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TRIO
VIVALDI
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Chitarra e Dintorni Portale |


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A che età avete cominciato a studiare chitarra e quale strada avete percorso per quanto riguarda lo studio specifico, i Maestri etc.etc..
Ignazio Viola: dobbiamo risalire ahimè agli anni ’70 e precisamente al 1973, quando avevo 12 anni. Ho iniziato con un insegnante privato, Ezio Saravalli di Torino (era un insegnante generico), in seguito ho studiato presso la Scuola Civica sempre di Torino con il M° Alberto Cogo. Voglio spendere una parola per lui, che oltre ad essere il mio insegnante era anche un grande amico. Purtroppo Alberto ci ha lasciati troppo presto, vittima di un incidente stradale. Nel 1985 sono entrato al Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria dove ho conseguito il diploma studiando con il M° Guido Margaria. Ho frequentato anche molti corsi con diversi insegnanti tra cui Narciso Yepes, Betho Davezac, Stefano Grondona.
Mario Cosco: ho iniziato a studiare la chitarra in terza media proprio con Ignazio, che è stato il mio maestro per diversi anni. Dopo aver dato quasi tutti gli esami da privatista, ho concluso poi gli studi presso il Conservatorio di Alessandria, diplomandomi anch’io con il M° Margaria. Ho seguito corsi di perfezionamento con lo stesso Margaria e con Aldo Minella.
Enrico Negro: circa all’eta di 14 anni, un percorso piuttosto lineare, dopo 3 anni di studio privato sono approdato in Conservatorio a studiare con il M° Guido Margaria, classe in cui ci siamo conosciuti io e Ignazio. Ho poi seguito master classes con Alirio Diaz e Stefano Grondona
Qual è stata la data del primo saggio o concerto e che programma avete eseguito nell'occasione?
I.V: Intanto penso sia necessario datare la nascita del Vivaldi Guitar Trio. Il Trio nasce nel 1987 su invito del nostro insegnante (Guido Margaria). All’epoca eravamo studenti del Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria e i componenti erano Ignazio Viola, Enrico Negro e Salvatore Falcone. Con questa formazione abbiamo tenuto in quegli anni alcuni saggi e qualche concerto fino ad arrivare al 1992, quando Salvatore Falcone viene sostituito da Mario Cosco ed è da quell’anno che prendiamo veramente coscienza di investire il nostro impegno sul Trio. Il primo concerto di questo nuovo Trio è datato 1992; abbiamo suonato in una piccola Chiesa di Moncalieri per una Associazione Benefica (Il Ricino) che si occupava di recupero ed aiuto per ragazze madri. Se non ricordo male il programma verteva su brani originali per tre chitarre di diversi autori e di diverse epoche: il Trio op. 26 di L. De Call, il Trio op. 12 di F. Gragnani, Ricordo di Somogy di F. Farkas, la Sonata di F. Margola.
M.C: Eh sì, l’inverno del ’92 ha visto il mio debutto nel Trio, ovviamente conoscevo già molto bene sia Ignazio che Enrico, ma è stata comunque un’esperienza emozionante suonare per la prima volta con loro in pubblico.
C'è stato qualche percorso alternativo durante gli studi? Mi riferisco a diversi generi o stili musicali
I.V: Più che percorsi alternativi veri e propri posso dire che per un breve periodo ho suonato la chitarra elettrica in gruppo di amici che aveva come repertorio le canzoni di Fabrizio De Andrè. Molto presto ho capito che quel tipo di chitarra non faceva per me e che preferivo, come tuttora, ascoltarla suonata da altri!
M.C: Il mio rapporto con la chitarra elettrica non è durato moltissimi anni ma è stato piuttosto intenso: ho cominciato a suonarla da autodidatta, parallelamente allo studio della classica, “tirandomi giù” ad orecchio i riffs e gli assoli (ovviamente dal registratore a cassetta) dei miei chitarristi preferiti, prediligendo il genere blues-rock. A 17 anni ho cominciato a suonare in un gruppo punk, poi ho suonato in alcuni gruppi hard rock e fusion. E’ stata una bella esperienza che non rinnego, che si è per così dire conclusa naturalmente.
E.N: Sì ed è un percorso che porto avanti tuttora. Ad un certo punto mi sono innamorato perdutamente della musica popolare ed ho iniziato a praticarla. Ovviamente all’epoca in Italia non c’erano altri punti di riferimento che i dischi, per cui ho imparato da lì, ascoltando centinaia di dischi e soprattutto chitarristi della scuola inglese ed americana (John Renbourn, Bert Jansch,Martin Carthy, Leo Kottke e più recentemente Soig Siberil, Pierre Bensusan).
Partendo dalle vostre incisioni si nota subito un ottimo assieme e soprattutto dei bei timbri, come si fa a realizzare un “bel suono” e qual'è il segreto per suonare affiatati interpretando la musica cosi bene?
I.V: Sicuramente una delle componenti principali è quello che il nostro ex insegnante ci ha trasmesso, cioè pensare sempre al “bel suono”; poi studio, prove, discussioni (a volte anche accese!) e l’ultimo aspetto che ritengo fondamentale, una grande stima reciproca ed una grande amicizia che ci permette sempre di superare i momenti più difficili.
M.C: Sono d’accordo con Ignazio: per realizzare un insieme che sia davvero tale non basta un approfondito studio di tipo tecnico - che pure è indispensabile - ma occorre un investimento “umano” che si basi sulla stima e sul rispetto reciproci. Certo poi la cura del suono e l’importanza della ricerca timbrica è sempre stata un elemento importante nel percorso strumentale ed estetico di ciascuno di noi: credo che attualmente il fatto di suonare in concerto tre bellissime chitarre del liutaio Mario Grimaldi sia un ulteriore aiuto in questo senso.
