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   PICCOLO MONDO ANTICO…

 

Fermenti e tormenti del mondo chitarristico italiano

nella prima metà del Novecento. (quinta parte)

 

                                                                                              Mauro Storti

 

     Giovanni Murtula

        (La chitarra, Anno IV n.1 – 1937)

 

  A proposito del  “Chiaro di luna”

 

 

L'egregio prof. Buscaroli nel suo recente pregevole articolo sul “Chiaro di luna” bolla di pantofolisti retrogradi i compositori italiani, e gli esecutori di musica per chitarra, perchè ancora oggi si indugiano a strimpellare, in uno scialbo chiaror lunare, il loro sentimentalismo ottocentesco.

Essi non solo non avrebbero tratto proficua esperienza dalla profonda riforma Wagneriana e Debussyana ma nemmeno avrebbero saputo raccattare le minime briciole dell'arte verdiana. Pertanto il Buscaroli invita tanto i concertisti che i compositori ad aggiornare il loro gusto al modernismo musicale imperante, di guisa che la chitarra possa inserirsi nel presente movimento artistico con voci attuali, e non con quelle del passato e venga quindi degnamente accolta, nel santuario dell’arte, per valore di espressione intrinseca, anzichè esser tollerata a titolo di mera curiosità folcloristica.

Mi associo con entusiasmo alla crociata bandita dal Buscaroli, ma penso che tanta patente di insipienza non la meritavano e non la meritano i nostri chitarristi, compresi i compositori che, fra mille difficoltà di ogni genere, si arrabattano a portare il loro modesto contributo alla nostra difficile arte.

Perchè può darsi benissimo che certe esperienze, diciamo avveniristiche, non persuadano del tutto i nostri compositori anche se abbiano l'avallo dell'arte di Segovia. E, d'altra parte, è proprio vero che tutti i nostri compositori si siano estraniati dal movimento moderno e vivano parassiticamente [sic] sull'esperienza del passato?

Dice il Buscaroli: "si va generalmente alla serenata cantabile, al preludio arioso, alla quasi-romanza (quando non sia il walzer, la pastorale, la sinfonia d’effetto) il pezzo suddiviso in parti ben staccate; il tutto legato ad un forte concetto del cantabile, del motivo filato con passione e con le soluzioni ben note di svolgimento in tante battute, di legamenti, di chiuse a lieto fine».

Premesso che non mi risulta che gli attuali compositori italiani trattino la sinfonia d'effetto, penso che la struttura della musica moderna e modernissima non sia stata rivoluzionata così intimamente da eliminare le parti di un “pezzo”. […]

Ciò che sopratutto merita considerazione è l'appunto al motivo filato con passione che in definitiva rappresenterebbe il Chiaro di luna da relegarsi in soffitta.

Ora, e me lo consenta il Buscaroli, se il motivo filato con maggiore o minore passionalità rappresenta il biasimevole e biasimato Chiaro di luna non saprei davvero quali e quanti musicisti moderni e modernissimi (a trascurare i passati ed i trapassati) potrebbero rimanere sugli altari. Occorre intenderci bene su questo famoso Chiaro di luna.

Convengo che tale definizione potrebbe attribuirsi convenientemente a certe musiche pervase di sdolcinato e lagrimogeno sentimentalismo, spesse volte volgare, ma nego che si possa attribuire a certi motivi filati con nobile e pura passione da musicisti che, puta caso, si chiamino Schumann.

D'altra parte, come dianzi ho accennato, penso che molti dei nostri compositori dubitino che tutto lo sfavillio cromatico di certi musicisti, cui il Buscaroli intende riferirsi e sulla cui arte dovrebbe polarizzarsi il dinamismo costruttivo dei chitarristi italiani, sia costituito più da strass, che da brillanti, più da orpello che da oro.

Ricordo che, anni fa, gli esponenti della critica avveniristica, ed anche certo pubblico in decolletée [sic], si beavano alle musiche dello Schönberg ed esaltavano il versatile compositore viennese come il Messia del nuovo verbo musicale. Eppure un nostro valoroso musicista non esitava fin d’allora a sciorinare al sole di una indagine seria e sapiente la verità vera sul valore di tali musiche.

