Casella di testo:

Mahler

Ruolo e funzione dei due strumenti nella musica di Mahler

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a cura di   Antonio Amodeo

Casella di testo: Casella di testo: Più difficile è decifrare e la posizione e il ruolo del mandolino nella musica di Mahler. Cominciando dalla Nachtmusik, la prima cosa che si può rimarcare è che, come del resto avviene anche per la chitarra, i suoi interventi non sono uniformemente distribuiti su tutta la partitura, ma piuttosto circoscritti e mirati. Diversamente dalla chitarra, esso non è protagonista fin dall’inizio, e non lo è nemmeno nel finale, mentre si trova spesso a suonare in regioni del brano dove la chitarra è assente. Questi segnali stanno a indicare che Mahler per il mandolino, ha probabilmente in mente un’altra funzione rispetto a quella chitarristica: per capirla è importante a mio avviso esaminare gli accostamenti sonori dei due strumenti poiché proprio la chitarra, nell’immaginario collettivo, ma anche poi nella pratica, è sempre stata considerata lo strumento più idoneo ad accompagnare il mandolino soprattutto quando si tratta appunto, di una serenata. Gustav Mahler non sembra voler cedere però al facile per quanto piacevole abbinamento chitarra – mandolino – serenata e anzi gioca con questo stereotipo in maniera sottile: da una parte infatti, il mandolino, per quanto venga adoperato principalmente con funzione melodica, raramente ha spazi in cui è davvero protagonista (spesso esegue controcanti, arpeggi di accompagnamento o raddoppia le parti di altri strumenti) e anche quando questo avviene non si abbandona mai a quella cantabilità che gli è propria nella musica mediterranea; dall’altra esso viene accostato in modo significativo alla chitarra soltanto in tre punti: il primo è alla battuta 315 quando accompagnano l’orchestra in un lungo crescendo, il secondo tra la battuta 99 e la 102 e il terzo tra la 178 e la 182. Questi ultimi due passi sono quelli più significativi perché si tratta di due piccolissimi canoni (sono presenti comunque anche altri strumenti) che sono pensati per aprire e chiudere una sezione di sviluppo dei temi, racchiusa tra la battuta 102 e la 178. Di questi importanti passaggi è necessario notare come i due strumenti siano utilizzati in maniera assolutamente minimale: se la chitarra avesse fatto degli accordi arpeggiati e il mandolino avesse eseguito le stesse note col classico stile del tremolato, l’effetto sarebbe stato completamente diverso e avremmo avuto improvvisamente l’evocazione di sonorità mediterranee, mentre così si percepisce un senso di sospensione, di rarefazione sonora; con questo tipo di scrittura, il suono naturale di questi due strumenti è come se si sterilizzasse astraendoli dal contesto nel quale sono riconoscibili come tali.
Questo fatto ci porta a capire il motivo per cui forse Mahler inserisce il mandolino: c’è sotto un interesse squisitamente timbrico che però non è finalizzato a ottenere un effetto isolato che evochi esoticamente i colori del mediterraneo, ma al contrario un effetto di straniamento: “i due strumenti sono una presenza astratta e aliena, e il loro obbligato carattere mediterraneo si trasforma nella comparsa tutt’altro che familiare dell’improvvisamente altro”7. La funzione “alienante” del timbro mandolinistico era già stata preannunciata alla battuta 42 ovvero al momento del suo ingresso con un motivetto scandito in quartine di crome che sembra voler essere una parodia un po’ goffa del tema iniziale. Questo motivo tra l’altro si ripeterà altre volte nel corso nella composizione e saranno i brevi momenti in cui il mandolino, avendo la parte più scoperta, ha la responsabilità di condurre il tema. L’ingresso improvviso di una sonorità come quella del mandolino è certamente spiazzante all’ascolto soprattutto quando è così decontestualizzata.
 L’effetto di straniamento viene accentuato da un altro espediente sul quale vale la pena soffermarsi, sul fatto cioè che quasi mai  il mandolino suona in tremolato, un tipo di pratica che in genere, date le peculiarità strumentali, si utilizza quasi in modo consueto per tenere i suoni a lungo; invece anche quando compaiono note da due o da quattro quarti, il compositore non specifica l’uso del tremolato, cosa che invece si premura di fare soltanto alla battuta 321 per enfatizzare un crescendo. Un’indicazione questa che testimonia la volontà del compositore di avere un altro suono in tutti gli altri punti, fondamentale per accentuare la situazione di alterità timbrica che Mahler vuole creare. Suonando note lunghe e sparse senza tremolato infatti, il suono del mandolino ricalca in modo evidente quello del pizzicato violinistico, ma è molto più metallico come se fosse stato privato della pienezza sonora tipica del violino; tra l’altro i due strumenti sono in qualche modo “cugini” poiché hanno la stessa tessitura e nell’orchestra a plettro, il mandolino svolge la stessa funzione del violino nell’orchestra sinfonica. Questo ci potrebbe indurre a pensare che volutamente Mahler gioca su questa contrapposizione timbrica pensando al suono del mandolino come a una sorta di “scarnificazione” del suono del violino certamente più familiare e consono a un contesto sinfonico. Una scarnificazione che, aggiungo, ha certamente qualcosa di spettrale e quindi, in qualche modo, di notturno trattandosi di una nachtmusik.
