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    APPUNTI SUL METODO

ANALITICO-STRUTTURALE

 

 

 

 

                                                                                                                       A cura di MAURO STORTI

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Casella di testo: Casella di testo:  3. L’analisi funzionale 

      Poiché il fine ultimo di uno strumentista è quello di fare arte musicale, è necessario gettare, fin dalle prime fasi di apprendistato, un ponte di collegamento tra la tecnica meccanica e l’arte interpretativa. A tal fine è necessario che lo studente impari  quanto prima a comprendere  il senso musicale che un dato elemento tecnico può avere fra i tanti possibili, in rapporto al contesto musicale in cui si trova inserito.
Si tratta di effettuare in via preliminare un’analisi funzionale in base alla quale procedimenti manuali pur riconducibili a identiche basi oggettive di ordine fisico devono piegarsi a differenti modalità di applicazione per rispondere, caso per caso, ad una specifica funzione musicale. 
   Un semplice esempio può bastare per dare un'idea di ciò che deve intendersi per analisi  funzionale: l’arpeggio “meccanico” di 6 note qui di seguito schematizzato 


Fig.1- Formula “meccanica” di arpeggio. 

può avere quattro diverse funzioni musicali:

a) Realizzare una struttura armonica di accompagnamento ad una melodia eseguita da un altro strumento (fig.2).  

Fig.2 – Accompagnamento armonico di una melodia da eseguire con altro strumento. 

   Per una buona esecuzione si richiede generalmente, oltre alla regolarità di scansione, l’impiego simbiotico di tocchi e timbri diversi  in sintonia con il tempo e l’andamento dinamico della melodia. E’ questa la funzione tipica  delle 120 formule proposte nell’Op.1 di Mauro Giuliani la maggior parte delle quali, prive di qualsiasi connotazione melodica, dinamica, timbrica, temporale e agogica, e dunque prive di un preciso senso musicale, si prestano ad un’esecuzione banale e puramente meccanica. 

b) Realizzare una struttura combinata melodico-armonica (fig.3). 
  

Fig.3 – Struttura combinata melodico-armonica da eseguire con una sola chitarra 

   Per dare il dovuto risalto alla voce melodica, la mano destra deve essere capace di creare due piani sonori nettamente differenziati con l’impiego del tocco appoggiato o teso per le note del canto, e del più lieve tocco libero per le note di accompagnamento, sempre applicati in base a ben mirate scelte dinamiche, agogiche e timbriche imposte dal carattere del brano. 

  c) Realizzare un tratto melodico disposto su corde diverse (fig.4).

Fig.4 – Melodia disposta su corde diverse. 
Il carattere ibrido della frase, composta da due arpeggi melodici ( battute 1 e 3) e due tratti di melodia pura (battute 2 e 4)6 è tale da mettere a rischio l’omogeneità dinamica e timbrica fra i suoni prodotti con la scansione arpeggiata e quelli prodotti con la scansione lineare. L’impiego del tocco appoggiato, che potrebbe essere consigliabile per i tratti lineari, non lo è per i tratti arpeggiati sicché, per ottenere tale omogeneità, non rimane che adottare il solo tocco teso, dosando con precisione le forze di spinta di ogni singolo dito. 

d) Realizzare una struttura contrappuntistica a più voci (fig.5). 

Fig.5 – Struttura contrappuntistica a tre voci.
    La linea melodica si presenta collocata in zona mediana e quasi “intrappolata” fra una linea di basso e una linea di accompagnamento. Occorre qui, più che mai,  bandire il pensiero di ridurre il passo all’esecuzione di un semplice arpeggio; anche in questo caso è imperativa la necessità di creare, con un abile gioco della mano destra, livelli dinamici e timbrici ben differenziati, cercando di conferire  alla melodia un suono corposo e omogeneo, tale da farla emergere chiaramente dalla trama contrappuntistica.  
   Si deve convenire, in conclusione, che non è sufficiente che lo studente impari una generica tecnica meccanica dell'arpeggio (e ciò vale per qualsiasi altro elemento strutturale), ma occorre che egli sappia individuarne di volta in volta, in base ad un’attenta analisi musicale, la funzione peculiare e scegliere di conseguenza la modalità di esecuzione più appropriata. Tanto basta per comprendere che un metodo basato unicamente su dettati semplicemente fisiologici o gestuali potrà forse fornire una tecnica razionale sotto il mero profilo meccanico, ma potrà dirsi anche artistica solo nella misura in cui l’allievo, di fronte ad un dato elemento tecnico saprà riconoscerne la funzione ed essere in grado di compierne un’adeguata realizzazione pratica.

            


                                                                    Mauro Storti




      
 

  6 M. Storti: Trattato di chitarra, Cap.111. 


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