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Antonio Amodeo

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Casella di testo:

 

Piacenza 20-5-‘06

 

All’interno del metodo analitico-funzionale di M. Storti, rivestono una grande importanza le opere didattiche finalizzate all’acquisizione di un’adeguata tecnica strumentale meccanica, definita dallo stesso Maestro come la tecnica “relativa all’utilizzazione di uno strumento per la produzione e combinazione dei suoni”1; la sua finalità è quella di educare entrambe le mani a sviluppare delle particolari abilità gestuali che portino l’allievo a raggiungere progressivamente una padronanza tecnica dello strumento funzionale alla realizzazione delle strutture musicali presenti nel repertorio chitarristico.

Per raggiungere questo obbiettivo, Storti sa di non potersi affidare all’eredità didattica dei maestri dell’’800. I metodi di Giuliani, Sor, Aguado e Carulli infatti, oltre a denotare una mancanza di  riflessione pedagogica sulle difficoltà iniziali che un allievo medio incontra nell’apprendere questo strumento, possono, al limite, fornire una tecnica adatta ad affrontare soltanto il repertorio ottocentesco che, anche per il fatto di essere stato concepito su uno strumento diverso da quello attuale, si presta ad essere eseguito con una errata impostazione di entrambe le mani. L’evoluzione del repertorio ha reso però necessario una modernizzazione della tecnica chitarristica poiché per riuscire a suonare le opere di Villa-Lobos, Turina, Ponce, Barrios e tanti altri, occorre una padronanza totale dello strumento che si può raggiungere attraverso una tecnica fondata su principi diversi da quelli ottocenteschi anche solo da un punto di vista meccanico.

Alcuni di questi principi li troviamo concretizzati in metodi come “Il dominio delle corde” e i “120 Arpeggi melodici” che all’interno del vasto corpus delle opere didattiche di M. Storti possono essere considerati due testi assolutamente irrinunciabili per l’acquisizione di una buona tecnica meccanica di entrambe le mani. Prima di prenderli in esame separatamente, va rimarcato da subito un tratto innovativo di entrambi: sono metodi concepiti non solo per essere utilizzati all’inizio degli studi (a meno che non si tratti di bambini sotto i 10 anni), ma anche per accompagnare l’allievo lungo tutto l’arco del suo percorso formativo. Da una parte infatti, è molto meglio impossessarsi da subito di una buona tecnica di base, anziché correggere più tardi un’impostazione errata delle mani, dall’altra è altrettanto importante migliorare progressivamente la propria tecnica man mano che le difficoltà del repertorio vanno aumentando. Inoltre, aggiungo che anche dopo avere terminato tutti gli esercizi contenuti in questi libri (cosa che all’incirca potrebbe avvenire al sesto-settimo corso), il chitarrista potrà in qualsiasi fase dei propri studi trarre grande giovamento nel riprenderne alcuni tra i più significativi per migliorarli ulteriormente.

 

Il “Dominio delle corde” accompagna l’allievo dal primo al sesto corso e affronta il delicato problema dell’impostazione della mano sinistra impegnata a realizzare strutture melodiche e polifoniche. Il volume infatti, è diviso in due parti: la prima è composta da 16 lezioni con esercizi di tecnica melodica, la seconda invece, è costituita da altre 14 lezioni di tecnica polifonica. Una caratteristica innovativa che emerge immediatamente è che si tratta di esercizi atonali. Secondo Storti infatti, “solo la pratica di esercizi atonali può consentire l’approfondimento di certi nuovi aspetti della tecnica che, apparentemente marginali, si rivelano a posteriori fondamentali per l’esecuzione di alto livello”2.

Gli esercizi sono scritti attraverso dei moduli nei quali, oltre allo scheletro ritmico, vengono indicate le corde da utilizzare, la diteggiatura e la posizione della sinistra, dove per posizione si intende sempre l’ambito di tastiera comprendente quattro tasti contigui nei quali si vanno a collocare le rispettive dita.

