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Christian Agrillo |


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QUANDO LA PSICOLOGIA
SALE SUL PALCOSCENICO
a cura di Christian Agrillo
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La capacità di suonare in pubblico è diventata negli ultimi decenni oggetto di studio da parte della psicologia. Studiare infatti le prestazioni dei musicisti in contesti pubblici permette di comprendere almeno in parte il funzionamento della mente umana in compiti di rievocazione di un materiale appreso (in questo caso un brano musicale) in una situazione ad alto contenuto emotivo, come un esecuzione concertistica. Parallelamente, i risultati delle ricerche della psicologia della musica possono fornire al mondo concertistico interessanti informazioni sui processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento strumentale e soprattutto durante un’esecuzione pubblica, fornendo possibili suggerimenti su come affrontare lo studio di un brano da eseguire poi su un palcoscenico. La tabella di sotto (tratta dal libro “Suonare in pubblico”, edito da Carocci) elenca alcuni dei principali fattori che intervengono in un concerto e che ne influenzano la prestazione. Schematizzando, si potrebbero individuare cinque categorie principali: componenti legate al brano da eseguire, allo strumento utilizzato, alle condizioni dell’esecutore, all’ambiente ed all’insieme di persone che compongono il pubblico.
Come è facile evincere da questa tabella, alcune delle voci qui riportate fanno riferimento ad aspetti che rientrano nella sfera psicologica degli individui. Caratteristiche come i tratti di personalità, la reattività psicofisica, la solidità della memoria e la capacità di dividere l’attenzione in diversi compiti e focalizzarla sugli aspetti più rilevanti dell’esecuzione musicale appartengono a pieno titolo all’insieme di fenomeni mentali che la psicologia sperimentale indaga in laboratorio. Senza un’adeguata preparazione per ognuno di questi aspetti, anche il musicista più dotato digitalmente o quello posto nelle migliori condizioni di pubblico o di acustica potrebbe incappare in una performance al di sotto delle proprie aspettative. Nonostante i progressi della ricerca scientifica negli ultimi anni, il linguaggio della psicologia e quello dei musicisti non presenta la stessa terminologia, così come diversi sono i luoghi ed i contesti in cui vengono diffuse le conoscenze che giungono dagli psicologi e dai musicisti sull’arte di suonare in pubblico. Purtroppo musica e psicologia proseguono ancora troppo isolate nel loro cammino dentro il mondo dei suoni, particolarmente in Italia: i ricercatori studiano la realtà concertistica con guanti di laboratorio ed ignorano esperienze ed aneddoti che i concertisti si tramandano prevalentemente attraverso il legame tra insegnante ed allievo; parallelamente, i musicisti sono soliti affrontare il palcoscenico con il proprio bagaglio di nozioni acquisite dalla pratica ma con una scarsa meta-cognizione di quali siano i fattori mentali che intervengono quasi automaticamente durante un saggio pubblico. Se la psicologia sperimentale ha ormai ripetutamente portato i suoi attrezzi sul palcoscenico in paesi quali Australia, Stati Uniti e nel Regno Unito, diversa è la situazione invece nel nostro paese. La speranza è che questo gap con i paesi citati possa essere colmato nei prossimi decenni e che ciò possa avvenire accompagnato da una parallela trasmissione di conoscenza che giunga alle orecchie dei musicisti attraverso un linguaggio consono allo specifico bagaglio culturale di un concertista. Con l’avvento della riforma universitaria, i conservatori italiani si stanno aprendo a diverse discipline extra-musicali e la psicologia rappresenta a pieno titolo uno degli insegnamenti complementari più assimilabili all’interno dell’attività didattica dei nuovi programmi. È novità dell’ultimo anno, ad esempio, l’attivazione di un corso di “Psicologia generale” presso il Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia. Sicuramente, il cammino per la comprensione approfondita dei fenomeni cognitivi coinvolti nell’esecuzione pubblica è ancora lungo, ma per giungere a questo traguardo la psicologia italiana in primis non dovrà aver paura di calcare appieno il palcoscenico.
Per un approfondimento:
Christian Agrillo |

