Casella di testo: Casella di testo:

 

 

 

Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo:

          Archivio

Christian Agrillo

 

 

 

PAURA DEL PUBBLICO?

 

                  La parola agli esperti

 

Prima parte

 

   a cura di Christian Agrillo

 

 

Casella di testo: Dintorni
Casella di testo: Dintorni
Casella di testo: Casella di testo:

 

   La capacità di fronteggiare i numerosi compiti cognitivi richiesti ad un musicista all’atto di suonare in pubblico rappresenta uno degli argomenti di maggior interesse per l’odierna psicologia della musica. Uno dei punti di partenza della ricerca accademica consiste nell’interrogare direttamente chi fa dell’esperienza concertistica la sua professione ed ha al contempo una consolidata esperienza didattica. Ascoltare le loro osservazioni e trovare eventuali temi è, a mio avviso, di cruciale importanza nel processo iniziale di conoscenza dei fenomeni cognitivi coinvolti durante un’esecuzione pubblica, in quanto può fornire alla ricerca accademica quel bagaglio di competenze pratiche strumentali che molti studiosi di laboratorio non possiedono. Dopotutto la capacità di suonare in pubblico si sviluppa e si affina nel corso degli anni, dopo diversi consigli ed osservazioni personali che un ricercatore non avvezzo alla pratica concertistica inevitabilmente ignora.

Prendendo spunto dai contenuti del libro “Suonare in Pubblico. L’esperienza concertistica e i processi neuro cognitivi” ho affrontato con tre concertisti di fama internazionale alcune tematiche relative ai fattori mentali che possono intervenire durante un’esecuzione pubblica. Le interviste hanno preso luogo in date e luoghi differenti, ma hanno riguardato temi comuni.

 

Casella di testo: Il 3 Maggio 2006 ho intervistato il Maestro Frèdèric Zigante al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste. Il Maestro Zigante è noto al grande pubblico per le sue pubblicazioni, per la sua intensa vita concertistica nonché per la sua consolidata esperienza didattica. Le sue numerosi incisioni lo hanno reso ad oggi uno dei chitarristi italiani più conosciuti in ambito internazionale.

 

Casella di testo: Il 30 Giugno 2007 ho incontrato il Maestro Michael Lewin presso la Royal Academy of Music di Londra. Il Maestro Lewin forse è poco noto nel panorama concertistico italiano, ma rappresenta una delle figure didattiche di riferimento nel Regno Unito. È vicepresidente della European Guitar Teachers’ Association nonché direttore del dipartimento di chitarra dell’accademia londinese, dipartimento che arruola nel corpo docenti musicisti del calibro di John Williams e Juliam Bream.

 

 Casella di testo: Infine, in data 13 Settembre 2007 ho incontrato il Maestro Florindo Baldissera presso la splendida cornice di Palazzo Pisani, sede del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia. Il Maestro Baldissera svolge attività concertistica sia come solita che in formazioni cameristiche e le sue ampie competenze didattiche hanno portato alla formazione di nuove generazioni di chitarristi molti dei quali hanno ottenuto di recente traguardi internazionali.

 
In  questo  articolo  vi  riporto  (in ordine alfabetico)  le  risposte  fornite   dai
maestri ad alcune delle domande comuni che ho posto loro sul  delicato tema
del suonare in pubblico.
 
Christian Agrillo: Innanzitutto, Maestro, quali fattori secondo lei possono
danneggiare la memoria durante un concerto? 
 
