Casella di testo:      Musica in Gioco
Che fra i termini musica e gioco intercorra una stretta parentela non è certo una scoperta dei nostri contemporanei, anche se effettivamente, dopo la  ‘seriosa’ parentesi romantica, i compositori del XX secolo hanno fatto a gara ad inventare le regole (apparentemente?) più bizzarre per giocare con le note. Non è un caso –credo- che nelle lingue inglese e francese i verbi to play e jouer vengano indifferentemente usati per tradurre i termini italiani ‘giocare’ e ‘suonare’! Come giustamente ha scritto Dieter De La Motte (nel suo libro Il contrappunto) curiosità, voglia di sperimentare e una buona dose di istinto ludico sono presenti in ogni Concerto di Vivaldi, in ogni Preludio di Bach, in ogni Divertimento di Mozart, ma procedendo ancora a ritroso nel corso della storia della musica, cosa dovremmo dire dei polifonisti fiamminghi del XV e XVI secolo? Ovvero di quei compositori di cui il Mila scriveva: la straordinaria minuzia, le stranezze e le bizzarrie a cui questi formidabili tecnici del contrappunto seppero piegare le combinazioni delle voci, fecero paragonare certi caratteri della loro arte con i mirabili particolari miniaturistici in uso presso i pittori fiamminghi di quel tempo.
Certo qualcuno potrebbe obiettare che un conto è parlare della miriade di artifici e marchingegni che i compositori (dotti) hanno architettato per consegnare alla storia le loro opere somme e un altro conto è descrivere  i ‘ricettari’ che insegnavano a fabbricare con estrema facilità minuetti e walzer ‘anche a coloro che non s’intendono di musica’, sul genere del famoso Musikalisches Würfelspiel attribuito, probabilmente a torto, a Mozart.  
Insomma a non confondere il ‘sacro’ col ‘profano’.. Non fosse che, soprattutto nel corso del XX secolo, ci sono innumerevoli esempi a testimonianza del fatto che è difficile, forse anche inopportuno, tracciare una netta linea di confine fra queste due ‘regioni’.. Non si contano i giochi dadaisti o surrealisti che sono stati liquidati ‘a priori’ come cose frivole e puerili, salvo scoprire ‘a posteriori’ che essi offrivano notevoli stimoli e strumenti alla creatività.
E chi oggi si azzarderebbe a giudicare Cent Mille Milliards de Poèmes di Raymond Queneau come pura curiosità ludica invece che degnissima opera letteraria?
Eppure quest’opera si basa su un uso dell’ ars combinatoria non molto dissimile da quello usato da Mozart o chi per lui per redigere il Musikalisches Würfelspiel.
Concludendo, per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco, noi intendiamo qui il termine gioco in questa accezione estremamente larga e poliedrica, che riteniamo per altro la più logica e la più corretta.
E pazienza se ci capiterà, in questo contesto, di parlare anche del sommo Johann Sebastian Bach che nel 1747 aderì alla Società per le Scienze Musicali fondata dal suo allievo Lorenz Christoph Mizler (non a caso considerato un precursore dell'Oumupo, l'Opificio di Musica Potenziale creato nel 1985 da una costola dell'Oulipo).    
Per chi non lo sapesse, ogni anno i membri della Società dovevano presentare una nuova composizione e Bach consegnò nel 1748 l'Offerta musicale. Nel 1749 avrebbe voluto presentare l'Arte della fuga, che non riuscì a terminare per le sue condizioni di salute.
Potrà sembrare banalmente riduttivo parlare di ‘giochi’ a proposito di queste opere somme: ma come altro definire una musica così ‘smaterializzata’, e rigorosamente costruita, come scrive in un suo saggio il matematico Piergiorgio Odifreddi, in base ad astratti princìpi di simmetria aritmetica e geometrica?
Casella di testo: Musica in Gioco

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