Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

Il presente sito non costituisce testata giornalistica, né ha carattere periodico, essendo aggiornato in relazione alla disponibilità e alla reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale, ai sensi della Legge n. 62 del 7-03-2001. Le fotografie pubblicate su questo sito, salvo diversa indicazione, sono copyright dei legittimi autori.

Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo:

 

 

 

HINDEMITH RELOADED

Rondo für drei Gitarren

Il seguente articolo è apparso in forma originaria con il titolo Paul Hindemith -  Rondo für drei Gitarren, ne LA CHITARRA CONCERTATA – VI - , I Quaderni dell’Ateneo, luglio – settembre 1989

 

Inorgogliti ed apparentemente indifferenti, ci è già capitato spesso di buttare lì, quasi per caso, durante una fine dissertazione fra musicisti d’eterogenea passione e formazione:  “...e poi, noi chitarristi, possiamo suonare De Falla, Poulenc, Hindemith... ovviamente originali”; volendo sottolineare cioè, con falsa noncuranza, la nostra appar­tenenza al grande giro musicale.

Al riparo di nomi illustri, arginiamo la sgradevole sensazione di poter suonare qualcosa di Bello e Universale solo attraverso il surrogato della trascrizione e dell’arrangiamento: Bach dal liuto, il Beethoven per pianoforte nelle variazioni in duo di Carulli... su un tema di Mozart.

Con gli originali d’Autore riusciamo final­mente a sostenere lo sguardo del collega violinista che fino ad ora ha ascoltato le nostre disquisizioni storico-filologico-este­tiche su Mertz e Regondi con imbarazzo annoiato e ignoran­te disprezzo.

Ma dopo aver giocato il jolly, insomma dopo aver millantato per la chitarra un repertorio all’altezza di quello degli altri... allontaniamoci elegantemente con una scusa.

Dobbiamo assoluta­mente evitare di lasciar trapelare una tragica ed amara verità: le firme prestigiose nel nostro carnet formano un corpus di apax musicali, cioè di bra­ni effettivamente scritti per chitarra che però rimangono impegno unico e isolato di grandi compositori non-chitarristi. E ci rimane comunque poco: un Homenaje di De Falla, una Sarabande di Poulenc (rielaborazione peraltro di una Sarabande per pianoforte), un pezzo cameristico di Hindemith. Se ci basta anche poter dare solo un tocco di colore orchestrale, facciamo numero con i casi limite di Berg e Mahler. Perché?

Inadeguatezza dello strumento, miopia del Grande Padre (Andrés Segovia, natürlich) o letteratura nascosta da qualche parte e non ancora valo­rizzata? Il mistero rimane inspiegabile. E comunque, se passiamo a considerare fra le variabili anche il parametro qualitativo, 10 chili di spartiti del repertorio standard per chi­tarra in ensemble, se confrontati con i 50 grammi della Sonata a Kreutzer, mantengono la consistenza dell’etere. Il peso di compositori medi e grandi che si sono degnati di scrivere un brano o due per chitarra si perde nella sovrapproduzione di piccoli e soprattutto fanatici chitarristi-compositori, lodevoli per dedizione, ma privi di un sano e ohimé impari confronto con i loro colleghi compositori-compositori, che per tutta la vita hanno riservato Genio e sapienza a più fortunati e soprattutto diversi strumenti; autori ignari del tutto della ricchezza espressiva che può sprigionare una chitarra, oppure dediti allo strumento solo episodicamente e con effetti di portata limitata, delusi forse dagli esiti acustici di una sonorità povera, quindi senza un progetto complessivo, dopo la prova d’assaggio. Niente serie di Studi, nessun Album della Gioventù, men che meno cicli di Sonate.

Anche Paul Hindemith (1895-1963) ci accomuna quin­di con controllatissima generosità agli orchestrali di Mathis der Maler, al violino e alla viola delle sue splen­dide Sonate, al pianoforte del Ludus tonalis.

La chitarra umilmente ringrazia, pone il minu­scolo trofeo dietro il ve­tro della teca e arricchi­sce il curriculum della speranza: Rondo für drei Gitarren, composto nel 1925 come intermezzo festivaliero e pubblicato (solo nel 1969) da B. Schott’s Sòhne, Mainz.

La scrittura possiede le caratteristiche migliori di Hindemith, evita le asprez­ze atonali del primo peri­odo di attività ed il post­romanticismo un po’ bol­so degli ultimi anni.

 

 

Casella di testo: