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Giuseppe Chiaramonte |
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Intervista di Angelo Barricelli |
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Angelo Barricelli: Quando ha iniziato a studiare chitarra?
Giuseppe Chiaramonte: Si inizia spesso “strimpellando”, no? Da bambino, a nove anni, ricevetti dai miei genitori in regalo la mia prima chitarra, una Clarissa. Sotto la guida di un anziano signore del mio paese, Mesoraca, imparai a leggere il pentagramma, a suonare piccole melodie col plettro e qualche accordo. Ma dopo pochi mesi lasciai e la mia chitarra davvero la chiamavo “Clarissa”, in eterna clausura nella sua custodia di similpelle marrone. Non conoscevo ancora la bellezza della chitarra classica allora, altrimenti me ne sarei innamorato subito. Dopo qualche anno invece venni a scoprire, quasi per caso, che il Maestro Liutaio Mario Grimaldi, originario del mio paese ma migrante al Nord da tanti anni, si era trasferito per alcuni anni a Mesoraca e impartiva lezioni di chitarra classica; così, incoraggiato dalla lungimiranza di mia madre, iniziai a prendere qualche lezione di chitarra con lui, a quattordici anni. Dopo qualche mese Grimaldi si trasferì in Piemonte, ma volle consentire ai suoi allievi di continuare lo studio della chitarra; così trasferì la sua classe di giovanissimi discepoli nelle mani del Maestro Angelo Capistrano. Fu la mia fortuna.
Chi sono i suoi maestri?
Come dicevo, a quattordici anni, chitarrista alle primissime armi, incontrai il Maestro Angelo Capistrano, di Vibo Valentia, che aveva ereditato a Mesoraca la classe di allievi di Grimaldi. Il maestro Capistrano è sicuramente una delle persone più importanti che abbia mai incontrato nel mio percorso di chitarrista. Fu lui a farmi innamorare della chitarra; lo seguii per meno di quattro anni (perché a 18 anni presi il treno per il Politecnico di Milano). Appresi quindi i fondamenti della tecnica chitarristica, per molti aspetti rivisitata da lui stesso, che è stato per me lo strumento fondamentale per affrontare la lettura di brani anche difficili senza uno sforzo enorme; oltre la conoscenza della letteratura chitarristica: ho studiato buona parte del mio repertorio col Maestro Capistrano. Repertorio che ho avuto modo di perfezionare seguendo alcuni corsi di Perfezionamento tenuti in Calabria dal Maestro Giovanni Puddu. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscere, a Milano, il Maestro Aldo Minella, con il quale attualmente seguo alcune lezioni di Perfezionamento.
Lei è giovane, ha poco più di 20 anni, come vede il mondo chitarristico italiano?
Ritengo che il mondo chitarristico italiano sia molto “attivo”, lo dimostrano la presenza di numerosi concorsi chitarristici, grandi liutai presenti su tutto il territorio nazionale e, soprattutto, molti grandi maestri che sono punto di riferimento mondiale per la chitarra. Ciononostante credo che ci sia un certo divario tra il mondo accademico della chitarra classica e il grande pubblico. Rimango allibito quando incontro moltissime persone che non hanno idea di cosa sia la chitarra classica; questo mi fa una grande tristezza. D’altronde, i mezzi di comunicazione di massa, come la radio e la televisione, sono interessati a ben altro!
Cosa le piace e cosa non le piace del mondo della chitarra classica?
Finora nel mio percorso di chitarrista ho incontrato splendide persone che mi hanno fatto amare la chitarra, per cui penso di aver conosciuto il lato più bello di questo mondo. Mi piace l’atmosfera che si respira nei concorsi: i ragazzi che condividono la stessa paura prima dell’audizione, che ti unisce inevitabilmente, e passare dietro le stanze dove il prossimo concorrente sta provando ad ammaestrare le mani sudate e a dare l’ultima accordatura allo strumento. Mi piace il concerto e il contatto col pubblico, mi piace sedermi in mezzo a loro prima di salire sul palco, fingendo di essere uno spettatore immaginandomi sul palco e contemporaneamente in platea. Mi piacciono tutte queste piccole cose. Non mi piace utilizzare la chitarra come strumento di intrattenimento di gente distratta (commensali e via dicendo): penso che sia alla stregua di mostrare un triste animale dietro la vetrina di uno zoo… altra cosa, non mi piace fare della chitarra uno strumento fine a se stesso, o il palco di un giocoliere. La chitarra è un mezzo per fare arte, musica. Non ammiro coloro che la usano solo per stupire con saltelli o con l’esasperazione anacronistica di talune musiche rocambolesche.
