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   PICCOLO MONDO ANTICO…

 

Fermenti e tormenti del mondo chitarristico italiano

nella prima metà del Novecento. (sesta parte)

 

                                                                                              Mauro Storti

 

    

Rezio Buscaroli a Giovanni Murtula

        (La chitarra, Anno IV n.2 – 1937)

 

 

 

…C'è una tradizione ottocentesca della musica per chitarra, e noi tutti ne conosciamo il gusto nei nomi maggiori, Giuliani, Legnani, Carulli: un gusto non certo eletto e sceltissimo, come ispirazione, ma molto aderente alla tecnica e alla particolare digitazione dello strumento. Direi anzi che prevale in essi, lo studio, il carattere didattico.

Codesta tradizione italiana, aderente a certi presupposti armonici settecenteschi, non rinnovata da musicisti-chitarristi posteriori, è stata, appunto per questo,  sormontata dalla tradizione chitarristica spagnola, di cui pure conosciamo i modi stilistici in Sor, Tárrega, Torroba, per dire di alcuni dei maggiori e correnti: tradizione romantica, disperatamente romantica come è, del resto, ogni espressione artistica di quel nobilissimo popolo.

Si potrà dire che si tratti di musica brutta? Mai più, come non si può dire sia brutta la musica delle canzoni napoletane, che, a vero dire, hanno tanta affinità di caratteri. Ma che cosa ha a che fare con la tradizione dei classici italiani, che è poi la vera tradizione del liuto e della chitarra? Che cosa ha a che fare con il motivo cantabile-appassionato, coi lunghi portamenti e strisci e cadenze della musica spagnola per chitarra, l'ossatura, la quadratura nobile e composta, l'architettura tematica cristallina di una corrente di Frescobaldi, di una sonata di Scarlatti, di una giga di Corelli, di una fuga di Rossi o di Durante? A tale confronto, potrà dunque sembrare ingiusto dire che la sensibilità musicale spagnola tiene assai del popolaresco e affermare, insomma, che essa ci ha grandemente ammalati di sentimentalismo e ha spostato verso il falso, l'artificioso, il traslato barocco il nostro gusto di chitarristi?  A me, proprio, francamente non sembra; ed è per questo che giudico con molto limitato entusiasmo, ad esempio, i Ricordi dell' Alhambra di Tárrega, la Danza spagnola di Granados, la Serenata di Malats.

Sono “cantate” chitarristiche di notevole talento, ma quanto hanno da signorina, da barbiere (sia pure evoluto), da comoda digestione, cose orecchiabili, buone tutt'al più come documento del temperamento e gusto spagnolo, oggetto da folclore; ma insomma mi si dica (e questo è l'importante ai nostri onesti fini positivamente costruttivi): sono esse da prendersi come esempi di composizioni che aprono un orizzonte nuovo alla musica per chitarra e al gusto musicale o son piuttosto testimonianze di una tradizione ormai giunta all'estremo delle sue possibilità?

La risposta non può essere dubbia. Segovia, per suo conto, rimette in onore Galilei, Scarlatti, Bach (figlio come tutti i tedeschi del Settecento, dei classici italiani, ai quali fu quasi del tutto estranea la musica spagnola in genere) e suona Ponce e Castelnuovo-Tedesco.

E qui passiamo all'altro argomento della nostra discussione. Qualcuno de' miei lettori o contraddittori potrebbe dirmi: cosa vuoi tu allora, rimetterti a imitare quei secentisti? Darci una nuova accademia? Mai più, rispondo; sarebbe come dire che l'arte possa sorgere da una imitazione. Anzi, non sostengo neanche che si facciano riduzioni e trascrizioni salvo ne' casi in cui le musiche siano originalmente scritte per liuto o comunque si prestino ad essere adattate per chitarra. Sostengo che i chitarristi italiani hanno il dovere di rifare l'animo, il gusto, l'orecchio a quelle musiche, per seguirne, arricchiti dall'esperienza della musica moderna, i modi, gli impianti costruttivi e le soluzioni armoniche. Ed ecco sotto quale angolo visuale dobbiamo considerare la musica che oggi si fa e quella che sarebbe bene fare. Speriamo che nessuno mi venga a dire che le musiche di Castelnuovo- Tedesco sono spagnolesche ! Alcune di esse, suonate da Segovia, hanno proprio un gusto, una quadratura classica; di un classicismo non imitativo, ma ancora una volta, come deve essere, creativo e originale.

Soprattutto poi deve essere intimamente sposato alla chitarra e alle sue risorse, ai suoi caratteri di strumento; nè questo concetto del “nuovo musicale” deve obbedire a schemi e a idee prefissate. Sentivo, giorni sono, un amico accennare ad un brano musicale e dire: “questo sì è moderno, perchè non ha nè una terza nè una quinta. Badiamo alla sostanza e non stiamo alle formule, che hanno anche troppo avvilito certa musica. Di musica moderna e bella si può farne benissimo anche ricorrendo a suoni cosiddetti, nell'armonia, “di posa”; e viceversa, di brutta e tarpata, se ne può fare con tutte le seconde, le quarte e le settime del mondo. Sentivo anche ammettere da un altro amico la necessità del “nuovo” ma per raggiungerlo, diceva, occorre procedere per gradi, a poco a poco. Ora, in materia di ispirazione artistica, non è possibile far misure. E' già molto stabilire un principio, una guida ideale, un'urgenza interiore. Tutto il resto è unicamente espressione di temperamento individuale e chi ha gambe corra.

Anche il Murtula “abbraccia con entusiasmo” l'idea rinnovatrice. Come già ho detto all'anonimo Abbonato, l'aspettiamo al varco: ci dica in che cosa il passato, e quale passato è morto e verso quali orizzonti siano le nuove mete.

 

 

         

                                                                                      Mauro Storti

Piccolo Mondo Antico

 

 

Prima  parte

 

Seconda parte

 

Terza parte

 

Quarta parte

 

Quinta parte

 

 

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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