Casella di testo: Costruzione e Manutenzione
Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Casella di testo: Abbiamo visto nei precedenti articoli come la gommalacca sia arrivata a noi: dalle antiche conoscenze sulla resina e l’insetto che la produce, al suo utilizzo come materia prima dalla quale estrarre la sostanza colorante, ai suoi poteri medicamentosi, alle prime vernici a base alcoolica contenenti tale resina… fino all’ 800, il secolo del “boom” nella diffusione della tecnica di lucidatura a tampone.
E’ curioso pensare che questo procedimento sia frutto di una evoluzione durata più di due secoli, e che comunque mai ha trovato un vero e proprio standard operativo: ogni lucidatore ha il suo metodo, nato da un bagaglio di esperienze e conoscenze personalissimo, unito a una spiccata manualità e una grandissima sensibilità.
L’obiettivo di questo terzo articolo non è di insegnare a verniciare, ma piuttosto mostrare e far comprendere la ricchezza e la complessità di un aspetto della costruzione degli strumenti musicali quale è la verniciatura a un pubblico molto vario, fatto di appassionati, chitarristi, liutai e hobbisti della liuteria.
Prima di verniciare un manufatto è necessario prepararlo, cioè creare le condizioni ottimali affinché il tutto possa riuscire più facilmente e coi risultati migliori.
E’ necessario eliminare eventuali problemi o difetti di lavorazione (schegge, lacune, ammaccature, graffi) e levigare le superfici attraverso fasi alterne di bagnatura e carteggiatura.
La fase successiva è quella della chiusura dei pori. Deve essere effettuata con la massima cura e scrupolosità al fine di riempire tutti i pori e le piccolissime lacune del legno, creare fondi meno assorbenti e fissare il pelo sulle superfici, al fine di trasformarle in piani compatti, uniformi, privi di discontinuità e perfettamente lisci.
Non tutti i legni hanno bisogno dell’applicazione di un vero e proprio turapori prima di essere verniciati, a seconda della loro porosità.
Esistono diversi tipi di turapori, che a seconda della loro natura possono essere applicati a pennello, a tampone, a spatola, a spruzzo.
Le superfici trattate con turapori devono essere rilevigate a legno, prima che vi venga applicata la vernice: la presenza di un film di turapori sul legno (soprattutto se con caratteristiche molto differenti) può compromettere l’adesione della vernice  a causa della diversa porosità delle due sostanze; inoltre, poiché diversi materiali riflettono diversamente la luce, il legno potrebbe perdere in lucentezza, brillantezza e profondità.
Una bella lucidatura può essere rovinata da un turapori utilizzato in maniera impropria.
Prima della lucidatura è importante provvedere ad una ulteriore operazione, per quanto riguarda i manufatti composti da diverse essenze legnose, cioè l’isolamento dei legni che stingono o che potrebbero essere tinti da quelli che stingono.
Nel caso di una chitarra, per esempio, le parti critiche da sottoporre ad isolamento sono di solito filetti, decorazioni, rosetta, copripaletta e strati sottostanti.
Questa operazione si può fare imbevendo di vernice una pezzuola molto piccola e passandola sulle parti da isolare, stando attenti a non trascinare mai la parte a contatto con il legno che stinge su una costituita da legni che potrebbero prendere colorazioni improprie.
Per le filettature delle chitarre, per esempio, si può usare la propria mano come guida passando la pezzuola su tutto il perimetro dello strumento.
Lo stesso scopo può essere raggiunto utilizzando un pennellino da ritocco.
Creare una regola per preparare una vernice non è una operazione né facile, né metodologicamente corretta.
Ogni verniciatore utilizza le sue proporzioni, per qualcuno precisamente quantificabili, per altri “a sensazione”.
Per preparare della vernice alla gommalacca è necessario avere della gommalacca fresca (la gommalacca invecchiata non si scioglie, o -se si scioglie- fa comunque fatica ad asciugare), dell’alcool etilico (si consiglia di usare alcool denaturato a 94°; i cosiddetti alcool per lucidatori o alcool al 99%  in determinate condizioni ambientali e di utilizzo possono presentare problemi di asciugatura) e un recipiente che li contenga.
Due ricette base possono essere: 200 g di gommalacca in 1 l di alcool; 100 g di gommalacca in 1 l di alcool. Entrambe possono essere utilizzate -previo filtraggio- nella tamponatura, o a pennello, a seconda dei diversi stadi di lavorazione.
La gommalacca sciolta in alcool non va conservata a lungo: alcune delle sostanze che contiene tendono a reagire lentamente con l’alcool, creando composti che rendono la vernice appiccicosa e di difficile asciugatura.

