Mahler

Mandolino e chitarra: cenni sulla diffusione degli strumenti e del loro repertorio fino all’epoca di Mahler

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a cura di   Antonio Amodeo

Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: All’inizio dell’ Ottocento assistiamo a una vera e propria rinascita della chitarra nell’ambito della scena musicale europea; una serie di fenomeni concomitanti, tra i quali i mutamenti del tessuto sociale, le condizioni economiche favorevoli, le novità musicali portate dall’esperienza di Hydn e Mozart, contribuiscono a diffondere nella sempre più ricca borghesia l’interesse verso questo strumento al punto che “la chitarra si trasformò ben presto in un vero e proprio status symbol del ceto medio”. In tale periodo il mondo musicale austro-tedesco gioca un ruolo chiave dato che Vienna, con la sua intensissima vita musicale, fu forse la città Europea dove il fenomeno in questione si manifestò con maggiore evidenza. 
A Vienna Non sono pochi i compositori attivi che dedicano a questo strumento una parte della loro produzione: tra questi meritano di essere citati Ignaz Pleyel (1757-1831), Anton Diabelli (1781-1858), Wenzeslaus Matiegka (173-1830), Ignaz Mocheles (1794-1870). Inoltre non va trascurato il fatto che la chitarra si prestava benissimo sia all’insegnamento dell’educazione musicale che all’accompagnamento del canto e pare infatti che anche compositori come Carl Maria Von Weber e Franz Schubert (i cui lieder presentano talvolta una scrittura chiaramente 
  chitarristica) la utilizzassero a questo scopo; ricordo in proposito che ben 26 lieder di Schubert apparvero quasi contemporaneamente nella versione con accompagnamento pianistico e chitarristico. Aggiungiamo poi che C.M. Von Weber scrisse alcuni lieder con accompagnamento originale della chitarra che inserì inoltre in un paio di opere. Si potrebbe pensare a questo punto che Mahler, data l’importanza che riveste nella sua opera il genere liederistico, potesse conoscere quelle pagine ed entrare così in contatto con parti per chitarra; ciò è però soltanto una supposizione. 














                                                                                    
                                         
