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Casella di testo: Dintorni

                                                                                                                        

 

 

 

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Casella di testo: Dintorni

Il tempo è uno degli elementi fondanti di un brano musicale; tempo e musica sono due concetti strettamente collegati, sia se consideriamo la musica come un susseguirsi nel tempo di note e pause sia se intendiamo per tempo la velocità di esecuzione di un brano. In entrambe le accezioni il tempo risulta essere parte integrante della musica poiché rappresenta una componente fisica dell’esecuzione musicale nonché una componente interpretativa. Bisogna tenere in considerazione, infatti, che alterare la velocità di un pezzo musicale significa modificarne il carattere. Un esempio potrebbe essere ciò che facevano i compositori ecclesiastici nell’epoca del contrappunto: essi prendevano delle melodie di canzoni popolari (quindi profane) e semplicemente raddoppiando il valore delle note le trasformavano da secolari ad ecclesiastiche e le melodie così trasformate facevano da cantus firmus per una Messa.1

Il tempo di un brano musicale indica dunque il carattere dello stesso; se si eseguisse un Allegro due volte più lento del necessario, il brano perderebbe il suo piglio e le intenzioni del compositore non verrebbero rispettate. È per questo motivo che, a partire dal XVII secolo, i compositori si sono preoccupati si annotare e specificare l’andamento delle loro composizioni con varie indicazioni: Allegro, Adagio, Andante, Presto,ecc. Queste diciture, più che indicare la velocità di esecuzione del brano, ne definivano il carattere. Le indicazioni  matematiche del tempo sullo spartito infatti sono nate e divenute sempre più popolari solo a partire dalla metà del XIX secolo, dopo l’invenzione del Metronomo ad opera di Johann Nepomuk Mälzel. Tuttavia lo strumento costruito da Mälzel fu un punto d’approdo dopo varie ricerche che portarono all’ ideazione di diversi prototipi di strumenti per la misurazione del tempo musicale, sicuramente tutti molto lontani dalla precisione e poco comodi da trasportare e utilizzare.

Dunque, prima dell’avvento del metronomo ci sono stati altri tentativi di costruire strumenti capaci di “misurare” il tempo, per permettere ai compositori di dare agli interpreti indicazioni quanto più precise circa l’esecuzione di un brano musicale. Di sicuro però, l’indicazione sempre più precisa e dettagliata del tempo (dovuta anche al perfezionamento del metronomo) ha portato a dei grossi cambiamenti nella pratica musicale. Infatti è andato sempre più affermandosi il concetto dell’ “andare a tempo”, dell’eseguire un brano basandosi strettamente sull’indicazione metronomica riportata sugli spartiti e l’utilizzo didattico del metronomo è diventato sempre più anche un utilizzo esecutivo-interpretativo. In tal modo il tempo ha perso la sua accezione di “indicatore del carattere” di un brano per diventare un puro “indicatore di velocità”, oscurando quindi il compito espressivo dell’indicazione temporale e portando nell’oblio alcune tecniche e stili musicali quali, ad esempio, il rubato

L’uso delle indicazioni di tempo e di velocità con cui eseguire un brano musicale sono apparse a partire dal periodo di Beethoven mentre già dal 1600 ci sono stati degli studi, delle ricerche e  delle sperimentazioni che hanno portato alla costruzione di diversi prototipi di strumenti di misurazione del tempo fino a giungere al moderno metronomo.

È opportuno tuttavia chiedersi come si misurasse il tempo o si delineasse il carattere di un brano musicale prima dell’avvento del metronomo.

La risposta sta in un trattato del 1592 “Prattica di Musica”, opera di Lodovico Zacconi, un monaco dell’Ordine di Sant’Agostino, uno dei maggiori teorici della Scuola Veneziana. In un capitolo in cui tratta di “misura” egli parla di pulsazione a proposito di tempo; la musica, secondo Zacconi, si sviluppa da uno strumento attraverso una molteplicità di intervalli che durano quanto i simboli con cui vengono scritte le note; ognuno di questi intervalli è simile al movimento del polso umano o piuttosto al palpito del cuore.2

 

                                                                                                                                

 

 

1 Rosamond E.M.Harding, The Metronome and it’s precursors (Gresham Books, 1983) pag. 1

 

2 Rosamond E.M.Harding, The Metronome and it’s precursors (Gresham Books, 1983) pag. 2

        Musica

           e Cuore

                  (prima  parte)

                                   a cura di Chiara Papa