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MARIETTA PICCOLOMINI

 

                  una gentildonna prestata alla lirica.

 

                                                        (parte seconda)

 

Angela Cingottini

 

 

 

          Archivio

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Angela Cingottini

Traviata.

 

Anche se Marietta Piccolomini ebbe un repertorio vastissimo che va da Donizetti, a Paisiello, Balfe, Mozart e tantissimo Verdi, l’opera per cui è passata alla storia della musica come interprete leggendaria è la Traviata. La interpretò per la prima volta il 9 ottobre 1855 al teatro Carignano di Torino e le repliche proseguirono fino alla trionfale, ultima serata del 2 dicembre. In quest’ultima occasione la sua notorietà supererà le Alpi e la Manica. Le dedicano articoli lusinghieri, fra gli altri, La France Musicale e The Observer,

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- Marietta Piccolomini

anticipando i trionfi che le verranno tributati per la prima esecuzione di quest'opera fuori d'Italia, appunto a Londra. Sappiamo che la prima assoluta dell’opera, nel ’53 alla Fenice di Venezia, non aveva riportato grande successo. Verdi giudicava inadatti gli interpreti imposti dall’impresario e in una lettera cita la Piccolomini come una delle tre uniche artiste adatte a interpretare la protagonista. (4). Sappiamo come poi l’opera venne riproposta un anno dopo con alcuni tagli e con altri interpreti e fu da allora un successo sempre maggiore. Ciononostante, a causa di queste vicissitudini, la fama di Verdi all’estero era in ribasso. La prima londinese all’Her Majesty’s Theatre il 24 maggio del 1856, fu soprattutto uno strepitoso successo di Marietta, ma servì anche, gradualmente, a restituire a Verdi le sue giuste credenziali . Furono, probabilmente, proprio i successi londinesi a confermare ulteriormente Verdi nella stima per l'artista, con la quale, tra il maggio e l'agosto , intraprese una corrispondenza proponendole il personaggio di Cordelia nel Re Lear , opera che intendeva realizzare per la stagione 1857-'58 a Napoli. Il progetto non fu mai portato a termine, ma il quel periodo Verdi ebbe modo di esternare di nuovo, senza mezzi termini, la sua ammirazione per la cantante. (5)
Tra il 1856 e il 1860 Marietta Piccolomini è un’attrazione quasi stabile nei teatri londinesi e inglesi in genere.

Proprio ai successi inglesi si riferisce un biglietto manoscritto anonimo, privo di datazione e luogo presente fra i documenti dell'archivio di Stato di Siena dove si legge,fra l'altro '...La Sua Piccolomini, leggiadra nella figlia del Reggimento,sublime nella Traviata, fu divina nella Lucia In quest'opera ella avanzò ogni aspettazione anzi fece quanto non s'attendevano parecchi mostrandosi squisita cantatrice. Io non ho mai veduta né udita una simile Lucia. La Piccolomini è un genio e basta'...(6)                                                        

Per la prima francese della Traviata, al Théatre Impériale Italien, Marietta Piccolomini è a Parigi il 13 dicembre del 1856 e già il 14 La France Musicale dedica all’opera, all’autore e agli esecutori un articolo minuzioso di sei colonne. La cantante viene paragonata a un essere magico che esercita sul pubblico un’influenza magnetica e la definisce '....una di quelle rare individualità che hanno il privilegio di risvegliare le emozioni delle masse senza che si possa dire da dove traggano la loro arte e il segreto del loro fascino.(...) canta diversamente dalle altre, e così bene che vi incatena alla sua voce.'

Nel settembre del 1858 Marietta Piccolomini viene scritturata per una tournée negli Stati Uniti dall'impresario Bernard Ullmann, il quale la pone al centro di un battage pubblicitario che ne enfatizza i successi londinesi e presenta 'La Traviata' come opera scritta dal compositore per lei, riuscendo a creare un'interesse tale da risollevare le sorti economiche della Academy of Music di New York, all'epoca il più grande teatro del mondo, costruito nel '54 con accorgimenti avveniristici, ma con costi di mantenimento talmente alti da non poter essere sostenuti con gli introiti derivanti dalle vendite dei biglietti, necessariamente costosissimi anch'essi.
Dopo
un mese di esibizioni anche alla Academy of Music di Philadelphia, dove nel gennaio-febbraio del '59 interpreta oltre a Verdi anche Donizetti, Paisiello e Mozart, Marietta si sposta in altre grandi città degli Stati Uniti, per tornare poi a Londra.                                                                 
La troviamo di nuovo in Italia a Firenze, il 4 dicembre, dove canta al teatro Pagliano per una sottoscrizione promossa per i volontari di Garibaldi . Per l'occasione canta Bianca Croce dei Savoia, su testo di Giosuè Carducci e musica del M.o Romani. L'entusiasmo è tale che la cantante deve concedere 3 bis.(7) Nell'aprile del '60 è di nuovo a
Londra all'Her Majesty.