In sostanza possiamo concludere che in questo brano l’uso del mandolino sia stato piegato al già noto gusto mahleriano per la deformazione sonora, giocata attraverso l’utilizzo di materiali sonori già noti anche banali, quasi fossero degli “scarti”, per riciclarli ed elaborarli in modo da creare effetti spiazzanti di straniamento e alienazione. Una deformazione sonora alla quale si accompagna anche una deformazione formale che fanno a tutti gli effetti di Mahler un artista di crisi. Del resto in un movimento che all’interno della sinfonia vuole essere l’evocazione di un mondo appartato, portatore di bellezze e sogni ormai perduti, perché non accentuare questo senso di allontanamento della realtà introducendo elementi sonori che trascinano l’orecchio dell’ascoltatore geograficamente altrove senza appagarlo come si aspetta?
Per quanto riguarda l’Ottava Sinfonia, anche se si tratta di un opera estremamente complessa dove musica e testo interagiscono in una struttura di dimensioni mastodontiche, il discorso sul nostro strumento è molto più breve in quanto il suo intervento è limitato a poche battute che si trovano nella seconda parte, ovvero l’ultima scena del Doctor Faust di Goethe.
Questa volta la scrittura è tutt’altro che cameristica poiché si tratta della sinfonia dove l’organico orchestrale raggiunge le dimensioni più colossali. In un contesto di questo tipo la funzione del mandolino non è più la stessa della sinfonia precedente, ma si avvicina leggermente a quella di “decorativismo sonoro” che peraltro potrebbe essere in parte motivata dal fatto che, in un certo senso, si tratta di accompagnare un testo letterario di noto spessore. L’intervento del mandolino è limitato a due momenti dei quali il primo è certamente il più importante poiché è più lungo e articolato. Esso si colloca in una fase dove si alternano episodi corali e solistici nei quali spiccano le voci dei vari personaggi che danno vita alla scena: per la precisione, il mandolino si trova a precedere, accompagnare e seguire l’intervento vocale del personaggio di Margherita ( Una poenitentium). In questa parte della sinfonia, “Mahler mantiene un clima di semplicità luminosa”8 utilizzando un unico tema estremamente semplice che viene di volta in volta variato nel ritmo e nell’armonizzazione, pur continuando a esprimere un senso di levità e felicità. Il mandolino partecipa attivamente alla creazione di questa atmosfera positiva e serena; l’ingresso improvviso del suo timbro squillante dalle suggestioni festaiole e mediterranee è ulteriormente avvalorato dal cambio dell’armonia che si sposta sul Re maggiore e vi rimane per tutta la durata dell’intervento del mandolino. Il momento del suo ingresso è dunque importante perché gli viene affidata l’esecuzione del tema, sottolineata dal compositore con l’indicazione “Mandoline solo”; evidentemente l’intenzione è quella di farlo risaltare nonostante il ricco accompagnamento orchestrale che rischia di surclassarne la sonorità. Successivamente il mandolino accompagna la parte vocale con poche ed essenziali note durante le quali il suo timbro si confonde con quello dell’orchestra, per poi riemergere nuovamente con un'altra breve sezione a solo dove compare l’uso del già citato “tremolato”, particolarmente adatto ad evidenziarne le peculiarità timbriche. Anche se, ancora una volta, il mandolino viene impiegato in un contesto che non richiama espressamente il suo tipico “habitat sonoro”, che è quello della musica popolare e mediterranea, il suo utilizzo nell’ottava non lo snatura dalla sua abituale caratteristica di essere uno strumento squillante e divertente, associato a semplici e orecchiabili melodie adatte ad accompagnare momenti di spensierata allegria. In un’ opera che si contraddistingue per essere un capitolo a parte all’interno del mondo sinfonico mahleriano, l’ingresso sempre e comunque spiazzante del mandolino si conferma un mezzo efficace e piacevolmente insolito per esprimere un mondo che questa volta si colora senza indugio di emozioni positive.

   

   7 Q.Principe op.cit., pag.752


   8 P.Petazzi, op.cit, pag.185

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