Casella di testo:
Casella di testo: Speciali

a cura di   Antonio Amodeo

Manuel Maria Ponce

Ulteriori considerazioni sulla

musica  di Ponce

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   Per quanto la produzione di Ponce non appaia musicalmente innovativa, se paragonata a quanto accadeva nel panorama della musica contemporanea di allora, essa ha svolto un ruolo chiave sia nella  letteratura chitarristica, sia nella tradizione musicale del suo paese. Sotto quest‘ultimo punto di vista l’impronta di Ponce sulla musica messicana risulta fondamentale; l’ amore per le radici musicali del suo popolo e la sua ferma volontà di dare alta dignità alla musica popolare è ben esemplificata da questo passaggio del già citato libro di Corazon Otero: “Non si incontrano forse canti popolari nei corali di Bach, nelle sinfonie di Hydn e Beethoven, nelle opere di Albéniz ecc…? Perché le nostre melodie popolari non devono essere la base di un’arte nostra?”. In aperta opposizione a tutti i pregiudizi nei confronti di ciò che significava popolare o autoctono, Ponce intraprese con grande passione e umiltà, un’opera etnomusicologica senza precedenti: “E’ stato il primo etnomusicologo che si sia occupato della raccolta di materiale musicale etnico presso le comunità indigene, materiale che ha spesso inserito nelle proprie composizioni”.
Questa sua importante opera ha poi avuto ricadute significative sulla musica per chitarra; come abbiamo visto infatti, il suo personalissimo stile nel quale il folklore iberico-messicano si fonde con la sua sensibilità tardoromantica, filtrata da elementi di modernità dell’impressionismo francese, ben si prestava ad essere inserita nel progetto segoviano di rinnovamento del repertorio chitarristico con conseguente rilancio della chitarra classica come strumento da concerto.
Un’operazione assolutamente riuscita grazie all’intesa che si creò tra le due grandi figure, un’intesa nella quale le straordinarie doti poetico-virtuosistiche di un interprete autodidatta furono messe a servizio di un talento compositivo libero dai limiti mentali e musicali tipici dei chitarristi-compositori. A detta di Segovia infatti, Ponce insieme a Villa-Lobos, Falla, Castelnuovo, Turina, Tansman, Manén, e anzi, con più forza di loro, “intraprese la sua nobile crociata, con l’animo di liberare la bella prigioniera. Grazie a lui, e agli artisti nominati precedentemente, la chitarra si riscattò dalla musica scritta solo dai chitarristi”.



17 C.Otero, op.cit. pag. 22

18 Fabio Renato d’Ettorre : Intorno a Manuel Maria Ponce, conversazione con  Alfredo Perez de la 
     Torre, in Il Fronimo n.29, Suvnini Zerbini, Milano, 1997, pag. 13

19 Segovia in C.Otero, op.cit. pag . 160

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