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       UN ANNO INTERESSANTE

Piero Bonaguri

 

   Si sta rivelando un anno interessante per me questo 2009, cinquantenario della morte di Heitor Villa – Lobos.

E’ un compositore che amo da sempre, e di cui avevo sognato da ragazzo di incidere l’opera integrale – l’avevo anche eseguita a Rio nel 1987 -; poi questo sogno sembrava di quelli destinati a restare nel cassetto…ed invece alla fine del 2007 – mai dire mai! - mi arriva la proposta (il programma Villa –Lobos addirittura  fu scelto tra due che avevo inviato…forse non ci credevo ormai più tanto neanche io…): incidere l’integrale all’interno di una collana prestigiosissima, “Spirto Gentil”, arrivata con questo cd al numero 47 (e tra i dischi dei numeri precedenti ci sono interpreti come David Oistrackh, Clara Haskil, Arthur Grumiaux, Sviatoslav Richter, Riccardo Muti …e nessun disco dedicato alla chitarra): evidentemente il disco della mia vita, registrato nell’estate del 2008 presso il “Falcon Valley Studios” di Paul Manners, in mezzo alle colline romagnole, e pubblicato a novembre da una etichetta prestigiosa come Universal.

A seguire la pubblicazione del disco una nutrita serie di concerti di presentazione (Bari, Bologna, Cesena, Rimini - già fatti, in preparazione: Pesaro, Milano, Ravenna, Faenza, Ferrara, Genova, S. Margherita Ligure, uno in Spagna ed ancora altri in via di definizione in questo 2009) ed un corso mensile sull’opera chitarristica di Villa – Lobos che tengo a Faenza, presso la Scuola Grande di San Filippo diretta da Romano Valentini; il corso è iniziato a dicembre 2008 e si concluderà a giugno.

 

Questo turbinio di attività è per me interessante a molti livelli.

E’ stato importante verificare sul campo come, anche oggi, la musica di Villa – Lobos “tenga”, sia per un pubblico di non addetti ai lavori che per gli specialisti. Il disco ha avuto infatti bellissimi commenti da critici importanti come Fernando Battaglia e Piero Mioli e da Marcelo Rodolfo del Museu Villa –Lobos, nonché da Emilia Segovia, ed agli affollati concerti a cui ha preso parte anche tanta gente “normale”  sperimento come la forza comunicativa di Villa – Lobos arrivi a tutti, anche quando il linguaggio si fa un po’ più “duro” come in certi studi  - il 4, il 10, il 12 . Forse proprio i più difficili Studi portano al culmine il “colpo” espressivo che questa grande musica dà all’ascoltatore; mentre anche pagine apparentemente un po’ disimpegnate come quelle giovanili della “Suite” acquistano uno spessore di profondità espressiva inaspettato, almeno per me – per non dire di quella straordinaria “Valse  - Choro” recentemente ritrovata e pubblicata da Zigante nella sua pregevolissima edizione critica delle opere di Villa – Lobos, che mi è servita molto nella preparazione del disco.

Ecco, potrei dire che  la consapevolezza, acuita in me da queste occasioni recenti, che la musica di Villa – Lobos è e rimane una delle risorse più importanti del repertorio del chitarrista, si accompagna e si motiva con una esperienza che sto facendo in questi mesi: e cioè l’accorgermi di come sia possibile continuare, direi indefinitamente, a scavare in questa musica così apparentemente “già saputa” per scoprirne e tradurne sempre nuove potenzialità espressive.

Sono stato stimolato, ad esempio, dal leggere quanto nel libretto del cd viene detto a proposito del Preludio N°1, quando viene usata l’espressione “Una corda che canta” – espressione certo valida anche per il Preludio N° 4, con quel “cantabile” centrale spesso così incompreso – e sono d’accordissimo con la lettura che ne dà Mauro Storti proprio su questo portale.

