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LE CHITARRE DI SEGOVIA
Fabio Zontini |
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“Pochi comprendono l’influenza del liutaio sulla vita e sulla carriera dell’artista. In mancanza di un adeguato strumento, la fantasia, la ricchezza emozionale, la precisione tecnica e l’essenza dell’interpretazione musicale, tutto ciò rimane latente. Potrebbe non rivelarsi mai, o al più rivelarsi solo in modo imperfetto”. (A.Segovia)
Questo il Maestro Andrés Segovia (Linares 1893 – Madrid 1987) pensava riguardo all’importanza che la chitarra ha per il chitarrista. In effetti, rispetto ad altri strumenti che hanno raggiunto grosso modo uno standard costruttivo definitivo, la chitarra si presta per le sue caratteristiche morfologiche a innumerevoli e significative reinterpretazioni da parte del liutaio. Pur correndo il rischio di cadere in un’eccessiva semplificazione, possiamo considerare il mondo della liuteria chitarristica diviso in due distinte filosofie di costruzione: l’una che guarda al passato e si ispira ai modelli storici per ciò che riguarda timbrica, caratteristiche sonore ed estetica decorativa; l’altra che si spinge in avanti cercando di apportare modifiche strutturali a volte avveniristiche, utilizzando anche materiali alternativi al legno. I primi pensano che la chitarra classica moderna sia lo strumento scaturito dalle intuizioni di Antonio De Torres e su cui, importanti musicsti compositori quali J. Arcas, e soprattutto F. Tarrega e M. Lobet, hanno composto brani significativi che ancora oggi costituiscono parte del repertorio concertistico. I secondi ambiscono a trasformare lo strumento chitarra, cercando di soddisfare le nuove esigenze che sono andate via via creandosi e nel contempo provando ad affrancarsi da una certa visione romantica dell’approccio costruttivo, avvalendosi in alcuni casi di informazioni scientifiche di alto livello. Comunque la si pensi è importante e positivo che si produca questa dialettica in grado di mantenere un vivo fermento nel mondo della liuteria.
La Ramirez/Hernandez
Nel corso degli anni, più la fama e l’importanza di Segovia crescevano, più i liutai ambivano a vendergli e soprattutto a donargli i loro strumenti. Tutto ciò avveniva nella speranza di poter fare breccia nel cuore del musicista spagnolo, accattivarsi le sue simpatie, la sua stima e trarne prestigio e riconoscimento per il proprio lavoro. Molti di questi strumenti, la maggior parte, finivano poi per essere accantonati o addirittura regalati perché non aderenti alle aspettative del Maestro. Nel breve spazio di questo articolo parleremo solo delle chitarre più significative che hanno accompagnato la luminosa carriera del musicista spagnolo. La prima grande chitarra di Segovia fu la Manuel Ramirez /Santos Hernandez del 1912. Segovia ha raccontato nella sua autobiografia (Segovia, an autobiography of the years 1893 – 1920) di come è entrato in possesso di questo strumento. Appena diciottenne il giovane Segovia, alla vigilia del proprio debutto madrileno all’Ateneo si presentò nella bottega di Manuel Ramirez in calle Arlàban n°10. A questi chiese di poter prendere in prestito il suo strumento migliore per il concerto. Ramirez colpito tanto dalla richiesta insolita quanto dalla personalità del giovane artista, mise in mano a Segovia una chitarra costruita da Santos Hernandez (1874 – 1943), primo liutaio della sua bottega. Egli la guardò e rimase innanzitutto molto colpito dalla bellezza dell’oggetto e subito dopo cominciò a provarla: “Non posso descrivere la gioia che ho provato quando ho iniziato a suonare. Il suono dei bassi era contemporaneamente profondo e morbido, quello degli acuti limpido e sostenuto. Dimenticandomi di ogni cosa che mi circondava suonai per un lungo periodo di tempo spaziando su tutto il repertorio che avevo imparato fino a quel momento. [...]. Sentivo che questa chitarra sarebbe stato lo strumento che avrebbe segnato il mio destino musicale. Al suo solo tocco sentivo crescere in me nuovi stimoli. Diedi uno sguardo a Ramirez per fargli intendere quanto mi sarebbe piaciuto avere quello strumento. Lui indovinò che cosa avevo in mente. Afferrato da un sentimento di generosità, noncurante dei propri interessi mi disse prendila ragazzo è tua, falla fiorire nelle tue mani con il tuo ottimo lavoro e non preoccuparti del prezzo, mi pagherai con qualcosa di ben più importante dei soldi”. Santos Hernandez, qualche anno più tardi, dopo la scomparsa di Manuel Ramirez, aperto un laboratorio tutto suo, chiese a Segovia il permesso di poter aggiungere la propria etichetta all’interno dello strumento in modo da rivendicarne la paternità. Ma Segovia gli permise soltanto di inserire un cartiglio che testimoniava un intervento di restauro effettuato. L’interruzione definitiva dei rapporti fra i due avvenne allorché Hernandez, che stava preparando un nuovo strumento per Segovia, riscontrò uno scarso interesse da parte di quest’ultimo verso la chitarra a lui destinata; inoltre notò che la chitarra del 1912 montava delle nuove meccaniche di fabbricazione tedesca. Questo particolare gli fece intuire che era gia in atto la collaborazione con Hermann Hauser. La chitarra in questione rimase quindi nel laboratorio di Hernadez, il quale le diede l’emblematico nome di “La Inèdita”. La chitarra fu vista e provata da molti musicisti tranne che da Segovia stesso |

