Athanasius Kircher e la musurgia mirifica

 

                               di Carlo Mario Chierotti (quinta parte)

 

 

 

Comporre senza conoscere la musica.

Athanasius Kircher e la musurgia mirifica:

un singolare esempio di scienza musicale nell'età barocca

 

 

5. La mensa tonographica: il sistema dei toni

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Nel corso delle operazioni previste dal metodo della musurgia mirifica arriva un momento in cui il compositore deve trasformare le cifre delle tabelle in note che vanno poi riportate su un pentagramma, scegliendo contestualmente il tono di base e di conseguenza la coloritura espressiva del brano. La mensa tonographica risolve i problemi relativi a entrambe le incombenze: si tratta infatti di una tavola che espone il sistema delle scale utilizzabili nella musurgia mirifica cifrate con i consueti numeri harmonici unitamente ad una stringata descrizione "affettiva". Purtroppo la mensa tonographica riserva allo studioso alcune brutte sorprese in quanto presenta diversi errori:[5] ci viene fortunatamente in soccorso un discepolo di Kircher molto più diligente e preciso: Caspar Schott, che spesso nelle proprie opere ha emendato e spiegato le molte pagine errate, lacunose o farraginose del suo tanto più illustre maestro. Lo stesso Kircher ha però inserito qua e là nel testo diversi precetti che correggono le scale della mensa tonographica aggiungendo alcune opportune alterazioni: nonostante una facciata tradizionale Kircher esibisce infatti in questo contesto dodici scale riconducibili ad una bipolarità fra modo maggiore e modo minore (armonico). La cornice d'insieme è però tradizionale: riecheggiando Glareano Kircher afferma che la mensa tonographica «nihil aliud est, quam 12 Tonorum iuxta 7 diapason species in columnis unicuique tono proprijs, secundum numeros suos harmonicos repraesentatio». Ciascun tono è designato inoltre con il nome dell'antica terminologia: convivono qui mescolate un'arcaica speculazione sugli effetti della musica e sugli «affetti» dei toni ed una progressiva affermazione della tonalità, in un ibrido in cui un certo bagaglio culturale del passato, pur non avendo più alcun peso, non viene ancora abbandonato. Dopo tutte le varie correzioni del caso si ottiene un sistema di dodici toni così articolato:

 

1. Dorius durus - RE (minore armonica)

2.      Hypodorius mollis - SOL (minore armonica)

3.      Phrygius durus - LA (minore armonica)

4.      Hypophrygius durus - MI (minore armonica)

5.      Lydius mollis - SIb (maggiore)

6.      Hypolydius mollis - FA (maggiore)

7.      Mixolydius durus - SOL (maggiore)

8.      Hypomixolydius mollis - DO (maggiore)

9.      Ionius mollis - RE (minore armonica)

10.   Hypoionius durus - LA (minore armonica)

11.    Iastius durus - DO (maggiore)

12.   Hypoiastius mollis - FA (maggiore)

In definitiva abbiamo quattro scale maggiori (Do Sol Fa Sib) e le loro relative minori (La Mi Re Sol).

 

5] Se si considerano infatti le colonne di cifre, si vede come il Dorius compaia non una ma due volte, come primo tono impostato sul Re (signatio dura) e come ottavo tono impostato sul Do (stessa signatio); di conseguenza il tono ottavo ha due versioni, una come Hypomixolydius con signatio mollis (impostato anch'esso sul Do) ed una appunto come Dorius, con la stessa estensione dell'Hypomixolydius ma con signatio dura, quindi col Si naturale.

 

 

      Indice

 

 

Casella di testo: Musica in Gioco

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