveva evocato in me (inguaribile lirico) un cammino senza fine, un cammino senza crocevia, che finiva nella sorgente palpitante della poesia “bambina”, il cammino dove morì il primo uccello e si riempì di ruggine la prima freccia.

La siguiriya gitana, comincia con un urlo terribile, un urlo che divide il paesaggio in due emisferi ideali. E' l'urlo delle generazioni morte, l'acuta elegia dei secoli scomparsi, è la patetica evocazione dell'amore sotto altre lune e altri venti.

Ecco l’archetipo, descritto in tutta la sua forza.Le lune e i venti futuri, lo evocheranno, e

sarà già vagheggiamento, rimpianto , dolore e pena che si perpetueranno.

I veri poemi del cante jondo non sono di nessuno, aleggiano nel vento come lanuggine d'oro e ogni generazione li veste di un colore diverso, per abbandonarli a quelle future.

 

 

La conoscenza musicale di Lorca fu quella di un dilettante di rango:suonava , come tanti spagnoli, la chitarra,ispirato dagl’echi dei gitani del Sacromonte(1) e suonava, ad un buon livello, il pianoforte, appreso in principio dalla madre e, successivamente, dal Maestro Segura e forse perfezionato, in virtù d’una profonda amicizia, con Manuel De Falla (2).

Lorca ,attraverso una sua personalissima elaborazione, ci tramanda una serie di Canciones Populares Antiguas “,per canto e pianoforte, che attingono direttamente dalla tradizione delle Romances e dei Villancicos: un affresco di “hispanidad” fortemente narrativo. Emergono i ritratti dei giovani protagonisti del rito della tauromachia: Los Mozos de Monleon, temi lirico-amorosi:Las Morillas de Jaen e La Tarara, ambientati fra gli ulivi della campagna andalusa, dove la figura femminile è il centro più o meno consapevole della seduzione ed è madre dolcissima nella “Nana de Sevilla”, sino a quell’Anda Jaleo” cantato dai partigiani, durante la dolorosa parentesi della guerra civile.

Il materiale musicale usato nel compilare quest’antologia di canzoni è necessariamente eterogeneo e composito: la più antica tradizione musicale andalusa con le sue caratteristiche danze e cadenze”in passacaglia”(3)si affianca alla più aulica memoria medioevale e rinascimentale. Le armonizzazioni sono allineate allo stile dell’avanguardia spagnola del ’27, della quale facevano parte ,oltre a Manuel de Falla, Ernesto Halffter,Roberto Gerhard,Gustavo Pittaluga e Adolfo Salazar.

Lorca strinse amicizia con il chitarrista Regino Sainz de la Maza al quale dedicò  i seis caprichos

del Poema del cante jondo: adivinanza de la guitarra, candil, crotalo, chumbera, pita, cruz.

 

 

                                       ADIVINANZA DE LA GUITARRA

 

En la redonda                                                                           Nel rotondo
encrucijada,                                                                              scrocicchio
seis donzella                                                                              sei donzelle
bailan.                                                                                          ballano
Tres de carne                                                                             Tre di carne
y tres de plata.                                                                           e tre d’argento
Los sueños de ayer las buscan,                            I sogni passati le cercano
pero las tiene abrazadas                                           ma le tiene abbracciate
un Polifemo de oro.                                                                un Polifemo d’oro
¡ La guitarra!                                                                              La chitarra!

 

  

 

La chitarra viene evocata nel testamento del poeta:

 

 

                                                     MEMENTO

 

Quando yo me muera                                                 Quando morirò

enterradme con mi guitarra                         interratemi con la mia chitarra

bajo la arena                                                                sotto l’arena

…………………                                                         ………………..

 

Lorca venne fucilato dalla guardia civil, a Viznar, la notte del 19 agosto 1936.

 

 

                                                                Sandro Volta

 

 

Note: (1) In una lettera del 1921 Lorca descrive il suo apprendistato con i gitani Lombardo e Frasquito de la Fuente.Il poeta imparò gli accompagnamenti tipici dei canti e delle danze gitane: Tarantas, Bulerias, Romeras, Fandangos e Peteneras

 

(2) La collaborazione di Lorca e Falla si concretizzò,nell’allestimento dell’Operina “La nina que riega la albahaca y el principe pregunton”,un progetto di teatro musicale per bambini. In questo periodo Lorca realizzerà le armonizzazioni delle “Canciones populares antiguas”.

 

 

3) Viene denominata “cadenza andaluza” il tetracordo discendente La min-Sol Magg-Fa magg.-Mi magg., tipico dello schema armonico della passacaglia secentesca.

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Sandro Volta

 

                                               

            a cura di Sandro Volta

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LORCA,

 

         IL “CANTE JONDO” E  

             
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