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Casella di testo: Lo Spazio dei Lettori

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Tocco appoggiato

 

Maestro Barricelli, scusi il disturbo, ma mi servirebbe il suo
aiuto … Ascolti, io
mi trascino un  problema per quanto riguarda il tocco appoggiato da diverso tempo. Nello specifico, quando lo eseguo con il medio e l’anulare l’ultima falangetta tende a piegarsi. E’ opportuno secondo lei fermarsi e riprendere della tecnica di base sugli appoggiati per eliminare il difetto?

Il mio primo maestro non me l’ha mai fatto notare, mentre l’attuale che ho ora dice di lasciar perdere. Però io non ne sono tanto convinto,visto che voglio cercare di accedere al Triennio!

A parer mio non posso portarmi dietro questo “peso”!

Oppure è normale che un minimo si pieghino? Ma,  ne dubito…

Magari se le servono ulteriori informazioni a riguardo, potrei cercare d’inserire un filmato che evidenzi questo difetto!

 

Cordiali saluti

 

Dirk

 

Risponde il Maestro Mauro Storti.

 

Permettimi di risponderti iniziando con alcune citazioni importanti.

La prima, tratta dall’opera Le pianiste del francese Raymond Thiberge

( che ovviamente si attaglia perfettamente qualunque strumento):

“Il modo di prendere contatto col tasto domina tutti i problemi di virtuosismo trascendente e tutti i sottili problemi dell'estetica musicale. Il contatto inziale non sarà dunque un contatto qualsiasi ma un contatto estremamente preciso, che non si contenterà di produrre una sonorità qualsiasi, o una velocità qualsiasi purchè non vi siano note sbagliate. La qualità sonora e la comodità del gesto, fin dai primi contatti con il tasto, dovranno condizionare la scelta dei mezzi tecnici.

E' nel momento in cui uno studente abborda gli studi trascendenti che può accorgersi se la sua tecnica è stata costruita su basi fisiologiche rigorosamente esatte.

Per le composizioni di media difficoltà, un pianista può ancora supplire agli errori di utilizzazione trasgredendo le leggi muscolari e articolari ma per gli studi di Chopin, per esempio, la struttura tecnica e la velocità che si deve raggiungere, rendono difficile far fronte alle insufficienze tecniche”.

 

La seconda, tratta dal Metodo Aguado:

“Nello studio del tocco l’allievo dovrà cercare di concentrare nell’ultima falange di ogni dito della mano destra la forza che impiega per spingere la corda; con ciò otterrà che il metacarpo non si muova, e talvolta nemmeno la prima falange. Quando si sta procedendo in questo studio si sente un certo peso nella punta delle dita”

 

La terza dal Metodo di Pujol, Libro II:

“Si eviti che le  dita cedano nell’angolo delle articolazioni a causa della resistenza delle corde”.…In nessun caso questa resistenza deve obbligare l’ultima falange a cedere in senso contrario”.

 

Ciò premesso, occorre considerare che la complessità della tecnica della mano destra, quella che produce i suoni che ascoltiamo, è condizionata dalla varietà delle strutture musicali del repertorio (melodia, armonia, contrappunto e melodia accompagnata) che essa è chiamata a realizzare con tutte le necessarie connotazioni temporali, dinamiche e timbriche. Non è questo il caso di altre “letterature” musicali come, ad esempio,  il flamenco nel quale dominano le scale, il tremolo, il rasgueado e altri diversi effetti.

Nessuna meraviglia, quindi se vediamo un flamenchista suonare le scale lasciando flettere le falangette all’indietro,“accorciando” in tal modo il medio per la necessità di pareggiare la lunghezza delle dita. In tal modo il suo scopo di “sparare” note tutte di ugual forza e a tutta velocità è perfettamente raggiunto. Non gli si potrà però chiedere  di suonare con il dovuto rilievo la voce interna nella battuta 21 del VI preludio di Ponce o il soggetto della Fuga n.1 di Leo Brouwer nelle sue varie disposizioni.

Nel caso della chitarra classica, ogni dito della destra deve avere, al contrario, un’estrema sensibilità per poter agire in maniera assolutamente autonoma e dissociata temporalmente e dinamicamente (si veda la Lezione VII de L’arte della mano destra).

Per acquisire tale sensibilità occorre chiarire che nel caso in cui si lasci cedere la falangetta, la mano compie due gesti: il primo per toccare la corda; il secondo per flettersi fino a svincolarsi. Risultato: effettuare due gesti per compiere una sola azione si traduce in un inutile dispendio di tempo che va a discapito della velocità. Inoltre, l’effettiva forza impressa alla corda non risulta da un preciso controllo della spinta ma risente della maggiore o minore durezza o flessibilità delle articolazioni (dita grosse o sottili).

Un’efficace similitudine si può riscontare in campo calcistico: si provi a dare un calcio al pallone con un piede “penzoloni”. Ne risulterà un impulso debole, una direzione incerta e, oltretutto, il rischio di farsi male alla caviglia!

Detto questo, rimane il problema principale ed estremo di pareggiare le tre dita per suonare note ribattute su una stessa corda (si pensi allo Studio n.10 di Sor). Per “accorciare” il medio, il sistema opposto a quello di ripiegare la falangetta all’indietro consiste nel ripiegarla in avanti, conferendo al dito una più accentuata curvatura e tenendo ben salda l’articolazione terminale (nulla vieta, ovviamente, di allentarla volontariamente quando occorra).

