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    APPUNTI SUL METODO

ANALITICO-STRUTTURALE

 

 

 

 

                                                                                                                       A cura di MAURO STORTI

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Casella di testo: Casella di testo:  1. Premessa

   La metodologia didattica iniziata sul finire del Seicento, fatta propria dalla scuola ottocentesca e largamente in uso ancor oggi, si fonda sull'assimilazione allo stadio di riflessi condizionati delle formule lessicali più    ricorrenti      da      applicare     con    estrema  immediatezza, come un 
"prêt-à-jouer", nelle opere musicali di impronta tonale, come sono generalmente quelle classico-romantiche. Si deve riconoscere che un siffatto sistema ha funzionato bene per quasi due secoli, ma poi la lenta dissoluzione del sistema tonale prodotta dal cromatismo, dalla politonalità e dalla atonalità, nonché la scoperta di una nuova e più severa vocazione contrappuntistica del nostro strumento, hanno finito per mettere in luce i limiti tecnici ed estetici di un tale catalogo di figure manuali non più adatte ad una musica nella quale facevano la loro comparsa intervalli melodici e agglomerati armonici un tempo inammissibili. È dunque facile capire come l'incalzante evoluzione  della tecnica compositiva rendesse necessario un aggiornamento della didattica strumentale al fine di adeguarla alle esigenze del repertorio moderno e contemporaneo. 
   Va purtroppo osservato che nei numerosi Metodi pubblicati dopo quello del Pujol, compresi i più recenti, non solo non è dato riscontrare effettive novità ma spesso, al contrario, si manifesta un ritorno al passato di impronta decisamente involutiva. In un’ottica progettuale limitata per lo più ai primi anni di studio, gli autori, che pare non sentano il dovere di garantire agli allievi un lungo e preciso percorso che possa condurli fino alla conquista delle vette più alte del repertorio contemporaneo, si limitano a riproporre  un vecchio ed esiguo apparato di tecnica meccanica costituito dalla pratica ripetitiva di scale diatoniche per gradi congiunti, stereotipate formule di arpeggio su corde contigue e legature su corde e tasti non meno contigui (tutti sintomi rivelatori di un’atavica paura dei salti di posizione).   
   Ad uno studente così disarmato viene offerto, per contro, un nutrito repertorio di studi e pezzi tratti per lo più dagli antichi metodi ottocenteschi di scuola italiana, primo fra tutti quello di Carulli che compie oggi, 2009, duecento anni! 1
   Si deve riconoscere che malgrado ciò la chitarra classica annovera fortunatamente, un certo numero di buoni e finanche ottimi esecutori formatisi alla scuola dei primi discepoli segoviani, ma riesce ancora difficile sostenere che la didattica chitarristica abbia finalmente  imboccato la strada metodologica diritta e completa auspicata da Segovia. E’ innegabile infatti constatare che a tutt’oggi non si è ancora realizzato “un sistema pratico di studi ed esercizi coordinati in modo da consentire allo studente fiducioso di progredire con continuità dalle prime lezioni alla completa padronanza dello strumento” e non di rado “una parte considerevole dell’insegnamento della chitarra è opera di dilettanti, adatta soltanto ad esercitare il magistero nei suburbi musicali”. 2
   Se però è vero, come osserva saggiamente Arnaud Dumond, che “lo scoglio principale della pedagogia risiede senza dubbio nella difficoltà di far passare le eccezioni prima delle regole, nel formare delle mani  in vista di prodezze rare o di posizioni particolari quando ancora le basi di una pratica stabile e agevole non sono assicurate”3, occorre volgersi ad una nuova e diversa metodologia che ovviando alla mancanza di un valido repertorio moderno e contemporaneo di grado elementare, consenta allo studente di prendere dimestichezza, fin dai primi passi, con gli elementi formativi fondamentali di una tecnica di grado superiore.
   Un metodo che si voglia lungimirante e completo, oltre a non essere più improntato unicamente sul linguaggio tonale e sul modo di suonare proprio del suo ideatore né fondarsi su ormai superati clichés meccanici, non può che configurarsi come un complesso di procedimenti tecnici il più possibile neutri, ossia tali da poter essere utilizzati  in maniera estemporanea  nei più svariati contesti musicali. Il primo passo da compiere per raggiungere tale obiettivo è quello di partire da un’attenta disamina delle diverse strutture musicali realizzabili sulla chitarra per capire cosa e quanto è consentito richiedere allo strumento, e fare un’accurata ricerca delle corrispondenti categorie tecniche per capire in quale modo queste possano venire realizzate praticamente. 

                                                                                              Continua…
            
                                                                    Mauro Storti


      
 
  1 Non è nemmeno da ritenersi innovativo il cosiddetto Metodo del Sagreras che, per quanto gradevole  
      per la diversità del linguaggio e fatto salvo qualche interessante spunto di impronta tarreghiana, 
     rivela sotto l’aspetto tecnico una strettissima somiglianza con quello di Carcassi. 

      2  A. Segovia: prefazioni alle Scale diatoniche maggiori e minori e ai 20 Studi di Sor. 

  3 Arnaud Dumond, Répertoire Pédagogique, Editions Musicales Transatlantiques, Paris.
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