Ho ascoltato il tuo CD e sono rimasto favorevolmente colpito da diversi brani. Che rapporto hai con la composizione?

 

Resistere alla tentazione della composizione per un chitarrista è veramente compito arduo e anch’io ho ceduto volentieri a questa tentazione. Pur avendo studiato armonia e contrappunto con Luciano Bellini e Nicola Samale, non sono un compositore professionista e questo sotto certi aspetti è un vantaggio nel senso che compongo quando ne ho voglia e quando sono ispirato senza essere pressato da commissioni o impegni impellenti. Nel comporre sono confluite anche caratteristiche del passato. In gioventù mi divertivo oltre che a risolvere i problemi di dama a realizzarne io stesso (alcuni sono stati pubblicati nella “Domenica Quiz”), in seguito ho proiettato istintivamente nella composizione musicale alcuni elementi maturati nel comporre quei problemi di dama.

                       

La scintilla compositiva, almeno fino a questo momento, è scattata sempre sulla chitarra, dopo subentra il discorso dello sviluppo che spesso e volentieri è suggerito da quello che nasce inizialmente sullo strumento.

È stato molto stimolante comporre le musiche per alcuni spettacoli teatrali nei quali ho avuto anche la fortuna di conoscere persone come Mario Scaccia, Ugo De Vita, Silvano Tranquilli, Dino Cafaro. Ricordo che alla prima di uno spettacolo con Mario Scaccia in cui suonavo dal vivo era presente il grande compositore Sylvano Bussotti… e per fortuna il suo giudizio nei miei confronti fu magnanimo.

Alcune mie composizioni le ho raccolte nel volume Giochi  sonori pubblicato dalla casa editrice “Il piano e la rosa” e registrate successivamente nel CD edito

dall’ARAMUS  Il suono dei colori

                                                

                                                              (http://www.aramus.it/NuovoAramus/cd.htm

 

 

Puoi entrare nello specifico di qualche brano?

 

Il titolo della mia prima pubblicazione Giochi sonori sintetizza un po’ il mio rapporto con la musica: un gioco meraviglioso. Le mie composizioni spesso ricalcano quindi l’aspetto giocoso. Prendiamo il mio brano Sublimazione, intesa come passaggio della materia dallo stato solido a quello gassoso. In questo brano la stessa melodia va realizzata a seconda dei tre stati della materia, liquido, solido e gassoso, rispettivamente con i glissati (agli allievi faccio l’esempio che lo strumento viene metaforicamente riempito d’acqua e muovendolo questa scorre dal ponte alla paletta e viceversa), con i suoni normali e con gli armonici.

Altri brani hanno un maggior spessore artistico e anche a distanza di tempo continuo ad apprezzarli sia quando li suoni che quando li ascolti. Uno di questi è Gong tibetano

(ascolta mp3)

                                      (scarica spartito in pdf)

 

Ricordo che avevo la sesta in do (stavo facendo una trascrizione di “Per qualche dollaro in più” – La resa dei conti) e si aprirono nuovi scenari musicali. La cellula iniziale è su una scala pentafonica a cui seguì una sezione con la scala diatonica maggiore poi ancora una parte con una scala cromatica e per finire un’ultima con una scala esatonale: insomma un brano basato sulle diverse scale quindi diverse culture. Credo che nella musica come nella vita la convivenza tra diverse culture sia felice e proficua

   

 

 

Hai realizzato molte trascrizioni: ce ne vuoi parlare?

 