                  

 Il tampone è composto da una parte esterna e una interna.
La parte esterna è fatta da una pezzuola di tessuto, comunemente lino o cotone (ma anche misto-lino o canapa), preferibilmente non colorata affinché non stinga a contatto con l’acool possibilmente e privo di peli.
Nella parte interna del tampone vengono racchiusi “a caramella” dei fili di lana o cotone, o un pezzo di maglia di lana avvolti su sé stessi. 
Per le prime fasi di tamponatura è preferibile utilizzare un tampone piuttosto duro, con l’esterno di lino o canapa, perché più resistente all’abrasione della superficie ancora grezza del legno; per le fasi di finitura può essere meglio un tampone più morbido e a tramatura più fine (cotone).


 Anche l’ambiente di lavoro può fare la differenza nel risultato finale di una verniciatura in relazione a temperatura, umidità e polvere.
E’ consigliabile lavorare con una temperatura che stia tra i 20-25 °C e una umidità relativa intorno ai 45-50 %. Fuori da questi parametri ambientali possono presentarsi degli inconvenienti relativi all’evaporazione del solvente, e quindi all’asciugatura della vernice.
Il luogo in cui si vernicia deve essere il più possibile pulito e privo di polvere.
Se la polvere c’è ed è ineliminabile (capita molto spesso che il luogo dove si vernicia coincida con quello dove si lavora producendo polveri), è bene aver cura che se ne muova il meno possibile.
L’olio che si usa normalmente per verniciare a tampone è il paglierino (preferibilmente chiaro), ma può essere utilizzato anche l’olio di vaselina (più viscoso del paglierino).
Si comincia a mettere un piccolo quantitativo di olio sul tampone solo quando sul legno è già presente della vernice, cioè quando è “isolato”, altrimenti il legno si macchierebbe.
La quantità di olio necessaria deve essere la minima indispensabile per rendere più scorrevoli i movimenti del tampone; troppo olio causa “annebbiamenti” nello spessore della vernice.
La prima mano di vernice deve essere piuttosto diluita in modo da impregnare bene la superficie del legno e far alzare eventualmente gli ultimi pelucchi, seguita da una leggera carteggiatura che ha lo scopo di dare una ultima levigata.
Si può quindi cominciare a stendere gommalacca più densa, per fare spessore: questo può avvenire anche attraverso l’utilizzo di un pennello che permette di depositare sul legno una maggiore quantità di vernice in un tempo minore.
Quando si comincia a stendere la gommalacca col tampone la superficie deve essere regolare, quindi è necessario carteggiare tutto nuovamente, anche ad acqua.
Il tampone può essere imbevuto di gommalacca direttamente nel barattolo della vernice, purché filtrata, tramite una parziale e rapidissima immersione; deve comunque essere solo bagnato, non sgocciolante.
Quando il tampone è carico di vernice bisogna esercitare una modesta pressione, che va aumentando man mano si scarica. Per questo motivo è fondamentale che il tampone sia ben saldamente tenuto tra le dita della mano di modo che non abbia anticipi o ritardi sui nostri movimenti, altrimenti lascerebbe dei brutti segni  sulla vernice già applicata. Inoltre i movimenti non devono mai essere unidirezionali: la vernice va stesa in tutte le direzioni per far sì che la superficie risulti perfettamente liscia e a specchio.
Quando la quantità di gommalacca stesa sul legno è apprezzabile la si lascia riposare un po’, anche per farla asciugare; la si riprende in un secondo momento, sempre a tampone.
Quando il tampone non viene utilizzato deve essere conservato in un recipiente chiuso ermeticamente e contenente un piccolo quantitativo di alcool per non farlo seccare e mantenerlo morbido.
I tempi di asciugatura sono molto importanti, così come saper dosare quanta gommalacca mettere e in quanto tempo.
Senza chiudere preventivamente i pori del legno sarebbe difficile arrivare in tempi brevi ad una lucidatura definitiva: la vernice continuerebbe a “calare” nei pori, asciugando.
La finitura viene fatta utilizzando gommalacca molto diluita fino ad arrivare a usare solo alcool (con pochissimo olio), sempre a tampone.
Passando il tampone con vernice molto diluita e alcool puro la gommalacca viene “tirata” e l’effetto lucido, trasparente, profondo e brillante viene esaltato al massimo.
Le ultime tracce di olio vengono rimosse con un panno o carta assorbente morbidi.
Eventuali piccoli segni lasciati dal tampone e leggere opacità possono essere eliminati attraverso l’utilizzo di polish da finitura, meglio se privi di siliconi poiché non intaccano la gommalacca.

Da quanto è stato descritto si può capire come la lucidatura a tampone sia una operazione per nulla banale: le varianti in gioco sono parecchie, a partire dalla materia prima utilizzata fino all’ambiente in cui si lavora.
Tutto può fare la differenza… quindi, non credete a chi afferma “Beh, cosa c’è da sapere sulla gommalacca? Tu la metti: o fa o non fa”; fidatevi piuttosto di chi vi dice “Va’ tu a capirla la gommalacca…”.


Silvia Zanchi

              LA  LUCIDATURA  A 

                             GOMMALACCA  A  TAMPONE

                               Silvia Zanchi

                                                                           

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Liuteria italiana

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