E.N: Beh sicuramente il costante lavoro di studio d’ insieme ed individuale, ascolti comuni, ma soprattutto direi affiatamento umano, una grande e lunga amicizia, il rispetto interno di regole non scritte…
Per suonare in trio, per niente facile, immagino ci siano anche scelte individuali, come conciliate tutto ciò? Suonate anche come solisti?
I.V: Ma penso che non ci siano scelte particolari da fare, bisogna a mio parere scegliere di puntare la gran parte del tempo ad un progetto, tenendo presente anche le proprie attitudini. Personalmente come solista ho suonato poco, ho sempre preferito suonare in formazioni da camera, dal duo chitarristico al duo con violino, con pianoforte, flauto, voce, clavicembalo, trio con flauto e clarinetto, tre chitarre ed orchestra, chitarra ed orchestra, chitarra e mandolino, chitarra e quartetto d’archi ecc. insomma penso di aver suonato con tutti gli strumenti!
M.C: Non ho mai avuto particolari ambizioni solistiche. Anch’io ho suonato in varie formazioni cameristiche con chitarra, anche se il Trio ha sempre rappresentato il progetto centrale e continuativo della mia attività. Attualmente stanno nascendo alcuni nuovi progetti che mi stimolano e mi divertono, come un quartetto flauto, chitarra, violoncello e percussioni dedicato a musiche dei grandi autori brasiliani e un duo chitarristico con l’amico e collega Giovanni Freiria.
E.N: Sì con diverse altre formazioni legate perlopiù al mondo della musica popolare e da alcuni anni ho un progetto solista con la chitarra acustica (corde in acciaio…) sempre dedicato al mondo della musica Folk (con la F) con cui ho pubblicato un CD nel 2005 (Rosso Rubino ediz. Folkclub-Ethnosuoni) e sono al lavoro per realizzare il 2°. Il tutto si concilia sempre solo grazie all’amore per la musica.
All' attività concertistica affiancate anche quella didattica, dove insegnate e come fate a trovare il tempo per le prove,i concerti etc.?
I.V: Sappiamo perfettamente che il mondo concertistico, specialmente ai tempi attuali, non ti permette di vivere! Quindi abbiniamo all’attività concertistica anche quella didattica: io insegno presso l’Istituto Civico Musicale “L. Rocca” di Alba (CN) e presso la Scuola Civica Musicale “P. Canonica” di Moncalieri (TO). Devo ammettere però che l’insegnamento comunque non è solo un “bisogno economico” ma senza ombra di dubbio è un importante momento di scambio, di crescita sia musicale che umana. Per quanto riguarda le prove, effettivamente, avendo sempre meno tempo, è difficile trovarci! Comunque riusciamo sempre ad incontrarci, l’ importante è arrivare alle prove preparati, quindi le nostre prove si limitano allo studio della parte interpretativa. Per i concerti abbiamo la possibilità di prenderci dei permessi dalle scuole in cui insegniamo.
M.C: Se si ritiene che una cosa sia importante il tempo...si trova! Anch’io da anni svolgo un’attività didattica abbastanza intensa: attualmente insegno chitarra presso la Scuola Civica Musicale “P. Canonica” di Moncalieri (TO) dove sono collega di Ignazio e Enrico, presso l’Istituti Musicale di Rivoli (TO) e a Torino presso il Centro Studi di didattica musicale “R.Goitre”.
E.N: Beh effettivamente il tempo e le energie a disposizione sono sempre limitate e dosate, ma volendo con qualche sforzo si riescono a trovare. Io insegno ai corsi della Scuola Civica di Torino e di Moncalieri.
Se potete illustrare i vostri lavori discografici, i motivi e soprattutto il percorso fatto…
I.V: Abbiamo inciso fino ad oggi tre CD per tre case discografiche diverse. Il primo, del 1996 con la Raibow Classics, è stato dedicato alla musica originale per tre chitarre del ‘900 di autori sia italiani che stranieri. Il secondo lavoro discografico del 2001 con la MAP di Milano è stato interamente dedicato alla musica contemporanea per tre chitarre, con opere di soli compositori italiani i quali ci hanno dedicato i propri brani, fatta eccezione del Canone Breve di E. Morricone e la Fantasia di Margola, di cui però, come di tutti i trii del Maestro bresciano, abbiamo curato la revisione e la diteggiatura per la casa editrice Pizzicato Verlag. L’ultimo CD realizzato è invece un progetto diverso, cioè è un programma dedicato alla musica popolare piemontese, sviluppato in collaborazione con la cantante Paola Lombardo. Le trascrizioni di questi antichi canti sono state affidate a due nostri amici compositori (Marco Buccolo e Carmelo Lacertosa). Per questa occasione anche il Trio ha cambiato nome divenendo ” Ensemble Leone Sinigaglia”, in ricordo di questo importante ricercatore e musicista torinese.
M.C: In effetti dopo un inizio piuttosto “rigoroso”, teso più o meno consapevolmente a privilegiare la musica novecentesca e contemporanea originale per il nostro organico, mi pare che con gli anni ci stiamo aprendo verso una maggiore libertà a sperimentare un percorso musicale personale fatto di elementi diversi ed eterogenei, che mantenga però come dati imprescindibili la qualità di ciò che si suona e l’incontro con il nostro gusto personale.
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a cura di Angelo Barricelli (prima parte) |
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Intervista |