" .... trova dei temi che avrebbe potuto scrivere un Mendelsshon di cattivo umore, e tenta di mascherarli facendovi intorno una siepe spinosa di cromatismi, ed a volte non trova che una miserabile scala cromatica e la raddoppia per terze e la scrive alternando i suoni fra due ottave per fare apparire qualcosa dove non c'è niente”.

Ed ancora " .... o il tema è volutamente trattenuto da quello che sarebbe il suo naturale svolgimento (si che la composizione non offre che la ripetizione penosa, e noiosa di un moncone di frase) o il tema è fatto passare attraverso ad accordi, per essere contenuto dai quali, esso deve essere deformato e contorto; e, s'intende, tali deformazioni e contorcimenti non hanno altra ragion d'essere che la necessità tutta artificiosa e falsa di poter essere contenuti in quell'artificioso ambiente armonico”.

Apprezzo quindi l'ottimo consiglio del Buscaroli; quello cioè di guardarsi dal Chiaro di luna inteso non come motivo filato con passione, ma come motivo filato con banalità, con sentimentalismo insincero, vacuo, puramente epidermico; apprezzo l’invito a rinnovare le forme del processo armonico e strumentale, ma stimo necessario mettere in guardia i compositori nostri dalla febbre delle esperienze nuove che spesso, con artifici musicali più o meno sfavillanti, che niente altro sono che caotici vaniloqui musicali, mascherano, o meglio tentano di mascherare la povertà della fantasia, l'aridità del sentimento gabellandocela per intuizione filo sofica trascendentale.

E qui giova notare, a titolo di pura cu­riosità, che mentre il Buscaroli, animato dal sacro fuoco dell’entusiasmo per la nostra arte, formula la sua dinamica, ed in sostanza molto pregevole proposta, un altro musicista e musicologo ben noto quale è il Maestro Alceo Toni così si esprime al riguardo delle cosidette esperienze moderniste:

“In musica si volle uscire dal classicismo e dal romanticismo ottocentesco a furia di negazioni e di contrapposti recisi. Volendo romperla con ogni formalismo tradizionale finimmo nell'inconsistenza coloristica. Stanchi dell'ampio argomentare dialettico, del fraseggiare solenne, ci limitammo alle interiezioni, alle frasi di una parola, bal­bettando inconcludentemente... Il senso e il fon­damento della espressività umana nella musica fu considerato trascurabile e venne ripudiato come cosa vile al gusto ed alla intelligenza moderna... Per darci uno stile e per ottenere un qualche nesso costruttivo ci abbandonammo alle esercitazioni cerebrali ed ai manierismi dell'arcaismo. Trionfò l'obbiettivismo e l'impersonalismo nel gelo della vacuità passiomale. Ora, dopo tanto vagare fuor del seminato nelle lande del chimerico e dell'assurdo, il verbo nuovo dei musicisti è in un certo orientamento neoclassico. Si aspira più o meno volutamente e sapientemente a Bach e Mozart che sono gli idoli salvati fra tanto imperversare iconoclasta”.

Dunque egregio Buscaroli si ritornerebbe all'antico e, come ammoniva Verdi, sarebbe un progresso!

Io penso con il Maestro Pizzetti che "gli accordi rari e nuovi non sono arte, le associazioni di ritmi strani ed inauditi non sono arte, nessun artificio è arte”…

Quando i nostri compositori, specie i giovani, siano in tale stato di grazia, per carità lasciamoli filare con passione i motivi che affiorino alla loro fantasia, la­sciamoli cantare secondo natura, lasciamo che “quando amore spiri” notino, e signifìchino a “quel modo che ditta dentro” obliterando i dogmi dello Schönberg e dello Scriabine.

Se mai, giacchè siamo in tema di neo-classicismo, invitiamoli invece a meditare sapientemente su qualche pagina dei nostri sommi compositori italiani di tutti i tempi che, proprio con i motivi filati con passione si sono imposti all'ammirazione del mondo e commuovono e commuoveranno sempre i cuori umani nei secoli.

 

         

                                                                                      Mauro Storti

Piccolo Mondo Antico

 

 

Prima  parte

 

Seconda parte

 

Terza parte

 

Quarta parte

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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