Con questo sistema, reso possibile dalle peculiarità della chitarra, è possibile estendere agevolmente la pratica di un modulo lungo tutta la tastiera e su tutte le corde, baipassando la lettura delle note reali che sarebbe certamente ostica per qualsiasi allievo alle prime  armi. E’ da notare che in questo modo, facendo anche solo un esercizio di tecnica melodica e uno di tecnica polifonica con lo sviluppo, l’allievo arriva a utilizzare interamente tutta la tastiera compresa tra il primo e il dodicesimo tasto (in alcuni casi ci si spinge anche oltre); questo fatto, unito al carattere atonale degli esercizi può suscitare una sorta di smarrimento iniziale nell’allievo, tuttavia è un mezzo assolutamente necessario per sviluppare ad alto livello le abilità a cui tra poco farò riferimento.

Fin dai primi esercizi melodici e polifonici è evidente che Storti pensa a una tecnica ben diversa da quella ottocentesca, dove la sinistra poteva permettersi di stare in posizione obliqua e il pollice (date anche le dimensioni più ridotte dello strumento) addirittura di tastare la sesta corda. Nella prima lezione, ad esempio, il quadro sinottico contiene una serie di esercizi dove la mano deve realizzare delle figure di allineamento (senza andare oltre l’estensione di quattro tasti) secondo la formula digitale indicata (che è differente per ogni modulo) su una corda sola saltando continuamente di posizione in senso longitudinale.

Lo scopo di questi esercizi, dunque, è quello di consolidare nella mano l’asse tra il primo e il quarto dito; per realizzare queste figure di allineamento infatti, l’allievo è costretto ad allargare la mano tenendo le dita il più allineate possibile e questa pratica quasi “ginnica” se costante e accurata, porta a sviluppare un’elasticità tanto importante quanto poco automatica superando la naturale tendenza del chitarrista neofita a disporre le dita “a mazzolino”. I continui salti di posizione poi, oltre a sviluppare la capacità di visualizzare rapidamente le distanze sulla tastiera usando come punti di riferimento la prima e la nona posizione, mettono ulteriormente alla prova l’abilità di mantenere lo stesso assetto della mano anche durante la fase del salto e di arrivo.

Nello svolgere questi esercizi il chitarrista alle prime armi, si trova in grandi difficoltà: tante note “friggono”, i cambi di posizione spesso non riescono al primo colpo, è difficile mantenere la regolarità ritmica e la mano dopo un po’ si affatica. Tuttavia se non ci lascia scoraggiare da queste difficoltà iniziali, continuare esercitarsi costantemente tentando di smussare queste imperfezioni, porterà il chitarrista ad essere progressivamente in grado di controllare la forza e la precisione della pressione, la sicurezza e la rapidità nei cambi di posizione, la regolarità nella scansione della melodia,  la capacità di mantenere un assetto equilibrato e allineato della mano; l’acquisizione di queste abilità non potrà che tornare utilissima al chitarrista nel momento in cui si troverà ad eseguire brani di una certa difficoltà. L’efficacia dell’intero metodo è data proprio dall’applicazione di questo principio: per far sì che la mano sia impostata correttamente è necessario mettere l’allievo di fronte ad esercizi che, per essere svolti in maniera soddisfacente, lo “costringano” sia a cercare e trovare una corretta postura della mano, sia a sviluppare determinate abilità gestuali.

Altre lezioni mettono alla prova le stesse capacità misurandole però, con un altro tipo di difficoltà: quella di mantenere la mano ben allineata pur spostandosi su corde differenti. Ad esempio il quadro sinottico della lezione II, prevede nuovamente la realizzazione di altre figure di allineamento sostituendo però al cambio di posizione il cambio di corda, dapprima su coppie di corde vicine, poi su coppie di corde separate. Questa variante delle corde separate è presente in molte altre lezioni, ed è sempre combinata con la variante delle legature.

 

                                                                                       Seconda parte

 

 

                                                                               Antonio Amodeo

 

 

 

    1 M. Storti: “Trattato di chitarra”, p.3

    2 M. Storti: “Il dominio delle corde”, prefazione.

Casella di testo: Dintorni
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l dominio delle corde”

e i “120 Arpeggi melodici”:

pilastri della tecnica strumentale meccanica

nel “metodo Storti”

(prima parte)

 

                             Per ChitarraeDintorni    Antonio Amodeo