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Una premessa

 

CHITARRA E...  

appunti per una lettura della musica da camera con chitarra del XX e XXI secolo

di Marco Pisoni

 

n. 1

Arenzano, 4 ottobre 2008

 

 

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Non me ne sono quasi reso conto prima: quasi vent’anni separano la prima stesura del testo sul Trio di Hindemith da questa mia nuova versione on-line. Sono ingrassato e i miei tre figli sono “inspiegabilmente” diventati adulti! Credo di aver scritto La Chitarra Concertata già su un vero Personal, il mio primo mitico “386”, ma sono cambiate molte cose: non riuscendo a rileggere l’articolo dal floppy originale, ho fatto una scansione delle pagine ingiallite de I Quaderni dell’Ateneo, la rivista fondata dal mio Maestro, Mauro Storti. Scrivo adesso su un laptop di ultima generazione e affiderò questa premessa ad internet e al webmaster (a proposito, grazie di tutto e in anticipo, cara Titty). Niente più stampanti ad aghi, né forbici e vinavil per la composizione degli esempi musicali. Eppure sono sorpreso. Alla rilettura degli appunti del 1989 sento ancora mie, fortissimamente mie, quelle parole di sano cinismo e di provocatorio disincanto. Amo forse la chitarra più di prima, ma ancora oggi 10 chili di spartiti del nostro repertorio cameristico, se confrontati con i 50 grammi della Sonata a Kreutzer, mantengono la consistenza dell’etere. In questo mio ritrovarmi diverso e uguale, ho deciso di riprendere il filo del discorso con i toni perfino sarcastici della lettura del Trio di Hindemith, che adoro studiare e soprattutto “fare”. Un nome, Paul Hindemith, che poteva aprire uno spiraglio: ecco finalmente un compositore noto a tutti che si accosta alla chitarra per regalarci poi una Sonata, e ancora 12 Studi, e alcuni Quartetti e, chissà, un concerto per chitarra e orchestra opera postuma, da eseguire in prima assoluta come grande evento internazionale. Vana illusione. Un Rondo di due minuti per tre chitarre. Punto e basta. Nessuna frequentazione ulteriore. Nessuna offerta, nessuna committenza. Il peso specifico della nostra letteratura per ensemble resta piuttosto basso. Ma non arrendiamoci. Tocca a noi scovare un nuovo Hindemith, come monaci tibetani in missione: un compositore tout-court, un non-chitarrista, che però voglia affrontare prove più impegnative e un percorso più significativo, di ampio respiro. Attenzione: dobbiamo individuarlo, allettarlo, spiegargli con ragionevole chiarezza come funziona la tastiera, correggere le sue prove di accordi impossibili senza umiliarlo, suonare in pubblico la sua musica e, da ultimo, perché no, pagarlo. Nonostante l’apparente distacco del vecchio articolo, resto sempre affannosamente alla ricerca di capolavori nascosti per il nostro amato strumento. Ma non mi accontenterò più, musicologo, degli avanzi lasciati cadere con distratta condiscendenza dalla tavola imbandita della Storia della Musica, con le iniziali maiuscole. E nemmeno mi accontenterò più di suonare Wagner nella trascrizione di Tárrega. Il programma di queste righe sarà quello quindi di leggere opere originali prevalentemente scritte da compositori non chitarristi e, possibilmente, ricostruire progetti compositivi di una certa ampiezza, mantenendo così “Hindemith Reloaded” come un paradosso, forse un buon punto di ripartenza, certamente un’altra occasione mancata.  Dobbiamo continuare a cercare ogni giorno l’erede-bambino; trascinare appieno, in mente e in cuore, nel suono meraviglioso delle sei corde, un Mozart del Terzo Millennio, questa volta sinceramente attento a tutte le vecchie e nuove potenzialità della chitarra e soprattutto non esclusivamente al solista di chitarra dedicato. Coraggio “ragazzi” dell’89 e del 2008, troviamolo!

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