In alcune circostanze credo che bisognerebbe tornare a quella che era la fase primordiale dello strumento musicale: intendo dire che la chitarra, come gli altri strumenti, prima di avere un repertorio e una propria letteratura era uno strumento musicale nel senso lato del termine cioè un “mezzo” per fare musica. Non va dimenticato che i primi brani strumentali sono nati come “riduzione” di composizioni polifoniche. La destinazione strumentale come viene intesa oggi, cioè come brano scritto per sfruttare al meglio gli idiomi dello strumento stesso, è una concezione che nasce in una fase storica recente (facendo i dovuti rapporti). Amo trascrivere tutti i brani che mi piacciono e che ritengo opportuno far eseguire agli allievi, parto da questo semplice concetto. Devo constatare che questa è un’attività che spesso richiede più tempo della composizione stessa: mentre oggi per comporre un brano non hai limiti, o meglio sei tu stesso a decidere quali regole rispettare e a porre i paletti, con la trascrizione devi sempre conciliare testo originale e chitarra. Una trascrizione può considerarsi riuscita quando, nel nostro caso, sembra scritta per chitarra. Per realizzare alcune trascrizione ho impiegato veramente tanto tempo, ma dopo “un colpo al cerchio e uno alla botte” arrivo al risultato desiderato grazie alle infinite possibilità che offre la chitarra. Si pensi ai numerosi effetti strumentali che ha (armonici, tambora, rasgueado, pizzicato, pizzicato alla Bartok, glissato, bending, tremoo ecc.) ampiamente utilizzati nelle mie trascrizioni per avvicinare la resa strumentale all’effetto desiderato. Spesso un effetto al momento giusto riempie più di un intero accordo e può quindi diventare un eccellente escamotage.

Ho la fortuna di curare la collana “La chitarra classica per tutti” per la Playgame (http://www.playgamemusic.com/index.php?pagina=22) distribuzione Carisch (http://www.carisch.it/), grazie al “vulcanico” Roberto Fabbri che mi ha ceduto il testimone (lui ha realizzato i primi tre volumi della collana) in questa bella avventura. Per questa collana ho curato 5 volumi con CD allegato:

12 Capricci di Paganini (ascolta mp3)

 

Celebri temi d'orchestra  (ascolta mp3)

 

J. S. Bach 2° vol. (ascolta mp3)

 

Le più belle arie d'opera  (ascolta mp3)

 

Mozart (ascolta mp3)

 

Con lo stesso Roberto poi collaboro alle Antologie di successi della Carisch, nelle quali ho realizzato diverse trascrizioni di brani di ogni genere musicale. La cosa che non tollero sono le etichette: secondo molti il musicista che fa dei lavori a carattere divulgativo non può farne altri a carattere filologico. Io sinceramente non mi sento imprigionato in questi schemi e mi farebbe molto piacere realizzare delle edizioni critiche del repertorio originale. Personalmente trovo estremamente divertenti e gratificanti le antologie che ho realizzato da solo o come collaboratore, nello stesso modo con cui apprezzo dei lavori critici come le bellissime pubblicazioni di Zigante su Villa-Lobos. L’importante è che le pubblicazioni sia a carattere divulgativo che filologico vengano fatte con passione, rigore e competenza

 

Anche al Maestro Morricone hai sottoposto delle tue trascrizioni…

 

La musica da film mi ha sempre appassionato e la considero un importante ponte tra la musica colta e il gusto popolare: pensiamo ai lavori di Rota, Piovani, Morricone e Bacalov (con quest’ultimi due ho avuto il piacere di frequentare dei corsi sulla musica applicata al cinema).

                                        

Con Luis Bacalov (Castello di Crecchio 2000)

 

Sì, ricordo con grande piacere quell’incontro. Una volta diplomato in chitarra parlai al mio maestro di chitarra Bruno Battisti D’Amario (che tra le altre cose era il chitarrista del Compositore romano) di alcune trascrizioni che avevo  realizzato a scopo didattico delle colonne sonore di Ennio Morricone  e le sottoposi alla sua attenzione. D’Amario suonò ed apprezzò i brani e mi diede l’idea di farli vedere al Compositore stesso. A Morricone vanno i miei ringraziamenti per aver dedicato del suo tempo alla visione del mio lavoro e per avermi dato dei preziosi consigli. Conservo gelosamente i manoscritti con le correzioni di pugno del Maestro. Di quest’incontro parlo ampiamente in una pagina del mio sito (http://digilander.libero.it/ossurf/ennio_morricone.htm). Alcune di queste trascrizioni sono state successivamente pubblicate nelle antologie a cura di Roberto Fabbri.

                                                                                  

 

 

                                                                                                                              Seconda parte

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 a cura di  Angelo Barricelli  ( prima parte )