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 Da troppi decenni una politica dissennata ha permesso che l’accesso all’insegnamento venisse affidato, non solo a persone ignare di qualsiasi competenza didattica, ma anche a diplomati di Conservatorio senza neppure un titolo di scuola media superiore. Questa situazione non ha giovato agli alunni, ma non ha giovato soprattutto alla disciplina.

 Spesso la musica nella scuola è stata considerata alla stregua di una materia di ordine inferiore e oggi è molto duro risalire la china e ridare alla disciplina il ruolo che le compete. Chi di noi non è stato  più o meno velatamente e bonariamente deriso nell’ambito di un consiglio di classe in merito alla nostra preparazione non musicale? È’ dunque estremamente importante che il titolo di studio e il titolo abilitante dei nuovi insegnanti di strumento musicale siano istituzionalmente equivalenti a quelli dei percorsi delle altre discipline.

Quali competenze sono quindi necessarie al futuro insegnante di strumento ?

Utili indicazioni possono essere fornite innanzitutto dagli insegnanti che già da molti anni operano nelle scuole medie e che hanno costruito “sul campo” la loro professionalità.

La formazione fornita dal Conservatorio ha finora privilegiato la dimensione esecutivo - concertistica, considerando sufficiente, per la preparazione dei futuri insegnanti di strumento, l’esperienza compiuta in veste di allievi. Alla luce della riflessione sviluppatasi nel campo della didattica musicale, la riproposizione pura e semplice dei metodi applicati dal proprio insegnante e tramandati a propria volta senza il necessario approfondimento, il cosiddetto metodo trasmissivo - addestrativo, appare ormai del tutto anacronistico. E’ dunque necessario che i futuri insegnanti di strumento ricevano un’adeguata preparazione didattica, considerando inoltre che l’inserimento dell’insegnamento strumentale in contesti formativi assai diversi dal Conservatorio stesso pone all’insegnante problemi del tutto inediti (come per esempio reperire un repertorio opportunamente predisposto, arrangiare brani per un determinato ensemble, impostare e guidare momenti di musica d’insieme) .

Inoltre, dal momento che lo strumento musicale rappresenta per gli alunni delle scuole medie un mezzo non solo per l’acquisizione di una professionalità specifica, ma anche per la maturazione di aspetti importanti della personalità (capacità di comunicare e instaurare relazioni, di esprimersi creativamente, di integrare abilità cognitive, simboliche e senso-motorie, di entrare in rapporto con le culture musicali imparando a fruirne criticamente), è necessario che i futuri insegnanti rivisitino la propria esperienza strumentale, arricchendola di competenze specifiche (ad esempio nel campo dell’improvvisazione, dell’arrangiamento, della prospettiva storica e analitica) e al tempo stesso sviluppino un pensiero pedagogico ed una consapevolezza del proprio ruolo educativo, culturale e sociale, integrando le abilità esecutive con competenze metodologiche e didattiche specifiche.

Il futuro insegnante di strumento dovrà quindi avere una formazione rispetto ai seguenti ambiti:

artistico e tecnico/musicale: atto a sviluppare conoscenze e competenze specificatamente artistico/estetiche, per mezzo dello strumento musicale che, attraverso le sue potenzialità e tecniche espressive, va considerato "strumento di conoscenza" per e nella musica;

ambito metodologico: atto a sviluppare la capacità di usare e adattare le proprie conoscenze nei diversi contesti educativi in funzione della progettazione/programmazione educativo – didattica;

 

ambito socioeducativo e relazionale: atto a sviluppare competenze specifiche per gestire i rapporti con strutture sociali/istituzioni (conoscendone l’organizzazione, la legislazione e i valori) ed atto a sviluppare contestualmente la consapevolezza dell’identità personale e professionale per valorizzare le capacità comunicative nella relazione educativa (cioè nel rapporto con tutti i soggetti coinvolti e con i discenti in particolare);

 

ambito della documentazione e ricerca: atto a sviluppare la capacità di organizzare, valorizzare e utilizzare informazioni/documenti di lavoro e la capacità di elaborare/gestire progetti di ricerca/azione.

