Casella di testo: La voce dei Liutai

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Segovia e Mozzani

 

Prima di affrontare il capitolo riguardante il rapporto fra Hauser e Segovia riteniamo doveroso fare riferimento ad un episodio che vide coinvolto un liutaio italiano.

Nel 1935 Andres Segovia, a causa delle sempre più crescenti tensioni nel suo paese (tensioni che sarebbero sfociate l’anno seguente nella guerra civile fra i ribelli franchisti e le truppe governative) si rifugiò in Italia, come molti altri artisti e intellettuali spagnoli. Non avendo con sé la sua chitarra, fece visita al liutaio e musicista Luigi Mozzani che conosceva già da qualche anno. Tale conoscenza è testimoniata da una foto del 1926 con dedica “pour mon ami L.Mozzani guitarriste de bon gout, musicienne et sympatique persone”.  Gli chiese uno strumento che avesse le stesse caratteristiche della Hauser lasciata in Spagna (come riportato nell’intervista del 1986 al Maestro Carlo Palladino, allievo di Mozzani). Il liutaio italiano costruì 6 chitarre molto simili di cui 5 in palissandro e una in gattice tinto. Dopo lunghe prove fu proprio quest’ultima che fu scelta. Il rapporto fra i due continuerà anche negli anni successivi, tanto per via epistolare quanto in occasione dei concerti tenuti dal Maestro in Italia.

 

La “Tedesca”

 

Hermann Hauser I (1882 – 1952) si può definire il primo liutaio non spagnolo ad aver raggiunto risultati significativi nella costruzione di chitarre classiche nello stile spagnolo. Molti grandi virtuosi del mondo hanno suonato con suoi strumenti, su tutti Julian Bream e Andres Segovia.

L’incontro con Segovia avvenne nel 1924 a Monaco, grazie a Miguel Llobet. Allora Hauser costruiva principalmente strumenti della tradizione mitteleuropea come cetre, liuti e chitarre nello stile viennese ispirate ai disegni di Legnani e Stauffer. Segovia intuì le potenzialità dell’artigiano tedesco e lo invitò a cimentarsi nella costruzione di chitarre spagnole.

Hauser potè prendere come modello la Torres del 1859 di Miguel LLobet (strumento di rara bellezza che anch’io recentemente ho avuto occasione di vedere e misurare al museo di Barcellona N.d.A.) e la Ramirez/Hernandez del 1912 di Segovia stesso. Vale la pena sottolineare come la rosetta della Torres sarà poi fonte d’ispirazione per  Hauser I e i suoi successori Hauser II e Hauser IIIi, diventando quasi un marchio di fabbrica distintivo della loro liuteria.

Nonostante Segovia avesse detto in un’intervista di non aver mai suonato una Hauser prima del 1938, esistono molte testimonianze che documentano il contrario. Si è scoperto che in alcuni programmi di concerti risalenti al 1929 veniva indicata come chitarra usata proprio la Hauser.

E’ infatti noto che prima di costruire la famosa chitarra del 1937, l’artigiano tedesco costruì altri strumenti che furono sottoposti all’attenzione del Maestro e che probabilmente furono poi venduti o regalati da quest’ultimo ad allievi e ammiratori.

Richard Brunè afferma di conoscere chitarre risalenti a prima del 1937 che recano al loro interno la dedica a Segovia. Questo testimonia i molti tentativi fatti da Hauser prima di realizzare lo strumento definitivo e come ad ognuno di questi seguisse la concreta speranza di incontrare il gradimento del Maestro. Anche quella che Segovia definì “la più grande chitarra della nostra epoca”, reca al suo interno la dedica e una data: 14 febbraio 1937.

Di conseguenza la primissima esibizione pubblica con questo strumento risale verosimilmente al 13 marzo del 1938, data del concerto che Segovia tenne al Civica Center di Chicago; nel programma viene infatti riportata la dicitura “chitarra Hauser”.  Segovia la utilizzerà per circa un ventennio, fino a quando un intervento riparatore di Hauser II non compromise, a detta di Segovia stesso, la qualità della sua voce. Sembra che il problema riguardasse la prima corda che a detta dell’artista si era misteriosamente e irreparabilmente spenta.

Lo strumento, attualmente non si presenta in buone condizioni a causa dell’uso non sempre accorto del suo proprietario. Tra i deterioramenti visibili vi è il cattivo stato della verniciatura e un danno evidente causato da un microfono durante una registrazione.