La Marchesa Caetani della Fargna

Il matrimonio con il Marchese Francesco Caetani della Fargna avvenne il 25 maggio 1860 e da quel momento la storia di Marietta Piccolomini fu un fatto eminentemente privato. Non mancarono sue esibizioni in pubblico, anche se quasi tutte legate a scopi filantropici, come quella che la vide cantare di nuovo Bianca Croce dei Savoia alla prima esposizione nazionale a Firenze nel '61 o quando cantò nel teatro Accademia degli Avvaloranti a Città della Pieve, nel 1869, impegnata insieme a cantanti locali nell'ultimo atto del Trovatore.(8)

Aveva il suo domicilio stabile a Firenze, presso il Poggio Imperiale, ma dovette nutrire e trasmettere ai suoi figli una particolare predilezione per Città della Pieve, dove abitava nell'imponente palazzo settecentesco,oggi sede del Comune, proprio a fianco del teatro . Dopo la morte dei genitori le figlie Teresa , Concetta e Rita vi si stabilirono, continuando l'opera di filantropia e beneficenza che era stata propria della loro madre e contribuendo a diffondere quell'aura di 'pietas'' di cui la marchesa della Fargna si era circondata e che è messa in gran in risalto da Pietro Piccolomini, lo studioso che redasse un'opera a carattere biografico-encomiastico nel 1900, un anno dopo la morte di Marietta. (9).

La morte del figlio Carlo, poco più che ventenne, avvenuta nel 1893, contribuì certamente al volontario allontanamento sociale cui accennava il redattore dell'articolo del Giorno sopra ricordato.

Sicuramente seppe trasfondere nella sua vita privata e civile l'impegno e la passione che l'avevano caratterizzata sulla scena, se Giuseppe Mazzini, nella lettera del 29 maggio 1865 a lei indirizzata, scrive:
' Signora,

...Vorrei invece di scrivere, potere stringervi la mano.
Io non vi dico 'amate la Patria' perché so che l'amate. Ma vi dico: giovatevi dell'influenza che dovete esercitare perché altri l'ami. Rimproverate acerbamente gli Italiani che vi sono, o vi saranno vicini, perché tollerano la presenza dello straniero in casa nostra, perché accettano -indifferenti o pensando ad altro-la vergogna di potere conquistare la Terra che Dio assegnò ad essi e di non farlo: La rampogna scende efficace da una donna e da una donna come Voi siete.. Spronateli, se non alla fede del Dovere,all'orgoglio italiano
. Un popolo di 22 milioni che ciarla di libertà e non si occupa delle baionette austriache che tengono il Veneto ....è un popolo disonesto.

Addio, Signora, abbiatemi ammiratore e fratello.'


Fu, sicuramente, Marietta Piccolomini una personalità di grande rilievo in ogni momento della sua vita, capace di saper imporre agli altri o a se stessa scelte controcorrente o, comunque, coraggiose: voler essere una cantante professionista in un tempo in cui la cosa era di discredito per una donna, tanto più per una nobildonna per la quale sarebbe stato comunque impensabile esercitare una qualsiasi professione. Avere il coraggio di rientrare nei ruoli in un momento in cui, all'apice del successo, sicuramente non fu facile per lei. Manifestare direttamente una opinione politica, cosa che la colloca in una posizione di tutto
rispetto , a fianco delle maggiori individualità del nostro risorgimento.


Marietta morì a Firenze, nella sua villa di Poggio Imperiale, l'11 dicembre 1899 a causa di una polmonite. E' sepolta al Cimitero delle Porte Sante, presso S. Miniato a Monte, nella cappella di famiglia affrescata da Gualtiero de' Bacci Venuti, pittore che molto della sua fortuna dovette alla vicinanza che per tutta la vita ebbe con i marchesi Caetani della Fargna.



NOTE


(1)- Canuti F., Nella patria del Perugino , Città di Castello ,1926, pp. 283-286.

 

(2)-Tutte le lettere della famiglia Piccolomini Clementini citate, inedite, si trovano all'Archivio di Stato di Siena ,Fondo Piccolomini Clementini, buste 72 e 75

 

(3)-La lettera è riportata in L'Unione Corale Senese a Marietta Piccolomini ,Siena, 1999, p.p 57-58

 

(4)-Nella lettera del 30 gennaio 1853 al presidente del teatro La Fenice Verdi scrive 'So che è difficile assai trovare artista che possa appagare le esigenze del Teatro.....Le sole donne che a me sembrerebbero convenienti sono.:1° la Penco,che canta a Roma; 2° la sig.a Boccabadati, che canta il Rigoletto a Bologna, ed infine la sig.a Piccolomini che ora canta a Pisa.'

 

(5)- Nella lettera del 23 agosto 1856 a De Sanctis Verdi scrive 'Io ho proposto la Piccolomini perché i suoi successi nella Traviata a Torino ed altri paesi ed ora a Londra sono così grandi e sinceri, che certamente non si potrebbe trovare né miglior Traviata né forse miglior Cordelia.. La voce è piccola ma il talento è grande.'

 

(6) – Inedito. Archivio di Stato di Siena, Fondo Piccolomini Clementini, busta 106.

 

(7)- L'episodio è ricordato dallo stesso Carducci nell'introduzione agli Juvenilia del 1880

 

(8)- L'episodio è ricordato da Gino Monaldi in Cantanti celebri del XIX secolo,  
          p.131.

 

(9) -Piccolomini P., Marietta Piccolomini, Marchesa Caetani della Fargna, cenni biografici. .Siena, 1900

 

 

                                                                                     Angela Cingottini

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