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A cura di Mauro Storti
Hanno collaborato
· Carlo Carfagna
· Angelo Barricelli
· Claudio Marcotulli
· Guido Fichtner
MP3
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Introduzione |
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Se Fernando Sor può essere considerato l’eroico mito della prima rivoluzione chitarristica, quella armonico-contrappuntistica, Francisco Tárrega può ben meritare il titolo di MITE eroe della seconda rivoluzione, quella dello “strumento espressivo”. Il primo fu uomo che una vita difficile e movimentata aveva costretto da giovanetto in un monastero di rigida osservanza benedettina per poi sradicarlo dalla sua terra e mandarlo esule rivoluzionario bonapartista in una Parigi musicale dominata dallo strapotere dei musicisti italiani. Nessuna meraviglia dunque, che dalle pagine del suo Metodo per chitarra affiori ben evidente tutta l’amarezza e l’insofferenza di un animo esacerbato. Oltretutto, varcata la soglia dei cinquant’anni, egli si era forse arreso all’evidenza che malgrado i clamorosi successi conseguiti presso i più vivaci milieux musicali d’Europa, le innovazioni da lui apportate alla tecnica del suo strumento di elezione non erano state recepite da un mondo chitarristico inerte e privo dei mezzi culturali per comprenderle. Il secondo, per contro, uomo quanto mai alieno tanto da idee rivoluzionarie che da smodate ambizioni, ebbe in destino l’esistenza “piana” e spirituale di un artista profondamente innamorato della sua arte e che in essa trovava la gioia dell’intera sua esistenza. Al piacere di donarsi agli allievi e al pubblico senza contropartita, faceva riscontro un disinteresse per le cose materiali che rasentava il francescanesimo. Come non mostrò mai alcuna smania per la pubblicità, mostrò un’altrettanto scarsa premura di dare alle stampe i pezzi e gli esercizi che spesso improvvisava e che pertanto sono andati dispersi, se non perduti irrimediabilmente. Quanto ai successi ottenuti nelle sue gloriose tournées artistiche, essi non giunsero mai a fargli dimenticare i dolci piaceri della famiglia e l’affetto degli allievi e degli amici che era sempre ansioso e felice di ritrovare al suo ritorno. La poetica di Francisco Tárrega si può riassumere in poche righe. Figlio del suo tempo, egli si affacciava ad un mondo musicale sul quale la luce dorata di un romanticismo al tramonto andava stemperandosi dolcemente in quella del nascente Novecento, sicché il suo spirito non conobbe né l'ardore rivoluzionario di un Sor né certe smanie di contestazione del passato, tipiche del nostro tempo. L'opera tarreghiana è specchio di un mondo nel quale l'ideale artistico e lo stile di vita risultano straordinariamente fusi in armonica simbiosi. Non si può spiegare altrimenti l'evidente contrasto fra la "ingenuità" di tante pagine dettate da una mai rinnegata adesione ad una cultura popolare intrisa di teneri affetti familiari e la nobiltà artistica di altre pagine scaturite da un ammirevole processo di acculturazione. Il suo appassionato interesse non è volto soltanto al versante classico rappresentato da Haydn, Mozart e Beethoven, ma anche a quello romantico di Schubert, Paganini, Schumann, Mendelssohn e Chopin, nonché a quello dei suoi contemporanei Grieg, Albéniz, Verdi e Wagner. E se bisognerà attendere un Chilesotti, un Brüger o un Pujol per riscoprire la musica dei vihuelisti e dei liutisti, Tárrega sarà nondimeno il primo ad arricchire la letteratura chitarristica con le geniali trascrizioni di pagine di Bach e di Händel.
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Francisco Tárrega 1852-1909
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