Baldissera. La memoria è  la  prima cosa che si spezza quando non si è sicuri.
Le mani ti possono tradire, ma lo fanno molto meno  di  quanto possa fare la
memoria, che è molto più difficile da verificare.  Quando  si  prova tranquilli
tra le proprie pareti domestiche non si è sotto pressione e si riesce  ad essere
lucidi. Per lo stesso motivo per cui  quando parliamo in pubblico non è come
quando   parliamo  tra   amici,   quando   suoni   in    concerto   sei  il punto di
riferimento  di  un’ampia  sala.   Ciò   innesca   un    meccanismo di tremendo
impatto  dal punto di vista   psicologico   e  la  difficoltà più ardua è riuscire a
concentrarsi.  C’è   chi dispone di questo dono, ma molti altri  non hanno tale
predisposizione   e  in  questi  casi l’elemento  più fragile è proprio la  serie di
connessioni  che  ti  portano  a  suonare, cioè   la   memoria   musicale.  Ti  fai
distrarre dal contesto e l’ultima cosa a cui pensi è “suonare”. In quel caso, se
hai una   solida   conoscenza del brano lo esegui lo stesso (anche se  non sarai 
tu che l’hai suonato ma  le tue  associazioni automatiche di gesti), ma  se  non
disponi di tale solidità mnestica, l’impatto col pubblico può far saltare tutto!
 
Levin: Spesso  il   problema   risiede  nel metodo di studio. Molti strumentisti
sono  soliti   studiare   un   brano   suonandolo   dall’inizio  alla fine e, quando
vogliono  ripassarlo,  tornano  a  suonarlo  interamente  dalla  prima battuta!
Sarebbe  invece  meglio  scegliere  diversi  punti   di  partenza    nella   fase   di
studio, a   costo   di  partire  dalle   ultime   sezioni  sino  alle prime, perché in
questa  maniera   approfondisci   meglio   il percorso che stai facendo, capisci
dove la musica ti condurrà durante il brano.  Questo   incrementa  la  solidità
della  memoria.  La  memoria, comunque, è un’abilità multi-dimensionale: la
Musica  deve  essere  interamente nella  nostra mente prima ancora che nelle
dita, ragion  per  cui se  ci  affidiamo  solo  ad  una   memoria  motoria,  anche
piccoli  lapsus  digitali  possono  farci  scivolare completamente nell’oblio. La
memoria dei gesti è molto importante ma ha bisogno di essere supportata da
un’analisi intellettuale  del  brano,  dalla  memoria  visiva  dello  spartito e da
quella cinestetica che accompagnerà il gesto.
Penso  che  le  abilità  motorie debbano essere pienamente apprese prima del
concerto.  Quando    ciò   non  avviene  l’attenzione  del musicista  cade   quasi
esclusivamente  sui  passaggi  manuali  ed i  dettagli  dello spartito. Questi, al
contrario, devono essere assimilati precedentemente, non solo nello studio a
casa ma  anche in  contesti  pubblici  inizialmente  limitati.  Per esempio, alla
Royal Academy   abbiamo  diversi  passi  da  superare per imparare a stare in
pubblico:   inizialmente  l’allievo  suona   di   fronte   al  docente, poi in piccoli
saggi   di   classe e,  se  tutto procede bene, si passa ad un pubblico più ampio.
 
Zigante: Le   memorie   sono   tante   e   sovrapposte:   ci   sono  delle memorie
digitali, delle  memorie musicali  che   si   dividono   ulteriormente, perché   il
suono a  volte   lo si ricorda   non  solo   come   altezza   ma come componente
timbrica;  per tale  motivo  la nostra memoria può venire turbata anche dallo
stesso  suono  ma da un  cambio di diteggiatura, perché cambierebbe uno dei
tanti connotati possibili: il timbro, il suo modo di vibrare eccetera.
La memoria ad  esempio  può  essere  turbata   tantissimo   da uno strumento
Diverso, perché è  vero  che  il  concertista  esegue  i movimenti  uguali, ma lo
strumento non risponde più alla  stessa maniera,  non  produce  e   combina i 
suoni nello  stesso  modo e questo può generare piccoli lapsus di memoria.
 
 
                                                                                              Continua 
Casella di testo:

Il presente sito non costituisce testata giornalistica, né ha carattere periodico, essendo aggiornato in relazione alla disponibilità e alla reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale, ai sensi della Legge n. 62 del 7-03-2001. Le fotografie pubblicate su questo sito, salvo diversa indicazione, sono copyright dei legittimi autori.

Tutti i materiali  pervenuti a ChitarraeDintorni.eu : foto, file audio/video, documenti word, pdf, jpg et similari non saranno restituiti in alcun modo.

 

 

Casella di testo: