Mahler

Mandolino e chitarra: cenni sulla diffusione degli strumenti e del loro repertorio fino all’epoca di Mahler

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a cura di   Antonio Amodeo

Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Strumento di antichissima origine e di evidente derivazione dalla famiglia del liuto, si sviluppò soprattutto in Italia assumendo caratteristiche assai diverse a seconda dell’area geografica: quello più comune e in uso ancora oggi, è il mandolino napoletano che si distingueva dagli altri per la maggiore profondità della cassa di risonanza, per la presenza di una placca (battipenna) applicata alla tavola armonica per preservarla dall’usura del plettro, per il fatto di montare quattro corde doppie accordate per quinte e per la tessitura che era identica a quella del violino.
Nonostante gli stereotipi popolari associno il mandolino unicamente alla tradizione folklorica italiana e mediterranea, questo strumento ha una ricco e interessante repertorio nell’ambito della musica colta di respiro europeo, un repertorio che spazia dal barocco agli albori del romanticismo. Lo utilizza Vivaldi nel concerto per mandolino e orchestra e due concerti per mandolino e orchestra, Handel in Alexander Balus, Mozart nel Don Giovanni e in un Lied per voce e mandolino; e ancora Verdi nell’ Otello, Paganini che si avvicinò alla musica suonando il mandolino del padre e addirittura Beethoven ( 2 sonatine, adagio e Andante con Variazioni per mandolino e pianoforte). In seguito durante il periodo del Romanticismo il mandolino, pur continuando a essere conosciuto e amato a livello popolare e dilettantistico, venne dimenticato dai grandi compositori. Conoscerà poi una vigorosa e definitiva rinascita a partire dal 1870: con l’esplosione soprattutto in Italia delle orchestre a plettro e la diffusione di grandi solisti come Raffaele Calace, il mandolino diventa un fenomeno di massa e l’ondata di questo entusiasmo di diffonderà anche nel Nord Europa per poi “invadere” anche il Giappone durante il ‘900.
All’epoca in cui Mahler opera nei teatri dell’Europa continentale il mandolino non solo ha già una nobile letteratura nella quale non mancano i grandi nomi, ma era molto diffuso e amato in particolare a Vienna; una popolarità che viene da lontano, precisamente dalla metà del XVIII secolo a partire dalla quale il mandolino cominiciò ad avere una sempre maggiore diffusione più che altro nell’aristocrazia dove veniva impiegato per l’educazione musicale e per diletto.
Pare inoltre che proprio agli inizi del 1800 fosse conosciuto a Vienna uno straordinario mandolinista e compositore di nome Johann Hoffmann (1770 – c.1814) le cui opere, numerose e di alto livello virtuosistico, sono tutt’ora in fase di riscoperta.
Appare evidente che a causa di tutti questi fattori, Gustav Mahler dovesse avere più familiarità con il mandolino che non la chitarra e non a caso, forse, esso viene utilizzato anche nel secondo tempo dell’ottava sinfonia e la scrittura della parte è certamente più articolata e difficile di quella chitarristica.















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