                                             
Il fatto che più contribuì a rendere così popolare la chitarra nella Vienna d’inizio secolo furono le esibizioni di straordinari virtuosi che con la loro abilità incantarono e per certi versi spiazzarono il pubblico viennese rivelando inaudite possibilità della chitarra come strumento solistico virtuoso. A questo proposito il chitarrista più importante da ricordare è certamente il pugliese Mauro Giuliani (1781-1829) che lavorò nella capitale austriaca dal 1806 al 1819 ottenendo straordinari successi. Grazie all’opera di musicisti come lui, la chitarra si riscattò dalla fama di essere strumento popolaresco adatto solo ad accompagnare canzonette e danze di basso livello ed entrò nelle più importanti sale da concerto con un repertorio accattivante e di un livello tecnico-virtuosistico mai visto prima di allora: basti pensare che nell’aprile del 1808 Giuliani eseguì il suo  “Grand Concerto pour la guitare avec l’accomagnement de grand orchestre op. 30”, ovvero il primo concerto per chitarra e orchestra che sia mai stato composto in assoluto. Dopo di lui vale la pena di ricordare per la loro attività compositiva e concertistica, anche Luigi Legnani (1790-1877) e Gaspar Mertz (1806-1856).
Per quanto piacevole e accattivante all’ascolto, si trattava però di un tipo di repertorio dalle coordinate estetiche chiaramente riconducibili allo stile classico-galante: “una compostezza e una serenità tutte settecentesche, un equilibrato senso della forma e una spiccata gradevolezza melodica”. Un repertorio molto fruibile per i gusti del pubblico di quell’epoca, ma musicalmente privo, anche potenzialmente, delle grandi novità che stavano per essere apportate dal nascente Romanticismo. In parte per questo motivo e in parte per il fatto che i grandi virtuosi che spopolarono a Vienna e a Parigi non riuscirono a fondare una “scuola” grazie alla quale procurare alla chitarra degli eredi, il glorioso periodo di rinascita della chitarra terminò con la morte di questi chitarristi.
   Nessuno tra i grandi compositori dei romanticismo europeo scrisse opere per o con chitarra forse
per il suo volume ridotto, forse  perché il suo carattere intimista era così contrastante con il gigantismo sinfonico assai frequente nel secondo ‘800, o forse anche perché, come avverte H. Berlioz nel suo celebre trattato di strumentazione, “è quasi impossibile scrivere bene per chitarra senza saperla suonare”. La chitarra e il suo repertorio tornarono così ai margini della vita musicale europea e bisognerà attendere addirittura Segovia per assistere alla sua ulteriore e definitiva rinascita. Nonostante questo oblio, il piccolo strumento continuò ad essere utilizzato nella musica popolare di intrattenimento: uno degli esempi più significativi in proposito è la Schrammeln Musik  che si sviluppò proprio a Vienna nella seconda metà del XIX secolo. A questo punto ci avviciniamo a quelli che possiamo considerare i riferimenti chitarristici più prossimi a Mahler che ci possono fornire una chiave di lettura della spiazzante presenza della chitarra nella sua opera.
Il termine Schrammeln Musik deriva dal nome dei fratelli Johann (1850-1893) e Joseph Schrammel (1852-1895) che nel 1878 fondarono insieme al chitarrista Draskovits sostituito l’anno seguente da Anton Strohmayer (1848-1937), un trio di musica folklorica viennese. Il trio divenne poi un quartetto nel 1886 con l’ingresso del clarinettista G.Danzer, sostituito dopo la morte nel 1893, da un fisarmonicista. Il gruppo, che continuò a operare anche dopo la morte dei due fratelli, oltre a suonare un repertorio tradizionale autoctono, creò un gran numero di canzoni, Lieder, valzer, mazurke, polke che furono particolarmente apprezzate anche da Johann Strauss e Johannes Brahms. Lo Schammelnquartett divenne ben presto celebre in tutta l’Austria tanto da essere ospitato anche in importanti teatri nonostante i luoghi privilegiati per suonare quel tipo di repertorio fossero i caffè e le osterie dei sobborghi viennesi.
La storia dimostra quindi che la chitarra era conosciuta e amata nei paesi della mitteleuropa e in particolare nella Vienna d’inizio secolo dove fiorì una scena musicale importantissima per la storia della chitarra e del suo repertorio. L’opera dei grandi virtuosi d’inizio secolo lasciò sicuramente una traccia e anche se non rappresenta un collegamento significativo con la musica  mahleriana, fece sì che la chitarra non venisse del tutto dimenticata, ma continuasse ad essere apprezzata e suonata seppure in un ambito strettamente popolare e di intrattenimento. A questo punto, l’esperienza che più avvicina la chitarra al mondo Gustav Mahler è certamente quella dello Schrammelnquartett; ora non si sa se il compositore boemo durante i suoi periodi di permanenza a Vienna abbia potuto ascoltare dal vivo questo gruppo, tuttavia anche in caso contrario, come osserva Q. Principe, “La Schrammelnmusik fu per Mahler un riferimento tanto obbligato quanto indiretto e implicito e ciò è ancora più importante per la psicologia del compositore”.
















 1 Marco Riboni, La chitarra nel primo Ottocento, in “Speciale Amadeus”, anno XIII n.3, 
   De Agostini, 2003
 
 2 Marco Riboni, Op.cit, , pag.11  

 3 Quirino Principe, Mahler, la musica fra Eros e Thanatos, Milano, Bompiani, 2002, pag. 750





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Ritratto giovanile di Mauro Giuliani

Das Quartett der Brüder Schrammel (14 KB)