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Christian Agrillo |


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PAURA DEL PUBBLICO?
La parola agli esperti
Prima parte
a cura di Christian Agrillo
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La capacità di fronteggiare i numerosi compiti cognitivi richiesti ad un musicista all’atto di suonare in pubblico rappresenta uno degli argomenti di maggior interesse per l’odierna psicologia della musica. Uno dei punti di partenza della ricerca accademica consiste nell’interrogare direttamente chi fa dell’esperienza concertistica la sua professione ed ha al contempo una consolidata esperienza didattica. Ascoltare le loro osservazioni e trovare eventuali temi è, a mio avviso, di cruciale importanza nel processo iniziale di conoscenza dei fenomeni cognitivi coinvolti durante un’esecuzione pubblica, in quanto può fornire alla ricerca accademica quel bagaglio di competenze pratiche strumentali che molti studiosi di laboratorio non possiedono. Dopotutto la capacità di suonare in pubblico si sviluppa e si affina nel corso degli anni, dopo diversi consigli ed osservazioni personali che un ricercatore non avvezzo alla pratica concertistica inevitabilmente ignora. Prendendo spunto dai contenuti del libro “Suonare in Pubblico. L’esperienza concertistica e i processi neuro cognitivi” ho affrontato con tre concertisti di fama internazionale alcune tematiche relative ai fattori mentali che possono intervenire durante un’esecuzione pubblica. Le interviste hanno preso luogo in date e luoghi differenti, ma hanno riguardato temi comuni.
In questo articolo vi riporto (in ordine alfabetico) le risposte fornite daimaestri ad alcune delle domande comuni che ho posto loro sul delicato temadel suonare in pubblico. Christian Agrillo: Innanzitutto, Maestro, quali fattori secondo lei possono danneggiare la memoria durante un concerto? Baldissera. La memoria è la prima cosa che si spezza quando non si è sicuri. Le mani ti possono tradire, ma lo fanno molto meno di quanto possa fare lamemoria, che è molto più difficile da verificare. Quando si prova tranquillitra le proprie pareti domestiche non si è sotto pressione e si riesce ad esserelucidi. Per lo stesso motivo per cui quando parliamo in pubblico non è comequando parliamo tra amici, quando suoni in concerto sei il punto diriferimento di un’ampia sala. Ciò innesca un meccanismo di tremendoimpatto dal punto di vista psicologico e la difficoltà più ardua è riuscire aconcentrarsi. C’è chi dispone di questo dono, ma molti altri non hanno talepredisposizione e in questi casi l’elemento più fragile è proprio la serie diconnessioni che ti portano a suonare, cioè la memoria musicale. Ti faidistrarre dal contesto e l’ultima cosa a cui pensi è “suonare”. In quel caso, sehai una solida conoscenza del brano lo esegui lo stesso (anche se non sarai tu che l’hai suonato ma le tue associazioni automatiche di gesti), ma se nondisponi di tale solidità mnestica, l’impatto col pubblico può far saltare tutto! Levin: Spesso il problema risiede nel metodo di studio. Molti strumentisti sono soliti studiare un brano suonandolo dall’inizio alla fine e, quandovogliono ripassarlo, tornano a suonarlo interamente dalla prima battuta!Sarebbe invece meglio scegliere diversi punti di partenza nella fase distudio, a costo di partire dalle ultime sezioni sino alle prime, perché inquesta maniera approfondisci meglio il percorso che stai facendo, capiscidove la musica ti condurrà durante il brano. Questo incrementa la soliditàdella memoria. La memoria, comunque, è un’abilità multi-dimensionale: laMusica deve essere interamente nella nostra mente prima ancora che nelledita, ragion per cui se ci affidiamo solo ad una memoria motoria, anchepiccoli lapsus digitali possono farci scivolare completamente nell’oblio. Lamemoria dei gesti è molto importante ma ha bisogno di essere supportata daun’analisi intellettuale del brano, dalla memoria visiva dello spartito e daquella cinestetica che accompagnerà il gesto.Penso che le abilità motorie debbano essere pienamente apprese prima delconcerto. Quando ciò non avviene l’attenzione del musicista cade quasiesclusivamente sui passaggi manuali ed i dettagli dello spartito. Questi, alcontrario, devono essere assimilati precedentemente, non solo nello studio acasa ma anche in contesti pubblici inizialmente limitati. Per esempio, allaRoyal Academy abbiamo diversi passi da superare per imparare a stare inpubblico: inizialmente l’allievo suona di fronte al docente, poi in piccolisaggi di classe e, se tutto procede bene, si passa ad un pubblico più ampio. Zigante: Le memorie sono tante e sovrapposte: ci sono delle memorie digitali, delle memorie musicali che si dividono ulteriormente, perché ilsuono a volte lo si ricorda non solo come altezza ma come componentetimbrica; per tale motivo la nostra memoria può venire turbata anche dallostesso suono ma da un cambio di diteggiatura, perché cambierebbe uno deitanti connotati possibili: il timbro, il suo modo di vibrare eccetera.La memoria ad esempio può essere turbata tantissimo da uno strumentoDiverso, perché è vero che il concertista esegue i movimenti uguali, ma lostrumento non risponde più alla stessa maniera, non produce e combina i suoni nello stesso modo e questo può generare piccoli lapsus di memoria. Continua |
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