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Introduzione |

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La più importante e diffusa rivista chitarristica fu forse l'americana "Guitar Review", il cui primo elegante numero vide la luce nel 1946. In esso, T.M. Hofmester subito accordava un suo spazio alla figura ed al lascito tarreghiano con un articolo dal titolo "Is There a School of Tárrega?", rivelando immediatamente quale fosse l'interesse critico per la di lui opera e quella dei suoi seguaci. La fortuna della scuola di Tárrega è riconducibile alla sua diffusione così come avvenne secondo le modalità di quei tempi. Era infatti il momento in cui, nei paesi europei (Spagna inclusa) vigeva l'uso generalizzato di riunirsi in "cenacoli" facenti capo, naturalmente, a reali personalità di spicco. Come avveniva soprattutto in Italia ed in Germania (ma anche in Inghilterra ed in Francia), la creazione di un gruppo di fedelissimi istituiva o, per meglio dire, santificava una scuola. Poco contava la sua diffusione universale, bensì il prestigio demandato a quei discepoli-continuatori che finivano per fornirne emblematica rappresentativa. Personalmente, trovo più utilità nell'analisi delle tarreghiane foto d'epoca (non molte per la verità) che nelle ultime pubblicazioni , anche spagnole, inerenti sia la vita che l'opera sua. Viene da pensare (è solo un esempio) al coevo costume sociale, quando ci si trova innanzi Tárrega, immortalato con i membri della "Sociedad guitarristica" di Bilbao, schierati ed imbraccianti chitarre, tutti forniti di curatissimi baffi spioventi, a fronte del Maestro ritratto senza chitarra ma dotato di un'elaboratissima barba!
Qualche decennio più tardi troveremo nuovi schieramenti "armati" con lo strumento, osservando le foto ritraenti il nostro Mozzani con i suoi entusiasti cultori, soprattutto germanici. Poco, d'altra parte, possiamo fidarci dei testi spagnoli (da quello di Pujol sino ai più recenti), anch'essi miranti maggiormente alla santificazione del personaggio che non ad una vera e propria valutazione afferente la sua collocazione, sia storica che artistica. Vengono indicati come suoi epigoni Daniel Fortea, Miguel Llobet, Domingo Prat, Pascual Roch, Maria Rita Brondi e tanti altri che, in effetti, pur rapprentandone la personalità, spesso solo episodicamente avevano avuto rapporti continuativi con lui. La scomparsa nel 1996 di Maria Luisa Anido (per considerare un evento recente) fu immediatamente definita come "la fine dell'ultima allieva di Tárrega". In realtà, però, ella gli era stata didatticamente legata soltanto con la mediazione dei suoi maestri Prat e Llobet.
“E’ fuor di dubbio che in questi ultimi anni la chitarra ha fatto un grande passo avanti perfezionandosi nella didattica e nella letteratura, ed è giusto riconoscere che ciò si deve, in primo luogo, al grande maestro Tárrega, il cui trattamento speciale dello strumento, trasmesso successivamente ai suoi allievi, ha dato forma a ciò che attualmente viene detta “Scuola di Tárrega”. Questa scuola è stata rivelata a noi argentini grazie agli eminanti chitarristi che sono venuti nel nostro paese: alcuni in qualità di concertisti, altri che sono rimasti per più o meno lungo tempo in Argentina, specialmente Domingo Prat, Miguel Llobet, Josephina Robledo, Emilio Pujol, Andrés Segovia e Sáinz de la Maza. Avendoli osservati e studiati anno dopo anno, mi sono fermanente convinto che la Scuola di Tárrega è indubbiamente al giorno d’oggi la migliore che si conosca”.
Carlo Carfagna
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A cura di Mauro Storti
Hanno collaborato
· Carlo Carfagna
· Angelo Barricelli
· Claudio Marcotulli
· Guido Fichtner
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