Ma allora cosa vuol dire, o fin dove si può arrivare a far “cantare” una corda (di per sé questa espressione sembrerebbe una contraddizione in termini, pensando al tipo di emissione sonora di una corda pizzicata)? Certo, sappiamo che è importante imparare a “cantare” queste frasi melodiche sulla chitarra, ma fin dove si può arrivare – fin dove Villa – Lobos ci spinge ad arrivare? E fin dove si possono scoprire “pezzetti di canto” anche in situazioni dove questo è meno evidente, magari nelle piccole discese di semitono di cui è così ricca (altra scoperta recente!) la musica chitarristica di Villa – Lobos, e magari in parti secondarie – perché c’è  qui anche tanto contrappunto, non troppo cerebrale ma c’è? Fin dove si può scavare, enucleare e “spingere” questa cantabilità, magari attraverso soluzioni nuove di diteggiatura (ad esempio, provare a prendere il  secondo mi acuto della Mazurka – Choro, contro tutte le buone regole di diteggiatura, con il primo dito della mano sinistra per poi scivolare all’indietro glissando un poco verso il fa,  una settima sotto…probabilmente Villa – Lobos non ci ha pensato al momento di scrivere il pezzo, e del resto l’idea a me è venuta in questi mesi, dopo più di venti anni che suono la Mazurka - Choro  e a disco già fatto, peccato…)? E continuando a studiare in questi mesi è come se fosse tutto un fiorire di nuove idee così, che poi vaglio, trattenendone alcune, rinunciando ad altre, continuando a cercare e poi a verificare  le soluzioni in questa raffica di concerti…anche qualche allievo al corso mi ha sorpreso inventando qualche nuova idea, e una l’ho anche adottata, ribattezzandola “portamento – Lidia”, dal nome dall’allieva che ha avuto l’idea... Sì, perché anche al corso c’è un po’ la stessa sorpresa: sette incontri, quattordici giorni in tutto, passati a suonare gli stessi pezzi di Villa – Lobos…non sarà stancante? Non è che dopo un po’ ci troviamo a corto di argomenti? E invece no, anzi finora questo continuo scavo  è anche per me la cosa più interessante, e vado anch’io ogni mese a Faenza con la curiosità di quello che potrò scoprire, magari nel comunicarlo agli allievi in classe…

 

Ancora una cosa, e poi mi fermo: la scoperta continua della genialità del compositore nel far coincidere soluzioni strumentali “perfette” con un pensiero musicale “disinteressato”, come direbbe Segovia che usò proprio questa parola nella prefazione dei Douze Etudes; dico a volte in classe un po’ scherzando che forse, se questa musica fosse un po’ più ostica, un po’ meno “sotto le dita”, ci accorgeremmo di più di quanto pensiero compositivo ci sia sotto…che poi il compositore sia riuscito anche, senza compromessi col pensiero musicale, a tradurlo in termini così idiomatici, dovrebbe essere apprezzato dai chitarristi come una grazia in più…troppa grazia, appunto, ed il chitarrista, ansioso di sbalordire il pubblico con ben altri effetti speciali, a volte vira su pagine assai meno pregnanti, geniali  e profonde. O magari continua a suonare questi pezzi, ma come semplicemente“giocando” con quelle posizioni di accordi che vanno su e giù per la tastiera, senza ascoltare più le note (ma sono tutte pensate,  “volute”, anche se trovate  lì, pronte sotto le dita) o con quelle melodie “facili”… Del resto, quanti pianisti maltrattano Chopin?

 

 Non che il Villa – Lobos chitarristico sia facile, nemmeno tecnicamente; ma non lo è proprio per quell’invito indefinito che è contenuto nella sua musica ad “andare oltre”, a scavare, a trasfigurare anche la tecnica per rendere la profondità di quel “cuore” pulsante - quel cuore che, diceva lui stesso,  è il “metronomo della vita”, quel cuore che, se fosse ascoltato, ci farebbe vivere meglio, meno “descompassados”…

 

Ci può essere qualcosa di più interessante ed attuale?

 

 

                                                                            Piero Bonaguri

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