













SCHEDE TECNICHEPropedeutica |
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LA CHITARRA NELLA SCUOLA PRIMARIA Premessa A cura di Mauro Storti
Avviene oggi, con sempre maggiore frequenza, che genitori premurosi di avviare precocemente i loro bambini allo studio della musica li iscrivano, spesso dietro loro precisa richiesta, ad un corso di chitarra. Quale sia la motivazione di tale scelta e quale senso possa avere per un bambino l’approccio alla chitarra, sono domande alle quali si possono dare due semplici risposte: egli può essere rimasto colpito nel sentir suonare lo strumento dal vivo o in televisione, oppure i suoi genitori, appassionati di musica, sono convinti che la pratica musicale può costituire una preziosa risorsa per la formazione della sua personalità poiché si può affermare, in effetti, che fra le tante attività culturali, artistiche o sportive come lingue, disegno, pittura, ceramica, nuoto, pallacanestro, tennis, judo, ecc. pur utili o necessarie nessuna è paragonabile, per l’abbondanza di fattori formativi, ad una seria pratica musicale. Tali fattori possono così riassumersi: 1. Acquisizione di una coscienza posturale. 2. Sviluppo della coordinazione rapida tra pensiero e azione. 3. Sviluppo dell’abilità manuale. 4. Sviluppo dei diversi tipi di memoria: mentale, visiva, tattile e uditiva. 5. Sviluppo dell’orecchio, del senso melodico, armonico, dinamico e timbrico. 6. Apprendimento della lettura musicale tradizionale. 7. Creazione di sistemi alternativi di notazione. 8. Sviluppo del senso ritmico. 9. Acquisizione del senso estetico e della costruzione formale. 10. Richiami e collegamenti storici, antropologici e linguistici. 11. Richiami alla fisica acustica. 12. Sviluppo dell’immaginazione, della fantasia, del senso poetico e teatrale. Ciò premesso, va tuttavia precisato che spesso la chitarra non è per il bambino che un giocattolo con il quale si possono produrre rumorosi accordi. La disinvolta e a suo modo suggestiva gestualità che può avere l’occasione di ammirare in certi campioni televisivi, può indurlo a ritenere estremamente facile l’uso di quello strumento brandito a mo’ di mitra o di lancia (anch’essi giocattoli, ovviamente!), in quanto non può rendersi conto che l’apparente facilità che osserva non è che un effetto illusorio risultante da un lungo esercizio. L’entusiasmo del piccolo apprendista, messo alla prova, non tarderebbe a svanire rapidamente di fronte al fatto che il compito di fare e concatenare qualche sospirato accordo, si rivelerebbe assai più difficile del previsto, se non addirittura impossibile. In effetti la chitarra, dal punto di vista puramente fisico, è certamente il più difficile fra gli strumenti. Basta por mente, per rendersene conto, alle vincolanti operazioni minime necessarie per creare anche la più semplice figura accordale: le dita della mano sinistra devono cadere con forza e con millimetrica precisione sulle corde e sui tasti prescelti, debitamente curve e variamente divaricate lungo due direzioni ortogonali, mentre le dita della mano destra, dal canto loro, devono toccare alcune determiate corde da mettere in vibrazione simultaneamente o arpeggiando con le più diverse combinazioni ritmiche. Non deve dunque sorprendere che di fronte ad un piccolo allievo di 6 o 7 anni, un insegnante coscienzioso possa venire a trovarsi in imbarazzo per tre rilevanti motivi: 1. l’insufficiente prestanza fisica del bimbo; 2. l’indeterminatezza delle sue motivazioni; 3. la carenza di appropriate e sperimentate metodologie didattiche. Il primo punto si traduce, in termini pratici, nella difficoltà di imbracciare e stringere lo strumento premendo contemporaneamente le corde con la forza necessaria per sostenere note e figure accordali di qualche durata. Il secondo punto concerne il confuso orientamento mentale del bambino che, mirando direttamente ad un risultato finale, per lui irraggiungibile, non può capire e accettare di buon grado la logica di un lento e graduale iter didattico. Quanto al terzo punto, l’insegnante che si renda conto di tali premesse, non può che sentirsi disarmato se dispone unicamente di una metodologia di tipo conservatoriale che, antica o moderna, è nata in funzione di precise finalità professionali. Posto che una sufficiente maturazione psico-fisica del giovanissimo apprendista richiede nel migliore dei casi non meno di due anni, l’insegnante deve poter disporre di un piano di studio alternativo che, per non perdere la sua efficacia in così lungo arco di tempo, non può che essere di tipo ludico, ovvero congegnato come un gioco. Non si possono tuttavia sottovalutare le difficoltà inerenti la progettazione di un corso propedeutico di lunga durata che sia al tempo stesso: · idoneo all’attività di gruppo; · graduale nell’introduzione degli elementi tecnici; · progressivo nell’applicazione musicale di tali elementi; · ricco di vari, divertenti e stimolanti elementi di curiosità e di sorpresa. · corretto sul piano tecnico-strumentale; · inserito in un serio progetto didattico di lungo respiro 1. Infine, perché l’adesione al concetto di attività ludica sia totale, deve potersi bandire in linea di massima l’obbligo rigoroso dell’esercizio domestico giornaliero, né più né meno come avviene quando si tratti di attività sportive, anche perché la pratica di esercizi preparatori al di fuori di un continuo ed accurato controllo dell’insegnante, può risultare più dannosa che utile 2.
1 Non può di certo considerarsi “di lungo respiro” un metodo la cui meta più ambiziosa consista
2 “E’ meglio, quando si danno le prime lezioni ai bambini, non farli studiare in assenza del |



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