Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Se il dilemma sul “contenuto” della Musica e sulla sua valenza espressiva, fonte di eterno dibattito, rimane a tutt'oggi irrisolto, il musicologo-esegeta-filosofo dovrebbe quanto meno considerare con maggiore prudenza la possibilità e l’utilità di tradurre con belle e più o meno ispirate parole ciò che di per sé è arte dell'inesprimibile. 
Astenendoci dunque dal perder tempo nella ricerca degli oscuri motivi per i quali l'Autore, stando ad accurate indagini effettuate sul manoscritto, ha cancellato una precedente dedica del Peludio n.4 “All'Indio brasiliano” per dedicarlo in seguito alla moglie Mindinha, non crediamo di privarci di una indispensabile e preziosa  “dritta” per una sua più corretta interpretazione. D’altronde crediamo non occorra dimostrare che fra una dedica e l'oggetto della dedica stessa può non esistere alcun nesso: sarebbe arduo, per non dire curioso, trovarne uno quando il dedicatario fosse ad esempio un cavallo, splendido animale e amabile al punto da elevarlo al rango di degno commensale. 
Ciò premesso, e memori del gluckiano “J’ai perdu mon Eurydice” potremmo provare ad immaginare come interpreterebbe la melodia del Preludio ognuno di questi sette cantori: un indio brasiliano pieno di “incolmabile tristezza”; un “duro” sergente; un povero disoccupato; una suora infervorata; un baritono perdutamente innamorato; un amante tradito e un carcerato rimesso in libertà
 (Es.1). 

Es. 1

Con la scelta di affidare il canto al timbro baritonale della quarta e della quinta corda, l’Autore ha evidentemente voluto imprimere alla melodia un’innegabile impronta virile (cosa che escluderebbe la suora dal rango dei sette). Il cipiglio ritmico delle cellule metriche non ha dunque in sè alcun esclusivo carattere di triste lamentazione nè, tanto meno, di religiosa malinconia; sarà l’umore dell’immaginario cantore a determinare lo slancio e la forza  della frase pur  nel rispetto puntuale del ritmo. Un adeguato tocco appoggiato del pollice potrà essere il più appropriato per conferire ai suoni la corposa consistenza necessaria.   
Quanto alla sezione centrale del Preludio, può sembrare difficile capire come il cantabile, termine dal carattere  squisitamente melodico, possa attagliarsi ad una successione di arpeggi ma, in realtà, ci troviamo di fronte ad una struttura combinata ossia costituita da una melodia collocata al basso e una sovrastante struttura armonica arpeggiata1 in funzione di accompagnamento 
(Es. 2). 

Es.2

L'esecuzione del lungo periodo composto da continue ed  incalzanti arcate melodiche, esige un'accorta tecnica dinamica tesa a realizzare un "animato"  gioco fatto di spinte impetuose e di graduali cedimenti. Ciò rende alquanto arduo il compito pur poco appariscente della mano destra alla quale si richiede, oltre ad una perfetta scansione delle quartine, una ben percepibile prevalenza sonora del canto sugli arpeggi.2 Il fatto che Villa-Lobos non abbia in questo caso adottato due corpi di stampa, come altrove, può imputarsi all’importante gioco dinamico che caratterizza il passaggio. In effetti, un corpo più piccolo delle note arpeggiate di accompagnamento avrebbe potuto indurre l’esecutore a limitare il crescendo anche nei tratti culminanti della melodia dove, al contrario, esso esige una decisa rilevanza.

Circa la velocità del passo, si deve tenere presente che animato non vuol dire veloce: si può mettere l'anima anche in una declamazione lenta, purché appassionata. Un valore metronomico ottimale per eseguire degnamente questa sezione può essere: Semiminima = 112. Al di sopra di tale velocità l’effetto non può considerarsi che puro sfoggio di tecnica privo di qualsiasi connessione con il senso musicale del brano.
Si osservi che la ripresa del tema in armonici è da effettuarsi in un tempo moderato, ossia più mosso che il lento della prima esposizione, per l’ovvia esigenza di mantenere una ben percepibile connessione melodica tra i suoni, qui più flebili e meno duraturi.  
Come sempre, per concludere, l'esecutore non ha che da estrarre dalla stessa pagina musicale i dati occorrenti per darle vita e realizzarne compiutamente la forma, senza l’aggiunta di apporti espressivi impropri o patologici3 che possano prendere il sopravvento quando Narciso non riesca a vedere null'altro che la propria immagine riflessa. L'Autore non potrà che dirsi soddisfatto nel constatare la fedele ri-creazione della sua opera e, quanto ai nostri ipotetici sette ascoltatori, verrà data loro la possibilità di scoprire il vero e indefinibile senso del Preludio senza che a ciascuno venga negato il diritto di immaginarne uno diverso che, come attinto da un variegato caleidoscopio sonoro, sia in sintonia col proprio sentire o col proprio stato d'animo. Questo, in fondo, è il mistero della Musica. 

                                                                                                  Mauro Storti

1 M. Storti: Trattato di chitarra,  Cap. 131, Es.166 c. (Carisch).
2 Per un rimando pratico ad esercizi che una ben istruita mano destra non può non aver praticato in precedenza, si trovano  qui a convergere tre Lezioni de L'arte della mano destra: Lezione IV (prevalenza dinamica del basso sulle note dell'arpeggio); la Lezione XV (regolarità di scansione  negli arpeggi); Lezione XVI (sulla forza di pressione della mano destra).

3 G. Brelet: L’interprétation créatrice (P.U.F. 1951).

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Casella di testo: Casella di testo: Il Maestro di Chitarra
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Heitor Villa-Lobos

 

Preludio  n°4

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