Una di queste la poesia, alla quale non potrei mai rinunciare. Io credo che l’Arte sia un’unica entità (inafferrabile, si capisce) e che le sue diverse manifestazioni (musica, poesia, pittura, scultura…) siano soltanto le facce di uno stesso poliedro, ognuna delle quali tocca diverse corde del nostro sentire. Per questo la poesia è per me necessaria, come la musica, per colmare il desiderio di arte. Se avessi il tempo materiale mi piacerebbe curare anche altre forme artistiche, come la pittura, che ho esplorato, qualche anno fa, prima di iniziare l’università.
Cosa si aspetta dal pubblico in un concerto?
Tutto ciò che mi aspetto dal mio pubblico è compito mio costruirlo prima e durante il concerto. Creare negli spettatori emozione è compito dell’esecutore, riuscirci è per me una conquista importante. Il mio scopo è suscitare una partecipazione emotiva alla mia musica.
Quali sono i chitarristi a cui s'ispira o che le hanno dato degli "inputs"?
Sicuramente i maestri con i quali ho studiato e studio ancora sono state per me l’esempio più importante. Per il resto non penso di ispirarmi ad un interprete ideale.
Cos'è per lei e cosa rappresenta il "timbro" della chitarra?
Penso che il “timbro” sia un aspetto così importante da rimanere stupito quando ho l’impressione che venga da molti messo in secondo piano, se non addirittura trascurato. Ritengo che la cura del timbro sia necessaria, non accessoria. Quantomeno non abbandonarlo al caso. Premettendo che non esiste un timbro ideale e che può essere anche un fattore di bellezza soggettiva, io penso che sia un elemento da curare fin dai primi anni dello studio di questo strumento. Come verrebbe considerata la voce di un bravissimo cantante senza un timbro curato? Il mio timbro ideale, per il quale studio nella preparazione dei brani, è “caldo”, “rotondo”, quasi “pianistico”, lei mi capisce. Soggettivo sicuramente, ma più volte ho constatato che anche i non chitarristi ne rimangono maggiormente ammaliati. E non è poco se lo scopo è creare emozioni!
In futuro cosa vorrebbe realizzare in campo artistico-musicale?
Sicuramente continuare con i classici concerti, ma non solo. Mi piacerebbe riuscire a creare un percorso artistico che interessi più forme d’arte, in armonia tra loro. Sia chiaro: la musica non è da intendersi come un sottofondo! Ho già sperimentato questa cosa con la poesia, recentemente. Un attore ha letto delle mie poesie tra un brano e l’altro, mentre io attendevo assorto sul palco. Poesie ispirate alla musica che segue: un “complemento artistico” che è stato molto apprezzato. E poi voglio continuare a regalare concerti per scopi benefici, coinvolgendo, come ho già fatto con ottimo successo di pubblico poche settimane fa, associazioni non lucrative che si occupano di progetti sociali e umanitari, perché, avendo avuto la fortuna di studiare questo strumento, mi sento in dovere di aiutare, insieme al mio pubblico, persone che hanno invece la sfortuna di non poter aver accesso neanche all’acqua potabile o ai vaccini primari o all’istruzione di base, o comunque ad una vita dignitosa.
Ho visto che Lei scrive poesie e molto belle a mio avviso, ce ne parli grazie. Cosa vuole fare, il chitarrista, il poeta, l'ingegnere? Insomma, alla sua età ha già realizzato tanto, pensa che sia un genio oppure è semplicemente sopra la media?
Alcune mie poesie si ispirano alla musica, anche direttamente ai brani musicali che eseguo con la chitarra; molte altre invece si ispirano alle piccole cose, alle piccole emozioni quotidiane; emozionarmi ed emozionare, questo è il mio desiderio, anche nella poesia. All’ultima invece dico che non mi sento un genio, anzi, sono sicuro di non esserlo; non ho mai pensato di essere sopra la media. Penso invece che alla base dei nostri successi, che auguro a lei e a tutti i suoi amici, ci sia soltanto la forte convinzione di poter riuscire.
Le faccio un grande in bocca al lupo per la sua carriera. Grazie molte
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