Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Casella di testo: QUINTETTO OP. 143  DI MARIO CASTELNUOVO TEDESCO
per chitarra, due violini, viola e violoncello

 

CHITARRA E...

appunti per una lettura della musica da camera con chitarra del XX e XXI secolo

di Marco Pisoni

 

n. 3

Arenzano, 8 marzo 2009

 

 

Casella di testo: La trama complessa del Quintetto op. 143 ancora una volta sprona allo studio della partitura: ne ascolto però ingenuamente anche il fresco ordito melodico e ogni volta mi sorprendo.
Ammiro un lavoro esemplare e ne comprendo la qualità somma, ma non voglio ripercorrere il catalogo dei tanti capolavori straordinari di Mario Castelnuovo Tedesco: concentro quindi la mia attenzione sul Quintetto come su una pietra preziosa, un gioiello dai mille riflessi e di valore inestimabile. Basterebbe una ricognizione sommaria per convincersi della funzione storica determinante del Compositore fiorentino, fuggito negli Stati Uniti per gli orrori “razziali”: affermo che certamente è stato il compositore che più di ogni altro ha restituito dignità alla chitarra.
Riconosco ovviamente che la verità di un’asserzione simile non sia misurabile: non vi sono strumenti musicologici che possano sostenere la tesi della Bellezza assoluta scaturita dalla sapienza insieme artistica ed artigianale del Maestro. Sicuramente però, nelle opere sue più amate, le linee della scrittura per chitarra si fondono mirabilmente nell’impasto sonoro e tutto razionale con la voce umana o con altri strumenti e pongono nuovamente il chitarrista sullo stesso piano dei colleghi di più onorata e ininterrotta tradizione.
Altrove io ho sottolineato maggiormente gli aspetti formali della composizione, mentre altri ne hanno considerata la genesi quasi aneddotica, cioè nel rapporto stretto fra il Compositore ed Andrés Segovia. Qui vorrei approfondire lo spirito dell’opera: un modesto e forse inutile sostegno all’ascolto; almeno una riflessione che possa affinare la lettura di quei chitarristi che abbiano la fortuna di poterlo concertare.

Il Quintetto op. 143 per chitarra e quartetto d’archi (due violini, viola, violoncello) consta di quattro movimenti:
I. Allegro, vivo e schietto
II. Andante mesto
III. Scherzo. Allegro con spirito, alla Marcia
IV. Finale. Allegro con fuoco
E’ stato pubblicato per le edizioni Schott nel 1959.
Sbrighiamo la pratica cronologica in breve: la composizione nasce nel 1950 su richiesta di Segovia per la Los Angeles Music Guild e viene eseguita per la prima volta l’anno successivo, con l’interpretazione naturalmente dello stesso Segovia e del Quartetto Paganini. Il Compositore liquida l’impianto formale in modo altrettanto sbrigativo:
“Il primo dei quattro movimenti, Allegro, vivo e schietto, è scritto nella tipica forma-sonata. Il secondo movimento, Andante mesto, ha un carattere lirico, con la Spagna in sottofondo. Il terzo movimento, Allegro con spirito, alla Marcia, è uno Scherzo con due Trii. L'ultimo movimento, Allegro con fuoco, è in forma di rondò, molto brillante e contrappuntistico; il secondo tema è nuovamente in stile spagnolo: cosa potrebbe esserci di più appropriato per Andrés Segovia?”
(riportato in http://escarraman.altervista.org/quintetto_op143.htm)
Ci soffermiamo solo un attimo su questi aspetti accademici: l’attenzione e la perizia formale mostrano sicuramente un’attitudine neoclassica, anche se Castelnuovo Tedesco affiancava alle fonti del Quintetto anche il genio di Franz Schubert, che certo tutto classico non si può definire. Ma proprio le osservazioni che seguiranno vorranno qualificare la composizione in modo diverso, un po’ al di fuori di uno schema analitico e scolastico consueto. Può risultare così più chiaro numerare gli assunti.
Il Quintetto op. 143 non è un concerto in miniatura per chitarra e archi. La scrittura per chitarra è densa, estranea al virtuosismo, priva di cedimenti cadenzali. Non è nemmeno alla ricerca di un protagonismo già ampiamente appagato dal Concerto n. 1 op. 99, che è del 1939.
Oltre ad una chiara impostazione formale ben riconoscibile, l’opera si caratterizza per episodi rapsodici che comunque non scadono mai nella frammentarietà.
 Pur non potendosi considerare un’opera ciclica, spesso esistono affinità evidenti fra diversi momenti e movimenti del Quintetto.



Quasi a compimento tecnico del punto precedente, dopo una prima presentazione in sequenza le idee melodiche vengono sovrapposte.



Sono frequenti nel Quintetto i procedimenti per canone, le imitazioni e i fugati.