 

La competenza descritta quindi come il “sapere, saper fare e saper far fare” è la competenza disciplinare ed è intesa come l’insieme di concetti ed abilità. All’insegnante ,però, non basta possedere conoscenze in campo musicale, infatti deve acquisire anche un sapere professionale riguardante il modo di instaurare una relazione educativa; l’atteggiamento di ricerca, scoperta, comprensione, rispetto per l’identità, i bisogni, gli interessi degli alunni; la capacità di progettare e gestire esperienze educative (obiettivi, contenuti, metodi, attività e fasi di lavoro, strumenti di verifica e modalità di valutazione).

Ma ancor prima di tutto questo, bisogna prendere coscienza del fatto che una società complessa come la nostra ha bisogno di persone che abbiano scelto espressamente la professione di insegnante, che si siano formate a questa professione e, terzo elemento da non sottovalutare, che siano apprezzate per il loro ruolo sociale, siano dunque incoraggiate per quel che riguarda le opportunità di carriera e di progresso economico. Questo genere di bisogni è del tutto disatteso dalla nostra società.
In particolare: la nostra tradizione vuole che nell’insegnamento, e limitiamoci pure all’insegnamento della musica, si ingaggino persone che da giovani aspiravano quasi sempre
a fare tutt’ altro. Invece è negli anni della adolescenza che un giovane deve poter sapere che ci sono tanti sbocchi professionali della musica, diversi dal concertismo; tra questi l’insegnamento.

Ecco perché i bisogni dei docenti si possono ascrivere a due ordini di categorie: il primo è quello di sentirsi protagonista a pieno titolo di un processo e una struttura educativi. Essere portatori, come insegnanti di musica, di valori unici, fondamentali, irrinunciabili. C’è bisogno di creare davanti all’opinione pubblica un’immagine forte e convincente della disciplina visto che  a insidiare l’immagine positiva dell’educazione musicale ci sono due nemici mortali: da una parte l’accademismo nozionistico e tecnicistico, dall’altra il “riduzionismo ludico”, il ridurre la musica a semplice passatempo, svago dagli impegni “seri” della scuola. Rischi entrambi molto vivi nelle pratiche correnti, e cause della scarsa stima che l’educazione musicale e lo strumento godono presso la società.

 Il secondo ordine di bisogni è quello di attrezzarsi di un arsenale di strumenti operativi che aiutino a costruire un alunno musicalmente sviluppato, in possesso di competenze significative,questo per poter recuperare la motivazione, l’interesse dei ragazzi per i mille volti dell’esperienza musicale, per aiutarli a godere delle virtù che la musica, le musiche, non solo le poche imposte dai canali commerciali, possono regalare loro. L’interdisciplinarietà non è soltanto un termine altisonante, un abito di cerimonia che si indossa in occasioni speciali dell’annata scolastica, è come una linfa che dà sostanza e credibilità all’intero processo dell’esperienza musicale. La musica parla: ci parla della vita, ci spiega meglio di tante chiacchiere, per esempio, certe ragioni della storia politica, certi atteggiamenti di civiltà diverse dalla nostra, certi ideali etici, certe realtà psicologiche, affettive della condizione umana.                                                       
Lo fa come lo fanno le arti della visione o la letteratura. Ma bisogna anche dire forte che nessun affresco, nessuna scultura, nessun romanzo, nessuna poesia, è in grado di farci capire quello che può farci capire una pagina musicale. I sistemi simbolici (l’arte, la letteratura, la musica) sono sì confrontabili fra loro - e questo è un modo di fare interdisciplina - ma non sono rimpiazzabili
l’uno con l’altro. Una collocazione interdisciplinare di questo tipo è quella che garantisce ai ragazzi la condizione principale perché loro possano accettare di seguirci nel nostro difficile lavoro: la motivazione, la carica di curiosità e di interesse a fare e a conoscere.

 

                                                                                               Carla Canitano

                                                                                          Le 13

 

LE COMPETENZE DEL

                DOCENTE DI STRUMENTO

 

                                                 a cura di   Carla Canitano - Le 13