













SCHEDE TECNICHEGrado Elementare |
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2. CORSO PREPARATORIO
Sezione II – Note tastate in prima posizione. |
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Gallazzi, 1972 – Carisch, 1992
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Se si consulta un vocabolario della lingua italiana, si trova una definizione di manico che suona pressappoco così: “parte con cui si prende, con la mano o con le mani per tenere, per sollevare, per trasportare, per impugnare un oggetto o uno strumento”. Che un chitarrista possa pensare unicamente in tali termini al manico della chitarra risulta alquanto difficile, a meno che non appartenga idealmente alla schiera furibonda dei Carullisti o dei Molinisti immortalata da questa celebre vignetta nella quale si vede effettivamente impugnare il manico dello strumento per brandirlo e abbatterlo vigorosamente sulla testa degli avversari.
Certo, quando si estrae la chitarra dal suo astuccio la si afferra per il manico, ma dopo essersi seduti per suonare, questo perde la sua funzione di appendice prensile per divenire semplicemente il supporto della tavola di tastatura. Se le parole hanno un senso, converrà dunque riflettere sulla distinzione fra "tastare" e “afferrare". Tastare vuol dire “premere sui tasti" e quindi agire su una superficie piana; afferrare vuol dire “stringere una cosa in pugno con forza". Ma il manico della chitarra potrebbe all'occorrenza assumere un'ulteriore funzione non contemplata dal vocabolario: quella di “barra di sostegno” alla quale appendere la mano per alleviare la fatica del braccio sinistro. Alla mancanza di una chiara distinzione tra afferrare, appendere e tastare è da attribuirsi in massima parte la difficoltà di instaurare fin dall'inizio un rapporto agevole e funzionale fra mano e tastiera. Gli strumenti forniti di poche corde e quindi con manici molto stretti, come il violino, il mandolino e la balalaika destinati prevalentemente ad una funzione melodica, si possono suonare con un limitato gioco delle dita che non solo consente, ma richiede la collocazione del manico nel vano situato fra il pollice e l'indice della sinistra. Se, al contrario, la tavola di tastatura è più larga per far posto ad un maggior numero di corde, come accade per il liuto, la vihuela e la chitarra moderna, il gioco digitale deve farsi più ampio al fine di consentire la realizzazione di strutture musicali più complesse. In tal caso il manico, non più alloggiato fra il pollice e l'indice, viene ad assumere la configurazione effettiva di un piano sul quale le dita vanno ad esercitare una vera e propria azione di semplice tastatura. Occorre dunque che la mano sinistra del chitarrista, senza impugnare il manico né appendervisi con il pollice,1 impari a tastare le corde esercitando una ben calibrata forza di pressione tanto in presenza che in assenza di tensione divaricante nella mano. E’ bene però precisare che la sola spiegazione orale da parte dell’insegnante di tali distinzioni, non è tanto efficace quanto può esserlo, per contro, un’acquisizione fatta propria dallo studente fisicamente mediante la pratica di appropriate azioni gestuali in grado di fornire sensazioni muscolari e tattili ben percepibili. Per passare dunque da queste considerazioni teoriche al piano pratico, i due esercizi seguenti possono rivelarsi di grande utilità al fine di indirizzare correttamente, per via sensoriale, l'azione manuale del principiante. Esercizio n.1: sulla forza di pressione – Suonare il seguente frammento ritmico con il dito medio collocato al secondo tasto sulla quarta corda, realizzando sia lo staccato di sinistra del Mi tastato (allentando la pressione del dito sulla corda senza staccarsene), che la legatura del Re a vuoto (tirando la corda verso il basso).
fino a lasciarla sfuggire per mettere in vibrazione il Re a vuoto.
E' facile verificare che la disposizione più funzionale e meno faticosa che la mano tende ad assumere nell’effettuare l’esercizio, è quella rappresentata in fig.1, che mostra il pollice in basso dietro al manico e le dita anteriori curve e pressochè perpendicolari alla tastiera.
Fig.1 – Vista di profilo dell’assetto-base della mano sinistra.
Fig.2 – Collocazione errata della mano.
Esercizio n.2: sulla forza di divaricazione – Per una più completa definizione dell’assetto-base della mano sinistra, occorre prendere in esame, oltre alla vista di profilo che mostra la curvatura delle dita e la posizione del pollice (Fig.1), anche una vista frontale che mostri la corretta disposizione delle quattro dita (Fig.3). Come si può facilmente intuire osservando la fig.3 la mano è costretta ad esercitare una forza di divaricazione per allargare le dita e consentire una collocazione dei polpastrelli a ridosso delle barrette, a garantire il nitore dei suoni. Un semplice esercizio di sensibilizzazione alla forza divaricante può essere quello illustrato in fig.4, da praticare a mano libera.
Fig.3 – Vista frontale della corretta disposizione delle dita.
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Mauro Storti |