Il percorso ideale da seguire per giungere a “dominare” le dita e, in primo luogo il medio, dovrebbe ovviamente partire fin dalle prime lezioni con il  controllo attento della corretta maniera di eseguire il tocco appoggiato (falangetta saldamente “tenuta”, sganciamento lievemente laterale verso la paletta, con accompagnamento dell’intero avambraccio, e distacco immediato dalla corda sottostante dopo l’appoggio).

Volendo, come nel tuo caso, “recuperare e aggiustare” una tecnica corretta, occorre fare qualche passo indietro e praticare con paziente fiducia e nell’ordine indicato, alcuni fondamentali esercizi sul tocco appoggiato, libero e misto come i seguenti, tratti dai testi:

1)Ghiribizzi in prima corda (Casa Musicale Eco) – Parte Terza (n.23 a 35) e Parte Quarta (n.36 a 39).

2)Nuovo Metodo Elementare (Casa Musicale Eco) – Lezioni  IX  X  XI.

3)120 Arpeggi melodici (Carisch)- n. 1 a 12 con le sole fomule quaternarie imia-miai-iaim-aimi applicate anche solo ai due accordi iniziali della frase per concentrare tutta l’attenzione sull’azione della destra.

Forse sono stato prolisso ma l’argomento, estremamente importante, lo richiedeva.

Augurandoti buon lavoro, sarò felice di poter fare qualche ulteriore precisazione.

 

 

Lo staccato

 

...studio la chitarra classica da dilettante e  sono diplomato  in pianoforte!

A riguardo avrei un cavillo da proporle:

sulla  chitarra classica come si esegue lo staccato (note col puntino

sopra)

e lo staccato secco (note col triangolino sopra)?

Grazie per l'attenzione.

 

Andrea G.

 

Risponde il Maestro Mauro Storti.

 

Nella musica per chitarra lo staccato semplice è sempre e solo indicato con un puntino e si può effettuare in due modi:

a. staccato netto: si ferma con un dito della destra la vibrazione delle corde, siano esse a vuoto o tastate. Con tale modalità il suono cessa istantaneamente.

b. staccato lungo (procedimento valido solo per le corde tastate): si effettua allentando la pressione delle dita sulle corde senza staccarsene. Con tale modalità lo staccato risulta meno netto.

Il triangolino viene usato molto raramente nella musica per chitarra e solo per indicare un suono forte, secco e staccato da produrre con la mano

destra. 

 

 

Corde per Yamaha Cg 110

 

Ciao Angelo, mi chiamo Cristiano e suono anche io la chitarra, mi piace tantissimo la musica celtica ed in generale il genere cantautoriale...preferisco eseguire queste cose sulla classica piuttosto che sull'acustica...ho una Yamaha Cg 110 che proprio quest’anno compie 20 anni di onorata carriera …  Ecco vorrei chiederti un consiglio per le corde.

La chitarra in generale non tende molto ad enfatizzare i bassi e gli alti ma piuttosto i medi (come la stragrande maggioranza delle Yamaha d'altronde)...sai consigliarmi un buon set di corde per i generi che suono e per il flamenco? Io fino ad ora ho montato le  Labella rosse (quelle con gli alti rossi) che per il flamenco sono abbastanza buoni...Puoi consigliarmi qualcosa di ancora più adatto. Te ne sarei molto grato...grazie...

Ciao

 

Cristiano

 

Risponde il Maestro Angelo Barricelli.

 

Anche se la chitarra è un modello economico, per cui certe sfumature non si possono   cogliere    in   toto,   puoi    provare    con  le Aranjuez 200 oppure le Luthier L 20, sono corde relativamente morbide, adatte per il tipo di musica che ti piace suonare.

 

 

Sulle corde Savarez

 

Gentilissimo Maestro, mi chiamo Alex, ho 24 anni e sono un appassionato di chitarra non professionista.

Ho avuto il piacere di ascoltarla la festival di Gubbio e sono rimasto incantato della poesia che riesce a tirar fuori dalle sei corde.

Qualche suo fortunato conoscente mi ha detto che Lei ha una grande esperienza riguardo le corde SAVAREZ.

Potrei chiederle gentilmente per non sbagliare quale set è il più indicato per una chitarra in cedro costruita artigianalmente?

La ringrazio anticipatamente e le rinnovo i miei più sinceri complimenti.

 

Alex Manzoni. 

 

Risponde il Maestro Angelo Barricelli.

 

In effetti non c'è un legame diretto tra tavola della chitarra (in abete o cedro) e tipo di corde, la scelta delle corde dipende soprattutto da due fattori importanti: lo spessore della tavola armonica e il tipo di cavata adoperata per i vari tocchi. Tuttavia, ritornando alle Savarez, le posso dire che i cantini new cristal (medium tension) e i bassi corum (hard tension)  sono una buona accoppiata, i cantini sono  brillanti e potenti mentre  i bassi abbastanza morbidi  che aiutano  nel vibrato, le provi e mi faccia sapere

Grazie dei complimenti per Gubbio.

 

 

                                                                                                 F.A.Q.       1   2  

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