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 Casa Musicale Eco 1999      Casa Musicale Eco 2004

 

1. IL CORSO PROPEDEUTICO

 

Avviene oggi, con sempre maggiore frequenza, che genitori premurosi di avviare precocemente i loro bambini allo studio della musica li iscrivano, spesso dietro loro precisa richiesta, ad un corso di chitarra. Quale sia la motivazione di tale scelta e quale senso possa avere per un bambino l’approccio alla chitarra, sono domande alle quali si possono dare due semplici risposte: egli può essere rimasto colpito nel sentir suonare lo strumento dal vivo o in televisione, oppure i suoi genitori, appassionati di musica, sono convinti che la pratica musicale può costituire una preziosa risorsa per la formazione della sua personalità poiché si può affermare, in effetti, che fra le tante attività culturali, artistiche o sportive come lingue, disegno, pittura, ceramica, nuoto, pallacanestro, tennis, judo, ecc. pur utili o necessarie nessuna è paragonabile, per l’abbondanza di fattori formativi, ad una seria pratica musicale. Tali fattori possono così riassumersi:

1. Acquisizione di una coscienza posturale.

2. Sviluppo della coordinazione rapida  tra pensiero e azione.

3. Sviluppo dell’abilità manuale.

4. Sviluppo dei diversi tipi di memoria: mentale, visiva, tattile e uditiva.

5. Sviluppo dell’orecchio, del senso  melodico,  armonico, dinamico  e timbrico

6. Apprendimento della lettura musicale tradizionale.

7. Apprendimento di sistemi alternativi di notazione.

8. Sviluppo del senso ritmico.

9. Acquisizione del senso estetico e della costruzione formale.

10. Richiami e collegamenti storici, antropologici e linguistici.

11. Richiami alla fisica acustica.

12. Sviluppo   dell’immaginazione,   della fantasia,  del senso poetico e teatrale.

 

Ciò premesso, va precisato che spesso la chitarra non è per il bambino che un giocattolo con il quale si possono produrre rumorosi accordi. La disinvolta e a suo modo suggestiva gestualità che può avere l’occasione di ammirare in certi campioni televisivi, può indurlo a ritenere estremamente facile l’uso di quello strumento brandito a mo’ di mitra o di lancia (anch’essi giocattoli, ovviamente!), in quanto non può rendersi conto che l’apparente facilità che osserva non è che un effetto illusorio risultante da un lungo esercizio. L’entusiasmo del piccolo apprendista, messo alla prova, non tarderebbe a svanire rapidamente di fronte al fatto che il compito di fare e concatenare qualche sospirato accordo, si rivelerebbe assai più difficile del previsto, se non addirittura irraggiungibile.

In effetti la chitarra, dal punto di vista puramente fisico, è certamente il più difficile fra gli strumenti. Basta por mente, per rendersene conto, alle vincolanti operazioni minime necessarie per creare anche la più semplice figura accordale: le dita della mano sinistra devono cadere con forza e con millimetrica precisione sulle corde e sui tasti prescelti, debitamente curve e variamente divaricate lungo due direzioni ortogonali, mentre le dita della mano destra, dal canto loro, devono scegliere alcune determinate corde da mettere in vibrazione simultaneamente o arpeggiando con le più diverse combinazioni ritmiche. 

 

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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