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    TOCCO LIBERO o 

                      TOCCO APPOGGIATO?

    

              

                                                                                                     A cura di MAURO STORTI

Casella di testo: Il Maestro di Chitarra

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Casella di testo: Casella di testo: Nella parte conclusiva di un importante  trattato di tecnica pianistica, si può leggere la seguente nota che, mutatis mutandis, non è priva di qualche interesse chitarristico: 
   “Il modo di prendere contatto col tasto domina tutti i problemi di virtuosismo  trascendente e tutti i sottili problemi dell'estetica musicale. 
Il contatto iniziale non sarà dunque un contatto qualsiasi ma dovrà essere un contatto estremamente preciso, che non si contenterà di produrre una sonorità qualsiasi, o una velocità qualsiasi purché non vi siano note sbagliate. Fin dai primi contatti [con le corde] la qualità sonora e la comodità del gesto dovranno condizionare la scelta dei mezzi tecnici. 
E' nel momento in cui uno studente professionista abborda gli studi trascendenti che può accorgersi se la sua tecnica è stata costruita su basi fisiologiche rigorosamente esatte. Per le composizioni di media difficoltà [un chitarrista] può ancora supplire agli errori di utilizzazione trasgredendo le leggi muscolari e articolari, ma per gli studi che  esigono un maggiore impegno a causa della loro struttura tecnica o della velocità da raggiungere, risulterà più difficile far fronte alle insufficienze tecniche”.
    
   Se si chiede ad una persona ignara di chitarra di far suonare una corda a vuoto, accade immancabilmente che questa, valutando certamente di non poterla spingere in direzione di due pareti fisse come il piano della tastiera e la tavola armonica, infili con grande naturalezza un dito fra due corde e ne agganci una per tirarla in fuori.
   Quando venga adottata da un allievo principiante, la scelta di tirare le corde praticando un tocco di trazione anziché quella di affondarle praticando un tocco di spinta, viene a determinarsi, del tutto naturalmente ma fatalmente, l’assunzione di una disposizione “a gancio” delle dita che non consentirà mai di cavare dallo strumento la massima sonorità disponibile o di poter conferire un diverso livello dinamico alle voci di un contrappunto. A causa della sua necessariamente debole sonorità, la funzione ideale del tocco libero, di trazione, è quella di creare con la semplice articolazione delle dita un alone armonico più o meno leggero intorno alle melodie da accompagnare. 
Al contrario, per l’esecuzione delle melodie, accompagnate o meno, è preferibile l’impiego dei tocchi di spinta, teso e appoggiato, che grazie ad un ben dosato intervento solidale dell’intera mano e finanche del braccio, possono consentire diversi livelli dinamici giungendo, all’occorrenza, fino al massimo grado di sonorità consentito dallo strumento. 
   Occorre dunque valutare con la massima attenzione quale possa essere la più efficace e funzionale disposizione da far assumere ad un allievo principiante tra quella con mano bassa (dita a gancio)  risultante dalla pratica del tocco libero e quella con mano alta (dita distese) risultante dalla pratica del tocco appoggiato. Prendiamo ad esempio il semplice arpeggio discendente a m i sulle prime tre corde.
1° caso a m i - tutte le note in tocco libero. 
2° caso  a m i - tutte le note in tocco appoggiato. 
I due casi ora considerati sono chiaramente antitetici quanto a curvatura delle dita, e non v’è dubbio che ogniqualvolta si presentasse la necessità di effettuare uno scambio rapido fra i due tipi di tocco, la mano andrebbe soggetta alla frequente e repentina alternanza fra posizione alta e posizione bassa, generando insicurezza negli attacchi e ostacolando la velocità.   
Oltre ai due casi su esposti, ve ne sono da considerare altri tre, ossia:
3° caso a m i -  solo prima corda in tocco appoggiato; 
4° caso a m i - solo seconda corda in tocco appoggiato;  
5° caso a m i - solo terza corda in tocco appoggiato.
Per ognuno di questi tre questi casi è possibile verificare che la più semplice pratica realizzatrice che convenga adottare per non incorrerere negli inconvenienti su menzionati, consiste nell’assumere e mantenere la disposizione mano alta/dita distese (fig.1 e 2), adatta ad effettuare con sicurezza tanto il tocco appoggiato su qualsiasi corda, che a suonare piano, in tocco libero, le altre corde, sfiorandole leggermente con la semplice articolazione delle dita semidistese.


                                                                     
                Fig.1 - Julian Bream                                          Fig.2 - Andrés Segovia



Chi provenga da una ben acquisita pratica iniziale del tocco appoggiato, non avrà alcuna difficoltà ad adottare quella del tocco libero, mentre chi provenga da una pratica stabilizzata del tocco libero non potrà che provare un serio e ineludibile impaccio nell’effettuare, in particolare, singole note occasionali in tocco appoggiato. 
   Il consiglio è dunque di avviare (o ri-avviare) un allievo alla pratica del tocco libero solo e sempre dopo aver praticato il tocco appoggiato e preferibilmente in simbiosi con esso, esercitandosi con la pratica di arpeggi a tocco misto: la presenza anche di un solo tocco appoggiato è infatti sufficiente per indurre lo studente al mantenimento “obbligato” di una disposizione manuale funzionale e “a prova di strappo”. 
Occorre infine sottolineare che la corretta esecuzione di un tocco appoggiato lento, come può esserlo quello di un principiante, esige sempre l’immediato distacco del dito dalla corda di appoggio. In tal modo si ottiene l’azzeramento quasi istantaneo di inutili tensioni muscolari residue nella mano e nel braccio tra un attacco e l’altro, e si previene l’instaurarsi di precari e inaffidabili punti di appoggio. 



       
                                                                                                Mauro Storti 





R.Thiberge: Le pianiste, Paris, chez l’auteur. 
M.Storti: Trattato di chitarra, Cap.75 e 76. 
Casella di testo: Casella di testo: