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                     LA CIACCONA DI J.S.BACH

 

                          

   

                                                                            A cura di MAURO STORTI

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Casella di testo: Casella di testo: Correva l’anno 1935 quando Segovia, proponendosi di eseguire per la prima volta, a Parigi, la sua trascrizione della Ciaccona di J.S.Bach, si rivolse al noto musicologo Marc Pincherle per averne un giudizio che suonasse, a un tempo, approvazione e difesa della sua rischiosa fatica. Questa la risposta. 

Mio caro amico, 
   mi chiedete, di presentare al pubblico la vostra trascrizione della Ciaccona; penso che non possa essere messo in dubbio, da un musicista della Vostra statura, il rispetto verso J.S. Bach ma può darsi, dopo tutto, che una certa letteratura, nel prendere possesso di pezzi come la Ciaccona, la Nona Sinfonia o la Sonata a Kreuzer, li abbia resi “tabù” al punto di suscitare zelanti anche troppo feroci e pronti a vietare, in nome del vecchio Kantor, quanto egli stesso sarebbe stato il primo ad incoraggiare. 
Devo dire che, pur ammirando profondamente la Ciaccona, mi è accaduto ben di  rado di ascoltarla senza una sorta di malessere. Non è in causa il suo splendore musicale, nè tutto quanto la sua lettura rivela di nobile e di patetico nel suo contenuto, ricco di una varietà che, malgrado tutto, non compromette neppure per un istante il meraviglioso equilibrio e l'ingegnosità nel trattare il violino. Ma è quanto mai eccezionale che l'ascolto risponda a tutta la nostra aspettativa tanto grande è la sproporzione fra le fragili risorse di quattro corde e l'intensità di quello che esse devono tradurre; fra il carattere monodico del violino solo, questo puro soprano, e la grandezza orchestrale che gli viene domandata. 
Le personalità di un Joachim o di un Ysaye, hanno potuto conciliare questi contrari. Due o tre privilegiati, dopo di loro, vi sono pure riusciti ma, ogni volta, l'impressione è quella di una riuscita geniale, alla quale i migliori, onesti e perfetti interpreti del repertorio corrente non perverranno mai. 
Bisogna proprio che questo sentimento sia stato quello dei più ferventi bachiani: Mendelssohn, Ferdinand David e Schumann. Quando David, durante l'inverno del 1840, suonò per la prima volta la Ciaccona (era stata pubblicata nel 1802 da Simrock e poi da Decombe, ma nessuno vi aveva prestato attenzione), Mendelssohn si mise al piano per aggiungervi il sostegno di un accompagnamento che egli doveva, più tardi, pubblicare (a Londra nel 1847). Schumann fece la stessa cosa nel 1854 per l'insieme di 6 Sonate o Suites, mentre Wilhelmi ampliava l'accompagnamento dal pianoforte all'orchestra. 
E' stato pure tentato di rendere in altro modo più abbordabile l'espressione dell'opera: F. Hermann ne suddivise le difficoltà in due parti di violino, senza basso; Brahms ne scrisse una versione pianistica per la sola mano sinistra (è il quinto studio dell'edizione Breitkopf); J.Raff ne scrisse un'altra per le due mani e non si può dimenticare la riduzione, invero eccessivamente sontuosa, di F.Busoni. Infine, recentemente, Jeno de Hubay, deponendo lo scettro del suo archetto, ci ha fatto ascoltare una trascrizione per grande orchestra, nella quale differenti solisti si ripartiscono la polifonia, affidata originariamente al violino solo. 
A chi trovasse abusive queste libertà dovrebbe bastare ricordare il costume musicale del tempo di Bach e la disinvoltura con cui egli stesso modificava la destinazione delle proprie opere, facendo passare dal violino al clavicembalo gli Adagio in stile legato o trasportando un preludio per violino solo all'organo accompagnato dall'orchestra. 
Fra gli strumenti ai quali J.S. Bach aveva dedicato in modo particolare la sua attenzione figura un parente molto prossimo della chitarra: il liuto. Numerosi dotti, N.D.Brüger e H.Neemann fra gli altri, si sono applicati a inventariare le opere di cui  risultano diverse destinazioni, come violino solo, liuto solo o vio­loncello, nella maggior parte delle quali non è possibile discernere quale sia l'opera originale e quale la trascrizione. 
La Ciaccona non starebbe male in questa raccolta e nulla pare possa escludere che  nuove scoperte o futuri ritrovamenti possano giungere a dimostrarlo. Chi sa che un giorno non si arrivi a scoprire che essa fu scritta originariamente per la chitarra? Non si può non rilevare subito la perfetta convenienza del tono di Re; né lo schema armonico, il quale, in molti punti e particolarmente nell'ultima pagina, riproduce una delle progressioni tipiche della musica popolare andalusa della quale la chitarra è il tradizionale mezzo di espressione. 
Niente si oppone, insomma, a che l'origine iberica della Ciaccona abbia ispirato a Bach l'idea di destinarla ad uno strumento spagnolo, che egli conosceva certamente in virtù della sua innata curiosità musicale, tanto più che dei maestri come Campion, De Visée e Corbetta, l'avevano messa di moda nell’Europa intera. 
E’ ovvio che non è certamente su un'ipotesi così avventata che si possa basare una convinzione. Ma l'argomento che conta e che ha peso è che, concepita o no per la chitarra, la Ciaccona è scritta come se il suo autore non avesse avuto di mira altro strumento. Non v'è una sola disposizione strutturale da cambiare, non solo, ma tutto scorre e con assoluta e conseguente spontaneità. Gli accordi, che il violino deve arpeggiare o strappare, sono qui eseguibili con una sola presa; le imitazioni conservano la loro indipendenza di linea e di colore; gli arpeggi ci forniscono una trama armonica tutta uguale sulla quale i movimenti melodici si disegnano con perfetto rilievo. Il violino, per la verità, mantiene la sua superiorità in talune variazioni legate, in qualche tratto all'acuto che può rendere in maniera più viva e mordente. Ma quasi tutto il resto conviene meglio alla chitarra la quale aggiunge, a molti altri vantaggi, quello di suonare un'ottava più bassa di quella scritta, fornendo così dei  bassi profondi ben adeguati a sostenere la maestosità dell'edificio. 
Questi argomenti non hanno bisogno d'essere approfonditi: è questione di orecchio e di sensibilità; i Vostri ascoltatori si faranno da soli il proprio giudizio. Il mio scopo è solamente quello di assicurare coloro che non hanno dimestichezza con questi problemi che il piacere che essi proveranno nell'ascoltarVi è un piacere lecito. 
Sarebbe piuttosto un crimine presentare una Ciaccona fischiante, ansimante, irta di difficoltà; ma renderla armoniosa, ampia, equilibrata e darci, infine, l’occasione del più perfetto appagamento mentale, non può che indurci a porgere all'esecutore i più sentiti  ringraziamenti.







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