Casella di testo:

Mahler

Ruolo e funzione dei due strumenti nella musica di Mahler

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a cura di   Antonio Amodeo

Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Arnold Schoenberg si esprime molto chiaramente sull’idea che l’uso della chitarra nella seconda Nachtmusik, vada ben al di là del puro interesse timbrico,: “la chitarra non è introdotta per ottenere un effetto isolato, ma su questa sonorità si basa tutto il pezzo. Ne fa parte fin dall’inizio, è un organo vitale di questa composizione: non il cuore, ma forse l’occhio, lo sguardo quello che ne determina l’aspetto”6. Una funzione piuttosto importante dunque, ma per comprenderla meglio è necessario prima dare uno sguardo d’insieme alla sinfonia nel suo complesso partendo proprio dalle parole di Mahler: “è la mia opera migliore di carattere prevalentemente lieto”. Chiaramente quando una tale definizione viene pronunciata da un artista di crisi come Mahler, il suo significato non va preso alla lettera. Tuttavia bisogna riconoscere che in questa Sinfonia manca la compattezza drammatica e lacerante che caratterizzava invece la sesta; ci sono infatti più ampi momenti di serenità, spazi della memoria e del sogno nei quali la fantasia del compositore può vagare apparentemente più leggera lasciando trasparire sensazioni rappacificate, pur senza mai tornare al livello di ingenuità e di spensieratezza con le quali, nelle prime Sinfonie, veniva evocato il Wunderhorn. Uno di questi spazi, forse anzi quello privilegiato, è proprio la seconda Nachtmusik, un Andante amoroso che, come concordano diversi studiosi, costituisce uno spazio a sé stante dove la tensione violenta e “negativa” espressa nel movimento precedente si placa approdando ad un clima idilliaco e tranquillo; l’atmosfera è quella di una serenata di gusto ottocentesco e forse anche per questo fatto ha il sapore di un temporaneo salto in un passato che non può tornare, ma di cui si conserva un delicato e tenero ricordo.
Comincia a essere più chiaro a questo punto il motivo per il quale Schoenberg sostiene che questo pezzo sia basato sulla sonorità della chitarra: da sempre questo strumento è stato usato per accompagnare serenate nell’ambito della musica popolare e di intrattenimento, sia a un livello sociale basso che aristocratico, anzi sostanzialmente all’epoca di Mahler la chitarra era rinomata quasi esclusivamente per questa funzione! Bisogna ricordare inoltre che la chitarra alla quale pensa Mahler è ovviamente diversa da quella attuale poichè aveva dimensioni più ridotte, una struttura più esile e montava corde di budello anziché di nylon; di conseguenza la sonorità era ancora più dolce e pacata rispetto a quella della chitarra odierna, e anche questa caratteristica la rendeva uno strumento particolarmente adatto a dipingere atmosfere “gentili” e leggere come quelle di una serenata. Ma torniamo all’importante frase di Schoenberg; dopo l’ascolto dell’intera Nachtmusik e un esame della partitura è possibile riscontrare come in effetti il compositore dia una grossa importanza alla chitarra non perché gli affidi una parte difficile, virtuosistica o solistica, al contrario! La scrittura é piuttosto blanda, disimpegnata e rarefatta, ma Mahler si preoccupa di costruire intorno all’accompagnamento della chitarra un contesto sonoro nel quale la sua sonorità particolare e insolita per una musica d’orchestra, possa risaltare con una certa efficacia. Mahler sapeva bene che uno strumento con un volume così ridotto sarebbe stato schiacciato facilmente da una scrittura orchestrale troppo ricca e fitta, così pur sfruttando in momenti diversi della composizione tutta la ricca gamma timbrica dell’orchestra, impiega una scrittura di tipo cameristico.
Nei momenti in cui compare la chitarra, infatti, la scrittura delle altre parti si fa più essenziale e il compositore cerca sempre di accostarla, di volta in volta, agli archi oltre che all’arpa, al mandolino o a fiati come clarinetto, fagotto, oboe: tutti strumenti il cui timbro non strida con quello vellutato della chitarra.
C’è un ulteriore elemento che ci fa capire il posto che occupa la chitarra nell’immaginario mahleriano: in questa Nachtmusik non ci sono solo reminiscenze brahmsiane delle serenate op. 16 e op. 11, nelle quali è assente la chitarra, ma anche evidenti influenze di qualcosa di più tipicamente viennese che, come ho fatto notare nel paragrafo precedente, avvicina Mahler alla chitarra ossia la Schrammeln musik. Come rimarcano infatti Petazzi e Principe, il ricordo della musica di intrattenimento praticata nei caffè e nelle osterie viennesi è immediatamente riconoscibile fin dall’apertura del pezzo dove i violini eseguono una figura tipica della musica popolare dell’epoca con il salto d’ottava in glissando. Dopo questo motto iniziale, chitarra, arpa, fagotto e clarinetto proseguono con un accompagnamento che alimenta l’atmosfera da caffè viennese appena creata dai violini. Come avveniva nella Schrammeln musik, la chitarra è protagonista nell’accompagnamento, infatti questo è il ruolo che Mahler le affida per quasi tutto il brano dato che la chitarra è impiegata con funzione melodica praticamete soltanto dalla battuta 99 alla 102 nelle quali, insieme a mandolino e arpa costruiscono un microscopico canone; situazione che poi si ripete, leggermente variata, alle battute 178 e 182.
La chitarra dunque si rivela essenziale per ricreare un’atmosfera languida piacevole e nostalgica che nell’immaginario mahleriano viene associata in parte alla serenata in parte alla musica da intrattenimento praticata nei caffè viennesi; l’importanza che il compositore le attribuisce trapela anche dalla presenza di questo strumento in alcuni momenti chiave della sinfonia, ovvero  all’inizio dopo le prime quattro battute del quarto movimento, e nel delicato accordo finale con cui la nachtmusik si spegne, “morendo” languidamente. Se consideriamo la Nachtmusik un’episodio idilliaco e appartato  nel contesto dell’intera Sinfonia, a maggior ragione è importante che siano ben chiari i limiti entro i quali questo mondo a sè stante compare e scompare per giocare il suo ruolo: ebbene nei momenti in cui su questo piccolo e perduto mondo si alza e cala il sipario, la chitarra è presente con la sua particolare e inconfondibile sonorità, dunque lascia un marchio importante e caratteristico su questa Nachmusik. Naturalmente all’interno del brano, soprattutto nella sezione centrale, ci sono anche zone d’ombra, momenti più convulsi e carichi di tensione drammatica che incupiscono l’atmosfera, ma in questi frangenti la chitarra è praticamente sempre assente. Questo e altri elementi esaminati precedentemente ci portano a concludere che la chitarra ha un rapporto piuttosto preciso con il tormentato universo sonoro mahleriano ed è riconducibile a un senso di piacevole incantata leggerezza, a una dimensione di effimero e quasi di divertito  ozio poiché questi sono gli elementi ai quali il compositore sembra associare la chitarra. Un rapporto che risente comprensibilmente delle condizioni spazio temporali e culturali in cui Mahler si trova a operare, tuttavia significativo perché ci dice non poche cose sull’eclettismo stilistico di questo compositore, e sulle condizioni nelle quali la chitarra e il suo repertorio versavano in quegli anni.





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   6 Arnold Shoenberg in Petazzi, op.cit. pag. 161