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Introduzione |
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Si ritiene generalmente che il primo passo da fare quando si voglia aiutare uno studente a capire e trasmettere il senso di ciò che suona, consista nell’istruirlo sull’analisi formale della pagina musicale, ossia nel fargli conoscere il tema principale, la sua tonalità, la sua articolazione in frasi e semifrasi nonchè le sue evoluzioni e metamorfosi ritmiche, tonali e modali. Questo che sembra un compito elementare, richiede in realtà una conoscenza basilare del linguaggio musicale che solitamente l’allievo, soprattutto se principiante, è ben lungi dal possedere. Proporre ad uno studente alle prime armi una dotta disquisizione formale su una paginetta di Giuliani o di Carcassi, non può che rivelarsi di difficile comprensione e risultare pressochè inutile al fine di una sua migliore esecuzione pratica. Di grande utilità può essere, per contro, un’analisi delle modalità tecnico-esecutive da adottare per creare un giusto rapporto fra i diversi elementi strutturali del pezzo in modo da conferirgli la più chiara intelligibilità e comunicabilità. Si tratta dunque innanzitutto di mettere in luce il carattere del pezzo (espressivo, ritmico, virtuosistico, descrittivo, ecc) e individuare, fra gli elementi della tecnica espressiva, quelli di volta in volta da applicare: tipi di tocco, legato e staccato, dinamica, colore, cesure, vibrato, ecc.1 Il Maestro Segovia soleva dire:”Prima si fa il disegno e poi si aggiunge il colore”. Preferisco esprimere la stessa idea in altro modo: oltre a realizzare i segni orizzontali e verticali (ossia durate e altezze dei suoni) che figurano sulla pagina musicale, lo strumentista deve saper creare una terza dimensione: la profondità, che trasformi la piatta “carta geografica” dei suoni in uno spesso e colorato “plastico”. In questa sezione verranno dunque presi in esame, sotto il concreto aspetto esecutivo, alcuni studi e pezzi di repertorio scelti fra i più frequentati dai giovani studenti. Mauro Storti |

