Casella di testo:
Casella di testo: Speciali

a cura di   Antonio Amodeo

Manuel Maria Ponce

Ponce e la Chitarra

Casella di testo:

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Casella di testo: 
La chitarra per le sue caratteristiche peculiari, ha sempre avuto, fin dalle sue origini più remote, un forte legame con la musica popolare e dunque con tutto quel mondo di  rituali folklorici che scandiscono la  vita di popolo; strumento portatile, facilmente suonabile anche a livello dilettantistico, ma estremamente poliedrico, era adatto tanto ad accompagnare il canto, la danza, le cerimonie religiose, quanto ad esaltare la ricerca espressiva e le doti virtuosistiche di un brillante interprete che intendesse intrattenere un pubblico anche colto. 
In effetti se guardiamo al ruolo che ha assunto la chitarra nella cultura musicale odierna appare chiaro che essa ha mantenuto saldamente e sempre manterrà questo legame. Tuttavia vi sono stati dei momenti nella storia, nei quali la fruizione della musica per chitarra è andata oltre la cerchia strettamente popolare e domestica per entrare nelle grandi sale da concerto. Il primo di questi momenti si presenta nella prima metà del XIX secolo quando in seguito al successo delle strabilianti performances di virtuosi come Aguado, Carulli, Molino e Giuliani (per citare i più noti) la chitarra diventa uno strumento molto amato e particolarmente di moda anche presso un pubblico colto. Nei concerti di Carulli e Giuliani, la chitarra sembra in grado di dialogare con l’orchestra e di stupire il pubblico con i suoi effetti: fu la prima dimostrazione delle possibilità della chitarra come strumento solistico virtuoso.
A questo periodo di Guitarromanie seguì invece una fase di declino e di oblio quasi totale dello strumento. In effetti le opere dei grandi concertisti del periodo precedente  da un punto di vista estetico, stilistico e compositivo non uscivano da alcuni canoni tipici del classicismo e dello stile galante; dunque esse dovevano  apparire ormai obsolete e superate di fronte alle tendenze innovatrici portate dal nascente Romanticismo, che sempre più valorizzava strumenti come il violino, il pianoforte e la musica sinfonica.
Una nuova fase di rinascita si ebbe però verso la fine del secolo quando, grazie anche ad alcune modifiche nell’organologia dello strumento apportate dal liutaio Torres, la sonorità della chitarra cominciò ad essere apprezzata per quello che era; non più solo come strumento di ruolo popolare, ma come strumento nobile, dalle grandi capacità espressive. Chitarristi brillanti come Barrios, Tárrega, Pujol, Llobet, Manjon scrissero opere importanti (certamente più aggiornate rispetto alle evoluzioni estetiche della musica) e intrapresero turnées di grande successo; tuttavia la rinascita e la rinnovata diffusione della chitarra nel circolo della grande musica si deve principalmente all’attività di Andrés Segovia le cui performances ottennero trionfi mai tributati prima ad alcun chitarrista. Le sue doti virtuosistiche, il suo carisma e la qualità delle sue interpretazioni resero la chitarra e il suo repertorio sempre più competitivo, conosciuto e apprezzato tanto da fare entrare questo strumento con successo nelle sale da concerto di tutto il mondo.
Segovia aveva concepito un vero progetto per rilanciare la chitarra e per convincere pubblico e critica che lo strumento a sei corde poteva affrontare un repertorio colto e impegnativo alla stregua degli altri strumenti. Per raggiungere questo scopo era necessario affiancare alla sua abilità interpretativa, un’importantissima operazione di arricchimento del repertorio che da decenni era ormai fermo ai grandi maestri dell’Ottocento.  Questo obbiettivo fu perseguito da una parte attraverso la trascrizione di opere importanti di illustri compositori del passato come Bach, Scarlatti, Purcell oltre che di brani di musica antica per viuhlela e strumenti similari scritti da autori come Sanz, Narvàez ecc…, dall’altra sollecitando compositori non chitarristi a scrivere per chitarra. Sollecitazioni che avevano ragionevoli possibilità di andare a buon fine proprio in virtù dei successi ottenuti dallo stesso Segovia e dalla conseguente rinascita dell’interesse da parte dei compositori nei confronti di questo strumento.
Il maestro spagnolo aveva capito che la musica per chitarra per rinnovarsi doveva fare un salto di qualità che non poteva che essere compiuto grazie all’apporto artistico di compositori a lui contemporanei; infatti, per quanto le opere di Aguado, Carulli, Giuliani ed altri presentassero grandi difficoltà tecnico-esecutive e risultassero di indubbio impatto scenico, esse non uscivano da alcuni convenzionali clichés chitarristici: riproponevano cioè, schemi e moduli armonico-accordali la cui esecuzione risultava particolarmente congegnale alle peculiarità della chitarra, ma che proprio in quanto tali costituivano un limite al valore compositivo complessivo dell’opera. Ciò è ben comprensibile se si pensa che questi chitarristi suonavano le opere che loro stessi componevano, per cui appare evidente come la scrittura di tali opere fosse inevitabilmente condizionata della pratica esecutiva dei loro autori oltre che, naturalmente, dal loro spessore culturale. Proprio a causa di ciò  si era diffusa l’idea che per comporre musica per chitarra bisognasse per forza essere chitarristi, come precisa lo stesso Berlioz nel suo trattato.  
Invece un compositore a 360 gradi, non chitarrista, libero da questi condizionamenti e provvisto di una visione più completa, ampia e aggiornata di tutta la musica può fornire un arricchimento artistico ed estetico notevole, certamente precluso a compositori limitati dal fatto di scrivere quasi esclusivamente per il loro strumento. Era necessario però che il lavoro di questo compositori fosse affiancato anche dall’opera di supervisione di un esecutore che potesse mettere al corrente il compositore delle peculiarità di uno strumento a loro sconosciuto. E fu proprio quello che fece Segovia: commissionò ad autori come Torroba, Turina e Castelnuovo-Tedesco, la composizione di opere che lui stesso si curava di rivedere e diteggiare prima di farle pubblicare. 
E’ all’interno di questo ambizioso progetto segoviano che si inserisce l’incontro e la collaborazione tra il Maestro andaluso e il nostro Ponce.


4 Ruggero Chiesa, op.cit. pag.42 

5Vedi ad esempio il grande credito che il chitarrista Robert De Visèe godette presso la corte di Luigi XIV 




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