Casella di testo: World Music

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Calabria Logos

 

    Intervista (prima parte)

 

A cura di Titty Esposito

 

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Casella di testo:                                 



Chi sono i Calabria Logos?

Bisogna fare una precisazione. “Calabria Logos” è un gruppo di musica etnica che però nasce all’interno dell’omonima Associazione Culturale che ha lo scopo di riscoprire e rivalutare le tradizioni popolari calabresi. Il gruppo musicale, dunque, come organo divulgatore di un lavoro di ricerca. Il materiale raccolto durante la prima fase di “ricerca sul campo” viene rielaborato a tavolino e successivamente riproposto al pubblico. E’ proprio in quest’ultima fase che entrano in campo i musicisti. Si preparano spettacoli a carattere ricreativo-culturale con l’intento di divertire ma anche di informare.  


La ricerca sul campo rappresenta, dunque, una delle attività più fiorenti del gruppo. Quante e quali ricchezze siete riusciti ad attingere nel corso degli anni?

La maggior parte dei musicisti-ricercatori si sofferma sull’aspetto musicale tralasciando quello filologico. Si sa che, storicamente, filologi e musicologi hanno sempre preferito percorsi individuali nelle loro ricerche senza tener conto che il canto nasce grazie all’unione indissolubile tra testo e musica.  Per noi è impensabile riproporre un canto popolare tenendo conto dell’ambiente in cui esso è nato e si è diffuso. In questi anni abbiamo raccolto molti testi dalla viva voce di persone appartenenti al mondo contadino ed a quello agro-pastorale.


Colori e Sapori della musica dei Calabria Logos… 

La musica dei Calabria Logos è fatta da musicisti contemporanei ed è abbastanza normale che, nell’opera di selezione dei canti, rimaniamo attratti dal “motivo” del canto, a volte anche dalla sua “orecchiabilità”. Gli anziani suonatori ti danno le giuste informazioni letterarie e musicali che sono state sempre funzionali alle loro esigenze di vita pratica.
Noi musicisti contemporanei le riproponiamo. Ma in che modo ?
Utilizziamo la stessa emissione vocale dei nostri nonni ? Le stesse intonazioni ? Ne siamo forse capaci? Niente di tutto questo. Le riproponiamo avvalendoci del nostro bagaglio culturale e musicale che è fatto di: cantautori, gruppi inglesi e d'oltre oceano, classici e via dicendo. Da quando nasciamo ascoltiamo musica che ci viene imposta. Insomma siamo continuamente bombardati da un enorme assortimento musicale. Come possiamo noi cantare una Calabria senza inevitabilmente rileggerla in chiave moderna?


Quindi, parlare nel vostro caso di contaminazione della musica di tradizione significa far riferimento a sonorità che partono dal folklorico e spaziano in diversi generi (jazz, blues, ecc) con risultati più che apprezzabili.  

Il musicista che si accinge a suonare un brano di musica popolare non si pone il problema della contaminazione ... ma di fatto (inconsapevole e naturale) c'è! 
C'è già nel momento in cui un "prodotto folclorico" si trasferisce da una comunità ad un'altra. Quest'ultima lo assoggetta e lo fa proprio, modificandolo in base ai propri bisogni.
Ed è qui il punto. A noi, poveri ricercatori, arriva già modificato, adattato dai continui interventi individuali ... in altre parole "contaminato" dal vivere e sentire delle comunità che lo hanno utilizzato per le proprie necessità. La contaminazione non è pericolosa in quanto avviene in maniera naturale ed, io aggiungo, inevitabile. La matrice originaria di un brano popolare rimane, quella non la distrugge nessuno. La contaminazione non è pericolosa perchè non toglie niente, semmai aggiunge! Per le comunità di un tempo la contaminazione era meno forte in quanto il prodotto musicale che viaggiava di bocca in bocca non aveva altri "disturbi".
I contributi dei musicisti, appartenenti a diverse estrazioni musicali, fanno sì che in detti brani si assista ad una contaminazione di generi che partono dal popolare ma poi approdano a sonorità diverse che vanno dal folk al rock…al jazz…al blues …ecc. cercando tuttavia di mantenere  quegli echi tipicamente tradizionali.


Leader del gruppo: Carlo Grillo. Ci parli un po’ di te come artista e come persona?

Preferisco non parlare di me … ma non per spirito anti-conformistico o, peggio ancora, per atteggiamento snobistico. Semplicemente perché lo trovo terribilmente difficile.


Sappiamo che oltre a suonare la chitarra classica, sei un abile suonatore di battente. Che caratteristiche ha una chitarra battente?

Intanto deve essere rigorosamente di fattura artigianale (ne esistono anche di tipo industriale), possibilmente uscita dalle mani di un rinomato liutaio forte della sua fama conquistata sulla base di ottimi risultati conseguiti e sperimentati da valenti musicisti e che trova ninfa vitale nella loro testimonianza. Ecco le principali caratteristiche:
• la cassa bombata e la sua forma particolare che ci rimanda al numero 8 
   allungato.
• la tavola armonica (che si inclina dopo il ponticello) con un foro di risonanza 
   (o buca) coperto in genere da una rosetta cilindrica di carta colorata, che non 
   ha funzione acustica ma ornamentale.
•  la tastiera di dodici tasti (al massimo).
• i bischeri (o piroli) posti posteriormente nella parte terminale del manico. 
• in genere la troviamo a 5 corde metalliche doppie di eguale spessore 
    (pensiamo al mi cantino della chitarra acustica) ma queste possono presentare 
    diverse “variabili”. Nell’ambito contadino ed agro-pastorale troviamo 4 corde 
    singole, manca, cioè, la terza corda sol ma con accordatura sempre ad 
    intervallo di una quinta. In alcuni casi possiamo trovare una quinta corda che
    funge da bordone (nota fissa).
•  il ponticello abbastanza basso e mobile per ricevere la pressione delle corde 
    tese sopra di esso che lo mantengono fermo.


Pizziche, tarantelle, tammurriate…
Esiste un filo invisibile che lega queste diverse espressioni popolari?

Pizziche, tarantelle e tammurriate, proprio perché appartenenti ad una vasta famiglia di balli diffusi nell'Italia meridionale, sono “parenti stretti”.  I punti di contatto  vanno ricercati nelle varie culture dei luoghi di appartenenza. Ci sono e riaffiorano a tutt’oggi nelle occasioni di ballo spesso legate ad occasioni religiose e a momenti di vita familiare e di festa.
I danzatori organizzano in maniera estemporanea i loro passi e le figure coreografiche. Oggigiorno queste danze popolari ci rappresentano degnamente nel resto del mondo ma è cambiato lo scenario. Con la trasformazione della cultura contadina e pastorale si sono perse le loro antiche funzioni. Per esempio non si parla più di pizziche terapeutiche abbondantemente documentate da E. De Martino negli anni ’50. Oggi sopravvivono come forma culturale e di aggregazione nei Festivals e nelle Rassegne Etniche.










































                                                                                         Seconda parte