Introduzione

 

Dando una rapida occhiata ai numerosi metodi, antichi o recenti, si può osservare come in essi manchi ancora un definito e concreto progetto didattico globale, tale da "consentire allo studente fiducioso di progredire con continuità dalle prime lezioni alla completa padronanza dello strumento "(Segovia). V'è chi ritiene che tali metodi siano più che sufficienti, tanto per qualità che per quantità, e non esita a pronunciarsi sull'inutilità di ogni ulteriore apporto didattico ma, se così è, non rimane che rinunciare alla speranza mai sopita che la chitarra possa avere, come il violino o il pianoforte, un corpus metodologico all'altezza della sua dignità musicale e storica. Ma a quale prezzo?

La conseguenza del protrarsi di tale stato di cose è che lo studio del nostro strumento, perseguendo come sempre i percorsi più vaghi e aleatori, non può che continuare a generare il solito ristretto manipolo di virtuosi autodidatti, a fronte di una vasta platea di dilettanti più o meno geniali, e di un'ancor più vasta folla di sconsolati rinunciatari reduci da un accanito quanto vano studio degli arpeggi di Giuliani, delle scale di Segovia, del metodo di Carulli e degli studi di Sor.

E ciò perché la tecnica dello strumento, considerata anche sotto il semplice profilo meccanico, è certamente tra le più ostiche, e tale che una sua acquisizione completa e funzionale richiederebbe, a meno di possiedere un eccezionale talento innato, un lungo periodo di apprendistato condotto "a regola d'arte". Senza disporre di regole d'arte sicure e ben definite, lo studente ansioso di attingere a qualche meta artistica lungamente vagheggiata, è destinato a procedere a tentoni, lungo un percorso simile ad un cunicolo scavato alla cieca da una talpa, tortuoso e irto di ostacoli imprevisti dei quali non riesce ad avere ragione malgrado la profusione di un impegno tenace e appassionato.

Occorre rendersi conto che un progetto didattico globale e funzionale non può che fondarsi sulla preliminare catalogazione delle prestazioni che il musicista può pretendere dal suo strumento, farne una debita analisi ed elaborarne i dati sul piano della concretezza. Nel caso della chitarra, strumento melodico-armonico, le prestazioni più ovviamente attendibili sono quelle concernenti le scale, gli accordi e gli arpeggi, ma è noto che le relative tecniche, genericamente intese, assommano in sé tante multiformi modalità di realizzazione che si configurano come procedimenti di micro-parcellizzazione tecnica. Si pensi, ad esempio, all'infinita quantità e varietà di formule d'arpeggio: con le 120 formule dell'Op. l di Giuliani, non viene messa in atto che la sola funzione di accompagnamento armonico; altre funzioni di grande rilevanza, come creare una melodia risonante su corde diverse, dar vita ad una melodia accompagnata o realizzare un tessuto contrappuntistico, non potrebbero trovare attuazione con quelle formule, pur varie e numerose, e pertanto esigono il ricorso a nuove e più specifiche tecniche.

In questa sezione vengono presentate per sommi capi, senza un ordine prestabilito ma puntualmente riferite ai vari Corsi di studio, le pubblicazioni tecniche costituenti nel loro complesso il Metodo Analitico Strutturale.1

 

                                                                                              Mauro Storti

 

 

1 Vedasi M.Storti: SCUOLA DELLA CHITARRA, progetto didattico completo e ragionato

   per la formazione tecnica e musicale (Carisch, 2007).

      Chitarra e Dintorni Portale

Statistiche webCasella di testo: Il Maestro di Chitarra

Il presente sito non costituisce testata giornalistica, né ha carattere periodico, essendo aggiornato in relazione alla disponibilità e alla reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale, ai sensi della Legge n. 62 del 7-03-2001. Le fotografie pubblicate su questo sito, salvo diversa indicazione, sono copyright dei legittimi autori.