Per espresso volere del Maestro, La Ramirez/Hernandez del 1912 e la Hauser del 1937, da lui donate al Metroplitan Museum di New York non potranno più essere suonate da nessun altro musicista.

 

Il ritorno alla liuteria spagnola

 

Quando Segovia accantonò la sua preziosa chitarra che lo aveva accompagnato per molti anni, fin dopo la morte di Hauser senior, continuò ad utilizzare, sino alla fine degli anni ’50, strumenti costruiti dal figlio Hauser II. Il binomio Segovia-Hauser fu interrotto all’inizio degli anni Sessanta vuoi per la voglia del musicista di cercare stimoli e sonorità nuove vuoi per un ritorno nostalgico alla madrepatria.

E’ infatti in questo periodo che Segovia comincia a utilizzare strumenti realizzati da Ignacio Fleta e soprattutto da Josè Ramirez III; Con quest’ultimo produrrà un sodalizio lungo più di 25 anni, interrotto solo dalla morte del musicista spagnolo. Jose Ramirez III (1922 – 1995) all’età di tre anni era tornato in Spagna col padre da Buenos Aires, dov’era nato nel 1922, e nel 1940 lo troviamo già impegnato nel laboratorio di famiglia.

A Ramirez III, va ascritto il merito di avere contribuito allo sviluppo della chitarra in senso moderno, non ultima l’idea di una produzione a livello “industriale” di chitarre artigianali avvalendosi della collaborazione di abilissimi liutai. Le innovazioni più significative riguardarono sia l’aumento delle dimensioni della cassa armonica sia quelle del diapason, ovvero la lunghezza della corda vibrante. Ciò andava incontro anche alle esigenze meramente pratiche di Segovia dotato di mani dalle dimensioni considerevoli. A metà degli anni sessanta, Ramirez III sostituì l’uso dell’abete rosso con il cedro per la tavola armonica (a discapito di ogni tradizione precedente). Tutte queste innovazioni facevano fronte alle nuove esigenze che si erano andate a creare. Si pensi a tal riguardo al crescente spazio che la chitarra classica andava acquistando in ambito concertistico, alla necessità di dover suonare in sale sempre più grandi e per un pubblico più vasto. E’ superfluo sottolineare come l’attività e la fama di Segovia in tale processo non sia secondaria. Gli inizi della  frequentazione tra Segovia e Ramirez III risalgono ai primi anni ’50. Ma è’ probabile che il musicista cominciò ad utilizzare le  sue chitarre dal 1961. Ad ogni buon conto la data in cui possiamo affermare con certezza l’utilizzo di una Ramirez è quella del  concerto tenuto a New York il  19 gennaio 1962. I rapporti fra i due nel corso degli anni oltrepasseranno la sfera meramente professionale e la stima del musicista nei confronti del liutaio di Madrid la possiamo cogliere da quanto segue:

”Jose’ Ramirez non è semplicemente produttore di magnifiche chitarre, ma un investigatore infaticabile di tutto ciò che riguarda l’evoluzione storica della “kitara”, lo studio del mistero dell’acustica e delle onde negli strumenti ad arco, plettro e pizzicati. Ed è anche molto e molto di più…Pochi liutai hanno raggiunto una tale completezza di cognizioni e pochi l’hanno applicata con tanto successo alla pratica costane della propria opera.

Avendo perseguito tanto tenacemente la realizzazione dell’ideale di tutta una vita, è riuscito a creare le chitarre più sonore e con le timbriche più belle del mondo”.

Concludiamo con una testimonianza  diretta di Jose Ramirez III che ci racconta:” Segovia era convinto che sarei riuscito a fare una buona chitarra. Questo mi stimolò a tal punto che cominciai a dedicarmici addirittura fino all’ossessione […]. Quando di fronte alla mia espressione disperata per avergli mostrato una chitarra che non gli era piaciuta e sulla quale avevo lavorato molti mesi lui mi disse queste parole di consolazione “caro Ramirez la chitarra è un’invenzione di un demonio burlone, che si vuole divertire facendo disperare coloro che la fanno o la suonano”.

 

         

                                                                              Fabio Zontini

Bibliografia

 

La chitarra di liuteria, Stefano Grondona-Luca Waldner

Parlando di chitarre, Josè Ramirez III

Segovia’s 1937 Hauser Revisted, R.E. Brunè

Reflections on Segovia’s Guitars, Cindy Burton and Jeffrrey Elliott

Hauser: Le ragioni di un mito, Lucio Antonio Carbone

Luigi Mozzani chitarrista e liutaio, G. Intelisano

An interview with H.E. Hutting II, R.E. Brunè